Il quasi runner è uno stadio evolutivo intermedio nel processo di crescita di un podista. Si situa subito dopo il neo runner, di cui ha perso l’ingenuità naif e il movimentismo caotico, e subito prima del runner vero e proprio, di cui non possiede ancora la sicurezza scafata e l’autocontrollo consapevole.
E’ utile saperlo riconoscere, per sapere come affrontarlo e, in determinate circostanze, per evitarlo elegantemente.

Ecco un breve vademecum.

  • Chiama “maratona” qualsiasi cosa “Ti stai allenando per qualcosa?”, “Sì, per una maratona di 5 chilometri che correrò tra un mese” “Guarda che la maratona è una cosa precisa, una gara da 42km” “Vabbè, come sei pignolo”
  • Fa le playlist per la corsa
  • È griffatissimo, spesso monomarca. Nel senso che, quando ha deciso di fare sul serio, tendenzialmente è entrato al Nike Store o da Decathlon e per dimostrarsi determinato l’ha saccheggiato e ha comprato tutto in una volta sola.
  • Cerca consensi. E la prima regola (per sentirsi parte) del Runner Club, secondo lui, è parlare solo del Runner Club. Avete presente le mamme che parlano solo dei figli, i proprietari di cani che parlano solo dei loro quadrupedi e il vostro amico vitellone che parla solo di fi*a? Il quasi runner vi ucciderà di dettagli sulle sue corse. Roba che implorerete che vi finiscano prima le zanzare.
  • È un convertito. E come tale è pericoloso. Occhio. Perché come uno che ha appena abbracciato una religione, il quasi runner ha delle pericolose tendenze al proselitismo. Forse non suonerà alla vostra porta dicendovi che il Running esiste e vi ama, ma il suo fanatismo apostolico ha venature molto più sottili. “Non ti vedo in formissima, forse dovresti fare qualcosa”, tipo.
  • È in quella fase di entusiasmo irrazionale per la corsa, in cui sta assimilando troppa roba tutta insieme. La conseguenza è che starà anche troppo attento ad alcune cose, ma se ne dimenticherà completamente delle altre. Tipo che è capace di mangiare solo carboidrati per tre giorni, prima di un lungo, perché gli hanno detto che fa bene ma poi esce a correre, fa uno stretching approssimativo e si stira dopo due km. “Cazzo, lo stretching, è vero. Che pirla”.? La prossima volta siatene certi, lo farà approfonditamente (ma probabilmente andrà ad allenarsi un’ora dopo essersi steso da solo un carrello di formaggi misti e vomiterà in un cespuglio).
  • È un attento osservatore. Se state correndo in un parco e vedete uno che ad ogni giro vi fissa, le possibilità sono due: o è uno che vi si vuole fare o è un quasi runner. Mentre nel primo caso non potete esserne sicuri, nel secondo non vi preoccupate, perché il soggetto è innocuo. Vi sta leggendo. Il vostro gps, la vostra maglietta, le vostre scarpe sono fonte per lui, a seconda del suo stato d’animo, di ammirazione, invidia, motivazione o desiderio di emulazione.?Ok, se siete una donna magari vi sta guardando anche le tette.
  •  Nel suo frigo da qualche settimana è comparso il Gatorade (ma la vodka c’è ancora)
  • Guarda con snobismo e distacco il tapis roulant e chi lo usa per correre. Conta poco il fatto che fino a una settimana prima fosse il suo compagno inseparabile, la sua coperta di Linus di quando non osava affrontare il mondo delle corse in outdoor. Ormai è finita. Quell’aggeggio è roba per i ciccioni che devono dimagrire. Tzè.
  •  Se siete la compagna o il compagno di un individuo nello stadio “quasi runner”, siate pazienti e consideratelo/la alla stregua dei marmocchi in quella fase in cui mettono tutto in bocca. Vuole provare qualsiasi cosa. Vi guarderà con quei suoi occhioni luccicosi e irresistibili e vi dirà che nel prossimo anno vuole fare: la Deejay Ten, la mezza maratona, la maratona (che ora ha capito cos’è, forse), il trail running, il retrorunning, lo skyrunning, l’ultrarunning, il triathlon, la corsa nei sacchi e “quella roba che devi risalire un grattacielo di corsa, su per le scale”.?Otto volte su dieci, dopo un po’ passa e torna una persona normale.? Incrociate le dita.