L’ex Benitez schiaffeggia l’ex Mazzarri, il Milan apre educatamente la porta dello scudetto alla Vecchia Signora, mentre uno strano Toro continua vincere, tra lo sgomento dei propri tifosi.


INTERISMI

di Max Multatuli

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Il mio sciopero del tifo va avanti. A momenti neanche esultavo per il goal di Nagatomo. A momenti.

La partita è andata come chiunque avrebbe immaginato. Nella bolgia del San Paolo, l’Inter spuntata ha preso quattro pere. Due è riuscita a rifilarle al Napoli. Alcune riflessioni.

1. L’espulsione di Alvarez non ha cambiato nulla. Alvarez è uno dei giocatori più talentuosi che ha l’Inter in questo momento. Merito di Mazzarri, che ha tirato fuori l’uomo dal ragazzino viziato. Eppure, la sua uscita dal campo non ha influito significativamente sul resto della partita. Alvarez, come Guarin e Taider, o come Jonathan e Campagnaro, giocano schiacciati. L’Inter di Mazzarri, per occupare spazi in difesa e a centrocampo, ha giocatori che occupano gli stessi spazi in difesa e a centrocampo. Ha senso?

2. Il rigore di Pandev. Pandev entra al 90’, quando la partita era già finita a favore del Napoli. Prima azione e si procura un rigore. Insiste per tirarlo, ricevendo un vaffa da Insigne, il bulletto del Napoli. Pandev tira, male, prevedibile, ed esalta Handanovic che si tuffa e para. In quell’azione, in quel rigore, c’è tutto il romanticismo del calcio. Pandev è cresciuto nelle giovanili dell’Inter. Svezzato alla Lazio, ha dato tutto pur di tornare a giocare con l’Inter. Non è un fuoriclasse, ma un onesto lottatore. Mourinho l’adoperava quando doveva far fiatare la prima linea. E Goran c’era, sempre presente. E’ arrivato nella stagione del triplete, è stato venduto l’anno dopo. Goran Pandev è il simbolo di questa Inter da tardo impero. Abbiamo tenuto Milito, che ha smesso di giocare a calcio il 24 maggio 2010. Abbiamo tenuto Sneijder, per annullarne il gioco con Cassano e svendere. Abbiamo tenuto Cordoba, ancora non capisco a fare cosa. Pandev è partito. L’onesto e fedele Pandev. Goran, fratello, grazie per il rigore sbagliato. Ma dovevi segnarlo. Questa non è più la tua Inter. Questa è ancora, purtroppo, l’Inter del bimbo cacacazzo Filippo. Goran, questa non è più la tua Inter. Non ti ha meritato, non ce la meritiamo.

3. Questa situazione che sta attraversando l’Inter. Questa crisi (dal greco, cambiamento). Io spero proprio che Thohir porti qualcuno di quelli buoni a risolvere problemi, un mister Wolf indonesiano, uno che si porti via un po’ di cadaveri. Che l’Inter ne sta pagando troppi di cadaveri.

 


MILANISMI

di Marta Baudo

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16 dicembre 2013, una data multitasking che racchiude di tutto, dal compleanno numero 114 del Milan al sorteggio imprevedibile di Nyon per gli Ottavi di Champions League, all’attesa per il 100esimo gol di Ricky, al match clou Milan-Roma.

La decantata squadra giallorossa prende 2 gol in un match singolo, un inedito stagionale e manca poco al tracollo…della Lupa! Impresa rossonera sfiorata. Che nervoso. E che rabbia a vedere i troppi romanisti in primo rosso.

Un punto non accontenta né il nord né il centro Italia, anzi per il Milan sembra di essere alla scuola elementare alle prese con 1+ 1+1 all’infinito: tabelline utili solo alla mezza classifica da “tanto fumo e poco arrosto”. Giocando i match con la sveglia puntata al 70esimo minuto, non ci sono grandi chance di slancio. Ad essere aggressivi, pressando dall’inizio alla fine, i tre punti si portano a casa, stravagante tutto ciò? Non mi sembra, dovrebbe essere easy. Chissà quando maturerà il Milan? Il tempo scorre veloce…una lunga sosta s’avvicina.

La Roma gioca all’unisono, ignoto ai non sincronizzati giocatori rossoneri che, per larghi tratti del match, sembrano cercare l’identità. Incredula e attonita, assisto allo slalom in scioltezza dei romanisti. De Sciglio e Poli, pasticcioni in un centrocampo senza inventiva, brancolano nel buio: l’unico uomo ovunque è Kakà, crea, corre, protesta e si danna come un vero drago. “A la recherche du gol perdu” è la sindrome ed ossessione da 100esimo gol che, stenta ad arrivare. Ricky, non scoraggiarti, siamo tutti con te!

Gabriel “il pazzo”, nella ripresa, manda tutti sul chi va là per far assaporare brividi e vertigini dell’agghiacciante Milan con uscite da capogiro. Lasciamo gli equilibrismi agli acrobati del circo di Moira Orfei! Abbagliato dal corso degli eventi, l’arbitro s’è perso qualche pezzo per strada!

Sarà l’atmosfera magica del Natale e di festa a mandare in gol Zapata e Muntati in un colpo solo e a far ciabattare sul più bello Mario? Ai posteri l’ardua sentenza.

Calmanti doppi fino a domenica prossima, quando arriva il DERBY! Aiuto, sono già in sbattimento!

 


JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Sabato sera parlavo con un mio amico. È uno che di calcio ne capirebbe anche abbastanza, peccato abbia il piccolo problema di essere, prima ancora che milanista, un anti-juventino (come il 98% dei non juventini in Italia) e quindi sempre pronto a sparare a zero su di noi.

Volendo quindi sminuire le vittorie della Juve in Campionato e contemporaneamente sfotterci per l’uscita dalla coppa, paragonava il “Real” Sassuolo al Real Madrid, parlava di “scudettini” e di campionato italiano di infimo livello. Senza scendere in discussioni tecniche, che non sono argomento di questo blog, devo dare ragione al mio amico almeno sotto un aspetto: la Juve per questo campionato è troppo superiore, troppo forte, fuori concorso direi.

Domenica, contro il Sassuolo, la testa era per forza di cose da un’altra parte, a 72 ore da un’eliminazione bruciante, il morale non ne parliamo; mancava Pirlo, il più forte giocatore della serie A, mancavano Marchisio e pure Lichtsteiner: risultato?

Alla mezz’ora stavamo 2-0, a fine primo tempo 3-0, Buffon prenderà SV in Gazzetta e con quella di oggi fanno 8 vittorie consecutive, tutte senza prendere un gol. Fate voi.

In fin dei conti quindi possiamo vederla così: se la Juve fa fatica in Champions, la colpa è delle altre squadre di serie A, che, essendo troppo scarse e troppo inferiori rispetto alla Vecchia Signora, non sono un test veritiero, non allenano di domenica i nostri ragazzi agli impegni del mercoledì.

Fossi interista, penserei ad un complotto ai nostri danni!

 


GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Si pensa che gli svedesi non siano propriamente dei gourmet. In campo gastronomico li associamo, al massimo, alle polpette dell’Ikea. Luogo in cui i recensori della Michelin si sono fermati forse per comprarsi una libreria, ma mai, credo, per lavoro.

Questo miracoloso – per i nostri standard – Toro della prima parte della stagione è invece riuscito a dire qualcosa persino nell’inesplorato campo del rapporto tra gli svedesi e l’alta cucina. Il cucchiaio di Farnerud di oggi è roba per palati fini, impiattata da uno che a settembre al massimo pensavi potesse fare il lavapiatti, nella cucina granata.

E invece domenica ci ha scodellato un gol tri-stellato, delicato al palato e persistente nell’aroma, roba da riassaporare ad occhi chiusi per tutto il resto della settimana.

Non so se si fosse capito, ma io ho una passione per quest’uomo e per il Toro dei biondini, che quest’anno sta illuminando il campionato italico, roba solitamente da connotati fisici mediterranei.

Anche contro l’Udinese, è andato in scena il Biondo Power granata: un Cerci tornato decisivo e due gol biondissimi da parte di Farnerud e Immobile.

La rivincita dei biondi e un Toro mai così in alto in classifica, per due giornate di fila, negli ultimi x-mila anni.

Facciamo le meches a Meggiorini e sarà Europa League.