La foto è d’epoca, il tema è del giorno. E, oltre che di Allegri, si parla di cucina, falso nueve e attaccanti che non esistono più.


INTERISMI

di Max Multatuli

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Si sapeva che sarebbe stata una partita demmerda. Ma così demmerda che neanche quel simpaticone di Leopardi se la poteva immaginare.

Il mix perfetto: una squadra che non sa attaccare contro una squadra che gioca solo in difesa. Palle a campanile, come nei migliori campetti delle parrocchie brianzöle (Inter), che rimbalzano sulle membra di dieci uomini infognati nel perimetro della propria area di rigore (Chievo).

Un incubo.

Il durone sulla torta: (a) un goal regolare dell’Inter annullato; (b) giocatori del Chievo che, sull’1-1, chiamavano la croce rossa internazionale pur di perdere tempo, e (c) un rigore non dato all’Inter al 94esimo e mezzo. Che a me non me ne frega niente dei goals annullati e dei rigori non dati. Che se la squadra non gioca non gioca. #Epperòecchemminchia mi viene spontaneo, se in 19 partite (19!) non c’hanno dato manco un (un!) rigore a favore (e!).

Per fortuna ci pensa l’altra sponda della Martesana a rallegrarci. Quella rossonera. Quella che puzza, per intenderci. I cugini milanisti subiscono quattro pere da un diciannovenne e perdono col Sassuolo.

Il Sassuolo. Quanti ricordi. Neanche quattro mesi fa vincevamo 7-0 col Sassuolo. Che per vincere 7-0 vuol dire che qualcuno che sappia buttare la palla dentro ce l’avevamo. Che fine ha fatto? Dov’è finito? Che sia andato anche lui a guardare i conigli che scopano?

 


MILANISMI

di Marta Baudo

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“Apocalypse Now”! Anche lo tsunami Mapei si abbatte, come d’abitudine in questa stagione critica, sulla polveriera di un Milan senza identità e allo sbando totale. Persa la TrebisHonda.

Incredula, all’intervallo penso di essermi svegliata dal peggiore incubo, invece è la realtà amara e da brividi che fa capolino alla tv.

Chi l’avrebbe mai detto che dal 2 a 0 per il Milan, siglato in un attimo, si sarebbe passati al 3 a 2 per il Sassuolo al 45esimo?! Errori grossolani da oratorio nella fase difensiva!

E pensare che il “Mapei” Team veniva da 4 sconfitte consecutive…segnando poco o niente. Chi, se non un Milan senz’anima, carattere e grinta poteva mettere tortellini in bocca a Berardi&Company? Correvano a mille all’ora e sembravano uno squadrone alla Real Madrid, invece si è trattato di una provinciale che ha permesso ai rossoneri di fare crash sull’Autostrada del Sole. Farsi mettere sotto da un ragazzino come Berardi è senza capo né coda…per di più con 4 gol in un match. La déb?cle totale!

Maglia rossonera disonorata. Perso ogni punto di riferimento, neanche l’intervallo porta consiglio; anzi, peggiora il tutto e il coach non dà la scossa giusta. Notte fonda sui rossoneri. Una squadra come il Milan dovrebbe, e dico dovrebbe, entrare nella ripresa con uno spirito e un atteggiamento da mordere il campo e aggredire l’avversario per recuperare gli svarioni del primo tempo…invece nebbia totale! Intanto un altro tortellino mi va di traverso. La rimonta rossonera appare una chimera, anche se nel finale, solo per la bandiera, le figurine Panini abbozzano il risveglio con pali, traverse e il debutto di Honda.

Se questa è la realtà necessito di un pacemaker a breve!

Salvate il soldato Milan subito! Eppur qualcosa nel post match si muove…meglio tardi che mai! Il day after porta i segni della disfatta…caporale allontanato, evento più unico che raro! Era ora di una decisione drastica…troppo tempo sprecato. E che finalmente il Milan torni ad avere la sua dignità e riparta seriamente!

Di mese in mese mi sono avvicinata a questo blog come al lettino dello psicanalista. Certo, confidavo in un avvio meno logorante!! A fatica esco dal mio silenzio stampa, consapevole solo dello scontro salvezza perso!

 


JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Dalla vittoria a Cagliari possiamo trarre fondamentalmente due certezze sulla stagione 2013/14:

1) il campionato è finito, e lo ha stravinto la Juve con un intero girone di anticipo!

2) vi sarete alquanto stancati di sentirmelo dire, visto che ho cominciato ad ottobre…

Non avendo quindi più niente di interessante da commentare, ma dovendo comunque cercare di tenervi fedeli a questo blog, oggi liquiderò in poche righe la splendida prestazione dei ragazzi nella trasferta isolana (che ha visto anche il ritorno al gol di Marchisio) e mi concentrerò invece su argomenti di maggior interesse rispetto ad un campionato che, da qui a maggio, non ha veramente più nulla da dire: il pollo alla birra, che ha di bello che, se a uno non piace il pollo, sicuramente gli piace la birra.

Come si fa un buon pollo alla birra? Così:

togliete la pelle alle cosce, infarinatele per bene e mettetele in una padella in cui avete fatto imbiondire uno spicchio d’aglio, aggiungete anche del rosmarino e fate dorare il pollo su tutti i lati, poi salate e pepate il tutto.

Ora aggiungete la birra, una chiara possibilmente non troppo amara, e coprite col coperchio.

Fate cuocere per 30 minuti, cambiando lato di tanto in tanto e, a fine cottura, fate restringere il sughetto, togliendo il coperchio; impiattate stile Masterchef, aggiungendo il sughetto e servite.

Spero vi sia piaciuto perché sarò costretto a raccontarvi una ricetta a week end, domenica prossima, che siamo a Genova, ad esempio sarà di pesce…anche io preferirei parlare di calcio, ma se le altre 19 squadre di serie A fanno schifo non è di certo colpa mia, prendetevela con gli altri 3 che frequentano questo bar!

 


GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Viviamo nella fastidiosissima epoca del “falso nueve”.

I vizi dei ricchi non dovrebbero mai diventare mainstream: perché loro se lo possono permettere, ma l’uomo della strada no. E il vizio del ricco applicato all’uomo della strada è nella migliore delle ipotesi ridicolo, nella peggiore irritante.

Cioè, non è che tutti possono avere le automobili dello stesso melange di cui se le fa pittare Lapo o i capelli come Miley Cyrus.

Allo stesso modo, nessuno dovrebbe giocare con il “falso nueve”, se non è il maledetto Barcellona.

Perché fa schifo – il calcio – senza il centravanti.

Domenica, Torino-Fiorentina è stata una di quelle partite lì, de-centravantizzata. Due squadre prive di attaccanti veri. Orrore. Oddio, il Toro uno che, anche negli annali del fantacalcio, risulta come attaccante ce l’aveva. Ma si chiama Barreto e già da tempo la realtà s’è impegnata a dimostrare che gli annali non capiscono niente: quello non è un attaccante, sotto nessun punto di vista. A partire dalle basi, tipo che un attaccante dovrebbe segnare e a lui questo concetto è totalmente alieno.

Non so, sarà che sono cresciuto negli anni ’90 e tifo Toro e quindi sono un personaggio incline alla nostalgia, ma io coltivo e conservo un amore viscerale per quella categoria quasi estinta (maledetto Barcellona..) del centravanti. Quello che suda, fa a sportellate, gioca di sponda e segna quasi solo di testa, perché i piedi sono quelli che sono. Io sono uno cresciuto a pane e Walter Junior Casagrande, a salame e Andrea Silenzi. Uno a cui ora manca Rolando Bianchi, anche se Immobile è indiscutibilmente più prolifico. Uno che, scusate la bestemmia, ha un certo debole per Fernando Llorente, una specie di panda nella Serie A contemporanea.

E quindi no, non ce la faccio a vedere una partita in cui le punte sono Barreto da una parte e Ilicic dall’altra.

Voglio un maledetto pennellone che spizzi di testa.

Altrimenti non mi diverto,

Altrimenti non è calcio.

E infatti com’è finita, Torino-Fiorentina?

0-0

Chiamatemi scemo.