C’è il trenta, meritato e stravinto, ma non la lode. Non per la Juventus, che l’ha persa giovedì contro il Benfica e nemmeno per il calcio italiano, dopo gli eventi di sabato a Roma in occasione della finale di Coppa Italia.

Beh, poi c’è stato un derby di rara bruttezza e un Toro da emozioni forti, tra la corsa all’Europa e l’abbraccio della sua gente agli Invincibili di Superga.

INTERISMI

di Max Multatuli

maxmultatuli_65x79

Questo finesettimana abbiamo visto il momento più buio del calcio italiano. Talmente buio che gli occhi facevano fatica a vederlo e quasi volevano essere strappati dalle orbite per far cessare il dolore.

Milan-Inter.

Due squadre che più brutte non si può immaginare, perché più buio di Milan-Inter 4 maggio 2014 c’è solo l’oscurità del cupio dissolvi.

L’allenatore del secolo scorso, Uòlter Mazzarri, mette in campo una squadra del secolo scorso: mentalmente e tatticamente.

C’hanno rugato la fava (trad. rotto il cazzo) per tre settimane col “catenaccio” di Mourinho, quando quella di Mourinho era semplicemente una difesa solida che copriva gli spazi #comunsoluomo. Quello di Mazzarri, mannaggia allui, era un catenaccio. Col libero in campo, tutti schiacciati nella propria metà campo, palla lunga e pedalare. Non vedevo giocare il libero in campo dai tempi di Helenio Herrera.

L’Inter sempre in superiorità numerica in difesa, che tanto l’obiettivo era pareggiare. Davanti, soli poveri e pazzi, Palacio e Icardi. In mezzo Hernanes, Cambiasso e Kovacic a cercare di buttarla avanti a come capita. Sulle fasce i mitici Jon-culo-per-terra-athan (non il peggiore) e Yuto-mo-ndo-vado-Nagatomo.

Una squadra entrata in campo senza mordente, senza voglia, senza un briciolo di anima. Ecco, mancava l’anima a ‘sti debosciati, che bruciassero all’inferno milanista.

Sembrava l’amichevole d’agosto col Pizzighettone, altro che derby della madunnina (omissis bestemmia).

Le immagini del finale (cioè da dopo il goal in poi, quando tutti avevano tirato i remi in barca) mostrano il viso di Zanetti affranto. Il Capitano, colui che doveva dare la riscossa, nell’ultimo derby della sua carriera, lasciato in panchina. Non l’avrebbe suonata la riscossa, che anche il Capitano ci colpa in queste (ormai) due stagioni di Juventus secca.

L’unica gioia del finesettimana ce l’ha data Genny a’ carogna, protagonista sabato della finale di Coppa Italia.

E qui spezziamo qualche lancia in suo favore, che troppo duramente è stato attaccato Genny a’ carogna e l’uomo è sensibile e ci soffre.

1. Un uomo era stato sparato. Quell’uomo era un amico di Genny e tifoso del Napoli. Il minimo che si poteva fare era rinviare la partita, se non annullare del tutto il campionato, a partire dalla stagione 2011-12. E qui parta la campagna sui social netuorks: #annullateilcampionatolodicegennyacarogna

2. Speziale libero. Genny portava la maglietta con su scritto “Speziale libero”. Speziale non è il personaggio di Romeo e Giulietta, indirettamente responsabile della morte dei due innamorati. Speziale è il giovane dal visino delicato che, si dice, uccise con una spranga di ferro il poliziotto Filippo Raciti. Speziale fu condannato in via definitiva dalla Cassazione, ma al momento pende il processo di revisione del processo. Ora, non tutti lo sanno, ma Genny a’ carogna è un paladino del garantismo e per lui Speziale è solo l’ennesima vittima della giustizia (con la “g” minuscola) italiana. Un uomo condannato in cassazione può essere considerato colpevole? C’avesse avuto scritto “Berlusconi libero” o “Nessuno tocchi Caino” (acclarato omicida volontario) avreste trattato Genny a’ carogna con lo stesso disprezzo?!? Vergogna, sepolcri imbiancati!!

3. Non tutti lo sanno, ma Genny a’ carogna non è altro che un product placement riuscitissimo di Sky. Grazie Valeria Atzori per averlo svelato sulle pagine di Paper Project.

4. Da ultimo, Genny a’ carogna è stato protagonista di ilaricissimi meme, il cui indiscutibile contenuto artistico, da solo, lo scagiona d’ogni colpa.

Genny

E dunque, senza timor di dubbio possiamo dire: ora e sempre Genny a’ carogna libero!!

#gennyacarognalibero

 

MILANISMI

di Marta Baudo

martabaudo_65x79

Da sempre sostengo che maggio e derby siano un binomio vincente.

Anche il 4 maggio 2014 splende per il diavolo, con la capocciata di Nigel “Il Gladiatore”! Leader nato, mai domo, cardine del nuovo Milan. Il suo 1 a 0 finalmente dopo tre anni ci porta a vincere una stracittadina; sembrava passata un’eternità!! Chi se ne importa se lo scarto è minimo. Contava solo dimostrare che: Milano siamo noi! Loro sono nati e arrivati dopo.

Come non dimenticare il tennistico derby dell’ 11 maggio 2001? Nerazzurri ve ne ricordate? O l’avete rimosso?

Un souvenir dolce come il miele evocano gli euroderby del maggio 2003, che con 2 pareggi portarono alla finale di Manchester, una sofferenza inaudita da non dormirci la notte, ma che estasi alla fine!

Se i gobbacci festeggiano il loro scudetto prima di giocare, anche noi ci togliamo una soddisfazione in quest’annata storta e, apriti cielo, sfatiamo il tabù degli scontri diretti. Alleluia.

A vedere la traversa scheggiata da Ricky a 300 km orari temevo il peggio.

Ma hanno prevalso il cuore, l’ardore e la voglia, estranei al vocabolario neroblu. Jolly El Shaarawy, come talismano vincente in panca, e il suo coetaneo Mattia che torna timidamente a respirare il campo.

Azioni dei “cugini” esagerate, con reattività fino alla fine! Continuate su questa strada, anche in futuro, noi saremo solo happy e Mazzarri potrà continuare a recitare il “piangina”.

Quanto mi mancava la corsa dei ragazzi per mano sotto la Sud. Festa, gioia!

Il regalo post datato di compleanno diventa magico e godurioso. Ciliegina sulla torta assistere al match dalla lounge Emirates del primo anello rosso: un’occasione e invito più unico che raro, servita e riverita. Cosa chiedere di più… Sotto di me avevo mica pizza e fichi, ma la panchina rossonera, e davanti un “great point of view”. Dal primo blu alla lounge Emirates e terrazza del primo rosso, ne ho fatta di strada: grazie Paper Project. Abituata agli spalti del tifo verace, controllare atteggiamenti, emozioni e commenti, in una zona neutrale e discreta, attorniata non solo da conterranei di fede, non era easy! Prova di self control superata. Nuova location, il risultato non cambia, anzi migliora.

C’è sempre una prima volta… Carpe diem Marta, le occasioni d’ oro non aspettano.

Weareacmilan: rosso e nero, maggio, derby, TOP.

Notte da diavoli, notte da Milan! “Tutta mia la citta”…

 

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

edoardopavesi_65x79

Lunedì abbiamo giocato con l’Atalanta: echissenefrega direi, tanto avevamo già vinto il giorno prima. Sì, siamo campioni d’Italia, per quelli che dovevano proprio aspettare la matematica. Per tutti gli altri è una notizia vecchia di qualche mese.

Terzo scudetto di fila, quindi. Del resto non c’è due senza tre, no? E quindi oggi potrei togliermi parecchi sassolini dalle scarpe, o veri e propri massi da tirare a quelli che, al solito, in mancanza d’altro, parlano…

…parlano di aiutini arbitrali, di Moggi, di complotti, quando ai tempi di Moggi 100 punti non li vedevamo neanche col binocolo.

…parlano di un campionato facile, più facile dei bei tempi andati, e non capiscono che la colpa è soprattutto (se non solo) loro: noi infatti compriamo Vidal, vinciamo e compriamo Pogba, rivinciamo e compriamo Tevez e Llorente. Gli altri non vincono mai e vendono tutti gli anni i vari Ibrahimovic, Thiago Silva, Cavani, Snejder, Lavezzi, Lamela: problemi vostri, io mi porto avanti e studio per dire bene TRENTATRÉ!

…parlano delle piccole che contro la Juve non si impegnano e poi buscano 4 sberle dall’ultima in classifica (e 3 nello scontro diretto, per non sbagliare).

…parlano dello Juventus Stadium perché sembra un supermercato: 54 punti in 18 partite, grazie.

Parlano, parlano e parlano, ma lasciamoli parlare. Oggi non voglio togliermi sassolini da nessuna scarpa, oggi sono felice e voglio solo dire grazie.

 

Grazie al mio presidente, che da quando è arrivato ha solo vinto, in campo e fuori, dopo averci trovato in una condizione disperata. E con lui i dirigenti, Marotta, Paratici e Nedved, artefici anche loro di questo triplice capolavoro.

Grazie ad Antonio Conte, inutile a dirsi, l’uomo che viaggia da 3 anni a una media di 90 punti a campionato e che si incazza come una biscia quando sul 4-0 all’89’ minuto sbagli un passaggio. Questo è il nostro spirito, questo è il nostro condottiero.

Grazie a Ogbonna, per aver dimostrato una volta di più come sia semplice vincere per un granata: basta andare alla Juve.

Grazie a Tevez e Llorente, per avermi fatto scoprire nuovamente cosa significhi avere una coppia di attaccanti degni di questo nome.

Grazie a Buffon perché indossare quella fascia dopo di Lui non era facile e invece la sta onorando come merita.

Grazie ad Andrea Pirlo per farmi rinnamorare del calcio ogni volta che tocca palla. Nonostante sia bollito da 3 o 4 anni…

Grazie a Vidal per essere semplicemente il più forte.

Grazie a Barzagli Bonucci Chiellini per essere diventati una filastrocca. E a Martino Caceres perché quando manca uno di questi 3 quasi non te ne accorgi.

Grazie a Marchisio per rappresentare la continuità, la juventinità pura.

Grazie a Pogba per riuscire a sorprendermi ogni domenica di più.

E infine grazie a Giovinco, perché ha fatto vedere a tutti i bambini del mondo come si possa realizzare un sogno, come si possa vincere tanto se non tutto anche a quell’età. E no, non serve diventare grandi per farlo, lo si può fare anche da piccoli…

Ah, con l’Atalanta abbiamo vinto, tanto per cambiare.

Finoallafineforzajuventus

 

GRANATISMI

di Cristiano Girola

cristianogirola_65x79

Cose che ho imparato nell’ultima settimana:

– Coerenza, classe e una folta chioma naturale non sono requisiti fondamentali per allenare una squadra vincente. Che non servisse una folta chioma naturale, l’avevo capito fin dai tempi del Milan di Sacchi.

– L’inverno mite che ha baciato l’Italia quest’anno è la causa principale, se non l’unica, delle disfatte europee della Juventus. Perché qui crescono le margherite a dicembre e non sei abituato a giocare sotto la neve con gente scafata dal freddo come i norvegesi del Galatasaray o ad affrontare la pioggia come il Benfica, una delle quattro squadre più forti di Londra dove si sa, piove sempre.

– Avete presente quel classico plot da film americano dove il bullo della high school, quello ammirato da tutti e a cui tutto sembrava dovuto in quell’ecosistema protetto, appena esce dal liceo diventa uno sfigato ciccione alcolizzato con un lavoro di merda e una roulotte ai margini della città? Ecco, la Juventus che esce e va in Europa.

– Avete presente quel classico plot da film americano dove lo sfigato della high school, deriso da tutti, esce dal liceo e diventa un uomo di successo grazie alla propria intelligenza e alle proprie doti nascoste e tu dici “Chi l’avrebbe mai detto!”? Ecco, il Toro di quest’anno.

– Avete mai visto il Toro vincere una partita dopo un rigore solare negato e un gol inspiegabilmente annullato? E’ successo domenica.

– Siete mai saliti a Superga il 4 maggio? Avete mai visto migliaia di persone stringersi attorno a una squadra di 65 anni fa, trattando quelli che ora vestono quella maglia alla stregua di quei campioni che segnarono la storia del calcio per sempre? Avete mai visto, davvero, la leggenda fondersi con la quotidianità, il tifo con il ricordo, il presente con il mito? Avete mai sentito un sacerdote, in una basilica che grondava solo e solamente colore granata, invitare tutti a pregare per i morti dell’Heysel come per i caduti di Superga, senza alcuna differenza?

Allora vi manca un pezzo di calcio e non capirete mai perché questo sport non è solo soldi, moda, mainstream, violenza e Genny ‘a Carogna.

 

Perché non siete granata e mi spiace per voi.