1) il runner Rocky Balboa

Questa tipologia di runner si distingue essenzialmente per tre caratteristiche: indossa la felpa in qualsiasi stagione (con cappuccio rigorosamente alzato sulla testa), corre gesticolando in maniera smodata (deve allenare anche la parte superiore del corpo, lui) e coltiva un’espressione truce e concentrata. Non corre per il gusto di correre, lui come sport mena. La corsa gli serve solo per pigliarti se provi a scappare.

2) Il runner esibizionista

Ha passato l’inverno in palestra, rimirandosi allo specchio mentre pompava con il bilanciere. Si è accuratamente depilato per mesi. Beve cose strane e mangia dozzine di uova. Aspetta il primo raggio di sole della stagione, quello che a te al massimo convince a  passare dal pantalone lungo a quello a mezza gamba, per uscire di casa a torso nudo e pantaloncino inguinale. Corre rigidissimo, a petto infuori, guarda se lo guardi e ama percorrere luoghi molto affollati.

3) Il runner hipster

Comincia a correre solo dopo essere tornato da New York o aver letto Murakami Haruki ( o dopo aver letto Murakami Haruki su una panchina di Central Park). Cioè sostanzialmente dopo aver ricevuto rassicurazioni sociali ed estetiche sul fatto che correre non sia una roba da sfigati o da fascisti cultori del fisico. Indossa magliette stinte dei Ramones, o con foto emaciate di Sid Vicious, e scarpe ipercolorate da 300 euro. Ma sono gli accessori a fare la differenza: niente auricolari ma iPhone collegato con gigantesco cuffione fluo (che se non l’avete provato sappiatelo, non fa sudare le orecchie ma direttamente la corteccia cerebrale) e app Runtastic con cui condivide in tempo reale il percorso sui social network. Ah, i Ray Ban. Vuoi correre senza Ray Ban?

Di solito fa pochi chilometri sul Naviglio Grande. Al ritorno, Moscow Mule al Rita e sigaretta.

4) Il runner anziano che ti svernicia

E’ l’elemento più destabilizzante della comunità podistica. Ha più di 50 anni, spesso 60. E’ secco, secco, secco, ed è un fascio di soli muscoli come tu non eri nemmeno a sedici anni. E’ velocissimo, come tu non sei nemmeno in sella a una bicicletta. Corre in canottiera, che sia dicembre o luglio. Ha il potere di materializzarsi alle tue spalle nei momenti di peggiore sofferenza, mentre arranchi a lingua felpata, e ti supera di slancio. Di lui sentiresti solo il fruscio dello spostamento d’aria e vedresti solo una scia  simile a un miraggio, che si allontana fulminea, se non fosse che di solito si premura di salutarti (ostenta gesti di solidarietà tra runner, in realtà vuole solo farti notare che ti ha fumato senza pietà e che lui, a quelle velocità, riesce ancora a parlare con scioltezza). E calcola che se lo vedi è un conto, ma se ne conosci un esemplare è molto peggio. E’ uno che quando lo incontri ti dice “Quest’anno a Berlino è andata male, non ero in forma, ho corso piano, ho avuto i crampi, al chilometro 38 mi sono fermato e ho preso un tè. Alla fine ho chiuso in 3 ore e 2 minuti”.

Ma vaffanculo.

5) Il runner improvvisato

E’ il mio preferito. Se è uomo, sfoggia una forma fisica approssimativa e uno sguardo spaesato, timoroso, colpevole (anche un po’ bovino, se lo incroci dopo che corre da un po’). Non indossa nessun indumento tecnico, il dubbio non lo sfiora nemmeno. Di solito lo vedi con maglietta di Ibra (del Milan o dell’Inter, tanto è uguale), pantaloncino dei Chicago Bulls numero 23 e scarpe sporche di terra rossa, tanto per ribadire che nella corsa ci è cascato per caso.

Se è donna, di solito è truccata (tanto non correrà mai abbastanza a lungo e non suderà mai abbastanza copiosamente da rovinarsi il make up, quindi tanto vale essere presentabili), sfoggia la tenuta da Zumba (pantalone Dimensione Danza e canottiera attillata e scollata) e corre con delle improbabili Superga, retaggio liceale. Tiene il telefono in mano (che controlla con una certa frequenza e su cui spesso whatsappa in diretta) e ha un’andatura rimbalzante, come se stesse facendo lo step per i glutei.

Li accomuna una cosa: il giorno dopo diranno che hanno corso tantissimo.