Tohir porta male e Honda è un Robinho dagli occhi a mandorla: queste le notizie salienti che provengono da Milano. Ma è Torino a infiammare questo finale di campionato apparentemente poco emozionante. Lì si gioca l’ultima sfida per un titolo: quello di capocannoniere.

Edoardo e Cristiano ci raccontano i due candidati, Tevez e Immobile. Con vista sul Mondiale

INTERISMI

di Max Multatuli

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Dici Inter-Udinese e dici danno.

Questa stagione ha abbondato di 0-0 e 1-1 stitici. Ma sapete che cosa c’è di peggio degli 0-0 stitici? Gli 0-4 allegri.

Inter-Udinese ha mostrato almeno una cosa, a chi non si è addormentato dopo il primo tempo: abbiamo una difesa. E non c’era neanche Rolando, paladino del tridente difensivo mazzariano.

Ecco, abbiamo fatto un reparto. Speriamo di farne altri due entro il 2020.

La partita non l’ho vista, perché impegnato a lavorare come un cinese per dei cinesi. Dai commenti letti nell’internet purtuttavia, posso avanzare delle conclusioni:

(i) l’Udinese ha fatto cacare;

(ii) il primo tempo facevano meglio a non trasmetterlo, per evitare denunce di tortura al tribunale di Norimberga;

(iii) nel secondo tempo l’Inter è salita di tono, segno che qualcosa da tirar da sta squadra ci sarebbe anche, non solo il pisello di Icardi tirato su da Wanda Nara;

(iv) allora perché non giochiamo solo i secondi tempi? Partite di 45 minuti, preceduta da una puntata di House of Cards;

(v) hanno negato un rigore all’Inter (WHAT?!?);

(vi) non vorrei dirlo ma l’ho detto, Thohir a San Siro porta un poco di sfiga (anche se, comunque, uno 0-0 è sempre meglio di uno 0-4);

(vii) c’ho fame;

e quindi, tutto sopra considerato

(viii) Juve merda.

 

MILANISMI

di Marta Baudo

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Svolta sia: meglio tardi che mai. Che bontà la ribollita fiorentina! Gustarsi in armonia le prelibatezza toscane sembrava un miraggio e invece eccoci qua. Da sempre gradisco la Chianina tenera!

Chi avrebbe scommesso in 4 punti rossoneri, tra Lazio e Fiorentina? Sembrava di partire con il risultato scritto in partenza. Invece, mai dire mai! Il Franchi porta la riscossa di un Milan compatto, dallo spirito nuovo; sotto pressione gioca da squadra vera, come non si vedeva da tempo. Ambro, leone, da avversario fa male e un effetto strano: una vita in rossonero è ben impressa nei nostri ricordi.

Tra le note di colore di Ponte Vecchio c’è la quantità spropositata di “gialli” in libertà, evento più unico che raro! Quando vuole il Milan sa essere aggressivo; basta volerlo!

Honda vuole emulare Binho, se mai ne sentissimo la mancanza… Dai la palla al “sushi boy” e sarai in ottime mani! È solo una manna per fare marketing: l’assenza sul registro è palpabile. Solo all’idea di uscire nel secondo tempo finalmente si scuote. Chissà se sarà l’inizio di una svolta per l’Hondina nostra…

Affidarsi ai piedi speziati dei due cous cous è una garanzia: Adel viaggia che è un piacere, dando vivacità in mezzo al campo e tirando qua e là. Un Milan così vivo fa rimanere tutti a bocca aperta.

Il Balo, dalla cresta Hondivaga, propizia il vantaggio di Mexes, che per una sera è meno inutile e fa la sua egregia figura, senza cappelle eccessive. Se tarassero il carattere più spesso, non sarebbe male. Quando gli gira bene, Mario fa il chirurgo con piatto della casa, le punizioni a giro, telecomandate: la rabbia è che manchino continuità e testa, temo che rimarrà un incompiuto.

È un Milan più “Cuadrado”, per una notte. Era ora! Finally. Una squadra formato 4-4-2 in stile Cesarone Maldini, come dice l’amico Leo.

…Questo MATRI – Monio non s’ha da fare.

Teniamoci stretta la Pappa al pomodoro Violastra, ci mancava una vittoria da team contro una BIG.

Adesso sarebbe una buona cosa avere continuità e porre le basi sul campo, e non solo, per la ricostruzione di “casa Milan” per la prossima stagione, onde chiudere il cerchio.

Un angelo in cielo oggi sarà felice… Ciao Claudio.

Vi vogliamo così.

 

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Il pezzo di oggi deve essere per forza di cose diverso da tutti i precedenti; il pezzo di oggi infatti non parlerà di Juve. O almeno non nella maniera usuale cui vi ho abituati.

Non parlerò di Juve perché la partita contro il Parma non l’ha vinta la Juve come squadra, ma è una partita che rientra nella categoria di quelle vinte da un giocatore da solo. E io credo sia giusto e quasi doveroso a questo punto della stagione esaltare e rendere omaggio a questo giocatore: Carlitos Tevez.

Sarà il nome o forse la cicatrice che porta, ma questo ragazzo di Buenos Aires ha davvero l’aspetto di un bandito, un altro Carlito brigante di depalmiana memoria; e infatti anche in campo la sua miglior qualità è senza dubbio la cattiveria, la rabbia agonistica, la voglia, proprio come piace a mister Conte! E ai tifosi di qualunque squadra (tranne a quelli del Milan, a loro piacciono quelli molto attivi su Twitter e bravissimi nei selfie).

La partita di mercoledì ne è un esempio fantastico: il Parma ha giocato meglio, ha creato più occasioni e soprattutto ha imbrigliato la Juve in maniera tale che non riuscisse a esprimere il suo solito gioco. E si sa, niente gioco, niente gol (vedi l’Inter per capire). E allora Carlito decide di vincere da solo, prende palla due volte prima del centrocampo, salta tutto quello che si può saltare (tipo avversari, arbitri, zolle, nani da giardino, trappole varie poste apposta per lui, buchi di talpe) e va a segnare.

Due volte.

Due a zero.

15 vittorie di fila in casa, nessuno nella storia come noi (tra l’altro battuto credo l’unico record esistente del Torino in serie A).

18 gol personali per lui, al primo anno di serie A… manco Maradona per intenderci (senza essere blasfemo, ci mancherebbe!). Ma potrei dire meglio anche di Ibrahimovic o Batistuta, per gradire…

Quella maglia numero 10, la nostra maglia numero 10, non è certo facile da indossare, ma Carlito brigante ha spalle larghe, molto larghe.

Fino alla fine, Carlito, fino alla fine!

 

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Parliamo di calcio.

Quindi di qualcosa di diverso rispetto a quello che avete letto nei tre paragrafi che precedono il mio.

 

Parliamo, nello specifico, di Mondiali.

I mondiali si vincono in due modi: o hai la squadra più forte o hai l’uomo dell’anno.

Noi non abbiamo la squadra più forte quindi se vogliamo non dico proprio vincere, ma fare almeno una figura decente, dobbiamo puntare sull’uomo dell’anno.

 

Sarò più preciso. Abbiamo un ex straordinario portiere che ormai, causa età, è ascrivibile solo al livello dei portieri molto buoni. Comunque è già qualcosa.

Abbiamo una generazione di difensori che è talmente mediocre che quando abbiamo schierato Paletta nell’amichevole con la Spagna, sembrava il Messia.

Abbiamo un centrocampo schizofrenico, in cui le eccellenze di Pirlo e De Rossi si affiancano a gente impresentabile come Thiago Motta o dalla carriera barzotta – fermatasi, insomma, a un passo dalla vera erezione – come Marchisio e Montolivo.

Poi (non) abbiamo un attacco. Nel senso che schieriamo quella fenomenale testa di cazzo di Balotelli, il cui problema è proprio essere 50% fenomenale e 50% testa di cazzo, altrimenti sarebbe uno dei tre centravanti più forti del mondo. E Pepito Rossi che, se fosse dotato di muscolatura e arti funzionanti, sarebbe un altro di quei tre.

E poi chi? “Johnny Depp” Osvaldo? quei due da museo delle cere, Gilardino e Toni? Il Faraone, nascosto da settembre in qualche necropoli vista Nilo?

 

No, abbiamo bisogno dell’uomo della Provvidenza. Che quest’anno è granata, believe it or not.

Si chiama Ciro, Ciro Immobile. Segna da qualsiasi posizione, persino se la palla gliela dà Vives.

E in un tale stato di grazia che… riguardatevi il secondo gol al Livorno, un colpo di stinco-collo-esterno-piede che manco Inzaghi era capace di tanta prolifica sporcizia.

 

Mettetegli Cerci e Balotelli accanto e Pirlo dietro.

 

Potremmo addirittura passare il primo turno.

(e se vinciamo il mondiale con Ciro e Alessio in campo, salgo a piedi a Superga, siete testimoni)