Giornata interlocutoria, giornata d’attesa. Per la Juve e per quello scudetto che è solo questione di tempo. E per l’Europa, per quella lotta che coinvolge gli altri nostri tre Faziosi: la sfida è aperta è ancora tutto è possibile.

INTERISMI

di Max Multatuli

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La Gazzetta dello Sport inizia così il resoconto di Parma-Inter 0 a 2: “A questo punto viene il sospetto che si tratti di uno schema. Mazzarri raccomanda: «Loro giocano, Handanovic fa il fenomeno e para un rigore, loro rimangono in 10 e noi vinciamo»”.

Ah! Stolti della Gazzetta!!

Altro che schema di Mazzarri. Questo è lo schema di Max Multatuli!!!

Chiedete a Carolina Marcialis, moglie di Antonio-sbaglio-il-rigore-Cassano se non è vero.

Unico elemento mancante della cinquina di Max (come viene già chiamata a Coverciano (dove si allenano gli allenatori)), è stato l’ingresso di Milito. Ed è così, nella settimana della morte di Gabriel García Márquez, che Mazzarri dimentica uno dei più grandi insegnamenti tramandati da Paco Ignacio Taibo II, altro scrittore sudamericano noto, come Gabo, più per i baffi che per i libri: siate duri ma senza perdere la tenerezza.

Spaccategli le ossa a quei quattro scappati di casa del Parma allenati dall’uomo più triste del mondo. Ma non dimenticatevi di lasciare quei cinque-dieci minuti di gioco a Milito, che così, da anziano campione, può ancora sentirsi utile alla squadra.

Quanto alla partita in sé, niente da dire di speciale. Quarantacinque minuti di sofferenza e noia con super parate di Samir “Batman” Handanovic. Un’espulsione e altri quarantacinque minuti di serena attesa farcita da due goals uno più bello dell’altro. Rolando, bello come il sole, che incorna su cross seguente l’espulsione di quel Riff Raff di Paletta. Guarin, entrato da 59 secondi, che infila il Parma da 25 metri, in un’eiaculazione collettiva attesa da mesi.

Il grande assente della partita, purtroppo, è stato Maurito Icardi.

E allora togliamoci un paio di pietre dalle scarpe, che c’ho la scusa che a Pasqua si è tutti buoni e mi perdonerete.

Icardi.

Avete massacrato quel ragazzo solo perché si è trombato la moglie di un altro. Da quando trombarsi la donna di un altro è un problema? E soprattutto, da quando è ritornato in voga il concetto di “donna di un altro”? Gli anni ’60 non ci hanno insegnato nulla? Forse che dobbiamo aspettare altri 46 anni prima che si possa tornare a parlare di emancipazione femminile?

Wanda Nara è una donna emancipata. Potrà scegliersi chi vuole oppure no?

E Mauro Icardi, non potrà forse fare quello che vuole del suo tempo libero?

La risposta a entrambe le domande è, semplicemente, sì. E zitti, voi gufi dell’amore.

L’unica nota di biasimo che si può muovere a Icardi, ecco forse questa sì, è la sua presenza eccessiva su Tuìtter. Che non fa bello per un professionista dell’Amore nerazzurro.

Prendiamo sabato 19 aprile, per esempio.

Ore 12:48, due ore prima di entrare in campo:

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Ore 19:16, due ore dopo la fine della partita:

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Ora, tutti apprezzeranno il fondoschiena di Wanda Nara in cucina. Ma non è un po’ troppo tuittare prima, dopo e durante la partita in cui non hai fatto un’azione una degna di nota?

E Wanda Nara, figlia mia chi te l’ha fatto fare di cambiare nick su tuìtter da @wanditanara a @wandaicardi? Demi Moore non ti ha insegnato nulla?!?

 

MILANISMI

di Marta Baudo

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Cosa posso chiedere di più da un weekend pasquale, a casa mia, San Siro… con un Milan creativo che sa vincere anche contro squadre come il Livorno, confinate nelle retrovie della classifica! La ruota rossonera finalmente gira da qualche settimana e Simo torna a vedere una bella squadra dal vivo!

Se i tifosi milanisti non sono in gran numero, i livornesi sono giusto una ventina, ad essere buoni!

Vedere in campo dal primo minuto Robinho (tiene la palla come pochi…) è un sacrilegio: certo, Taarabt arriva da un altro pianeta: il primo dalla Luna e il secondo da Marte!

De Jong, mastino ovunque, con il giallo di oggi si scalda già per il derby: forse era tutto calcolato!

C’è da dire che il Livorno è proprio poca roba e per di più si chiude come la serratura di una porta blindata senza la combinazione. L’unico pericolo arriva da una fuga di Mesbah, con Abate in ritardo. Nel primo tempo creiamo a sprazzi, manca il passaggio chiave! Nella ripresa diventiamo giocolieri da circo, con colpi di tacco e divertimento puro. La presenza di Abbiati è superflua.

Il Balo, all’improvviso, di testa accende il match su assist di, indovinate chi… Constant: due eventi rari in una volta sola! D’ora in poi ecco i segnali che è davvero Pasqua!

Pronti via, e, a inizio ripresa, sigliamo il raddoppio con, assist man, Mario, per il mitico Taarabt, che segna la sua prima rete a San Siro. Finalmente gol in casa e sotto la SUD: l’avevo chiesto. A giugno o lo riscattiamo, o lo riscattiamo! Un piccolo modesto consiglio per “argan” l’avrei: gioca di prima e andrai alla grande. L’uomo lo sa già saltare come i birilli. Adel e Adil: binomio perfetto.

Dal 2 a 0 un occhio va, ogni due per tre, al tabellone dello stadio: è una giornata clou per l’Europa, finalmente vicina! L’unica nota stonata è la vittoria dei neroblu a Parma; gli altri intorno si comportano a dovere, vedi il 3 a 3 tra Lazio e Toro.

Pasqua porta in dote anche minutaggio per il “Pazzo” assieme al Balo: la strana coppia. Grande Pazzini, in gol su assist di Mario con colpo sotto: giochi poco, ma ricordi Pippo, sempre decisivo. Il numero 11 è felice come una Pasqua.

Gloria per tutti alla scala del calcio e si rivede, tolto dalla naftalina, persino Saponara, con giocate interessanti. Ulteriore fattore positivo uscito a sorpresa dall’uovo è il ritorno in campo con la Primavera, del piccolo faraone, rigore procurato e vittoria.

E’ Un Milan davvero “PAZZO”: 3 reti, zero gol subiti, 5 vittorie di fila e 6 risultati utili. Dovrebbe essere la normalità ma quest’anno è un’eccezione. Milan forza cinque, daje tutta a Roma, per sperare, anche se il sogno è tornare a vincere il 4 maggio!

Crederci, sempre.

 

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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L’attesa è cominciata, ora si tratta davvero solo di aspettare.

Più che su questo Juve-Bologna, su cui davvero anche impegnandomi a fondo trovo proprio poco da dire, la mia attenzione sabato era concentrata su Fiorentina-Roma, nella speranza che quei 4 scarponi della viola ci facessero un regalino. Ma, si sa, riporre le proprie speranze in una squadra che come punto di riferimento in attacco schiera Matri non è mai molto consigliabile… adesso posso provare a confidare nel Milan, che continua a far schifo, ma almeno ora ha uno che ne capisce di calcio in panchina, altrimenti alla penultima c’è lo scontro diretto, giusto per mettere le cose in chiaro.

Così per ora la Roma rimane a -8, ma le giornate alla fine ormai sono solo 4. Significa 12 punti disponibili in tutto. Non resta che aspettare.

Ah, comunque, per dovere di cronaca, Juve-Bologna è stata una partita inguardabile, soporifera, nel vero senso della parola: tra primo e secondo tempo mi sono addormentato pesantemente, per risvegliarmi solo al 20′ della ripresa, giusto in tempo per vedere quel piccolo grande fenomeno che risponde al nome di Paul Pogba far partire l’ennesimo siluro della sua stagione nell’angolino basso alla destra del povero Curci.

Oggi basta giusto questo per tenere la Rometta lontana, basta questo per potersi concentrare solo sul Benfica, solo sull’Europa League.

Per il campionato, dai, basta aspettare…

 

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Quando abbiamo subito il 3-3 nei minuti di recupero, ho sorriso. Ma non di quel sorriso rassegnato e passivamente beffardo che può sfoggiare uno che pensa “Ecco, ci hanno fatto subito pagare l’estasi di domenica scorsa contro il Genoa”. No. Anche perché quando subiamo cose come queste di solito non sorrido affatto, ma resto muto e incazzato per almeno ventiquattro ore, con sommo gaudio di chi mi frequenta.

Ho sorriso perché questa volta non abbiamo subito nessuna legge del contrappasso. Ho sorriso perché quest’anno siamo più forti di questi avvenimenti casuali. Ho sorriso perché quest’anno ho voglia di sorridere.

Ho sorriso, perché non c’è sfiga che tenga: questo Toro è forte. Non c’è stata nessuna compensazione del destino cinico e beffardo stavolta, amici granata. Se le partite con Genoa e Lazio fossero finite entrambe al 90°, ora avremmo fatto tre punti. Invece ne abbiamo fatti quattro.

Quindi? Quindi nel gioco degli arrembaggi finali, quelli della fatalità che fa svoltare un match, abbiamo vinto noi. Non piangiamoci addosso, per una volta. Non lo meritiamo e non lo merita questa squadra.

Il pareggio a Roma va benissimo. Restiamo davanti alla Lazio, anche se siamo a pari punti, perché negli scontri diretti siamo in vantaggio. Il Parma (e con lui l’Europa) è lì, a un passo, e deve venire a giocare a casa nostra. Il Milan ha un derby da giocare e ancora la Roma da affrontare.

Giochiamola, crediamoci. Se torniamo subito alla mentalità dei perdenti perseguitati dalla sfida, ci facciamo del male da soli.

E domenica torna Cerci. Punto.