Sei bellissimo. No, Loredana Berté non c’entra. C’entra invece Novak Djokovic, che battendo (come al solito) in finale Andy Murray s’è aggiudicato per la sesta volta gli Australian Open, suo undicesimo titolo dello Slam in carriera. Ma, tra sorprese, scommesse e collassi, le due settimane di Melbourne e dintorni ci hanno detto e regalato molto di più. Cosa? Leggetelo nel pagellone.

Novak Djokovic 10 – Bisognerebbe inventare una variante del tennis: lui gioca con la racchetta, gli altri con il fucile. Sì, perché altri modi di batterlo non pare ce ne siano al momento. Dagli US Open 2015 Nole ha vinto tutte le partite tranne una, quella del round robin del Masters Atp di Londra contro Roger Federer. Per il resto ha praticamente spazzato via tutti. A Melbourne ha avuto una ‘giornata no’ solo contro Gilles Simon ma, visto quello che è capitato agli altri – da Kei Nishikori, a Roger Federer a Andy Murray – è parsa semplicemente un episodio della frequenza paragonabile al passaggio della cometa di Halley. Le altre ‘giornate no’, le hanno invece avute i suoi avversari già per il solo fatto di trovarselo davanti. Oggi come oggi è inutile chiedersi chi può batterlo. Perché si conosce già la risposta: nessuno.

Andy Murray 8 – E son cinque: il britannico ha ‘pareggiato’ un poco invidiabile record, quello di finali perse in un torneo dello Slam. Essì, lui a Melbourne ne ha perse 5, come Ivan Lendl agli US Open. Il ceco-statunitense si è però rifatto negli anni successivi e chissà che non accada lo stesso pure allo scozzese, comunque il ‘migliore dei secondi’. Anche con questo Djokovic, però, Andy potrebbe provare a qualcosa di diverso (un serve-and-volley qua, un cambio di taglio là), invece di divertirsi a sfidare il rivale sul suo terreno preferito, quello del ‘ping-pong’ da fondocampo: un suicidio tattico, specie se si hanno sul groppone i cinque set in semifinale contro Milos Raonic e il giorno in meno di riposo. Un po’ come se io sfidassi Carlo Cracco in cucina. Se non muore dal ridere, vince a mani basse. E pure se muore. Zombie masterchef.

Roger Federer 7.5 – Torneo quasi perfetto fino alla semifinale, dove per due set non ha però letteralmente visto palla contro Djokovic. Nel terzo, invece, un net sfortunato e una scelta sbagliata l’hanno condannato alla sconfitta. Di questi tempi, ha fatto il possibile e nelle condizioni giuste (lui al 100%, Djokovic al 75%), è l’unico che alla veneranda età di 34 anni possa ancora battere il serbo grazie alla varietà del suo gioco. Almeno per ora, parafrasando il Divino Poeta, “Più non dimandare”.

Milos Raonic 8 – Domato solo al quinto set da Murray, il buon Milos rischia seriamente di scalzare l’altalenante Stanislas Wawrinka e il sempre più logoro Rafael Nadal nel ruolo di ‘quarto’ dei nuovi Fab Four. Rispetto a qualche tempo fa sta meglio fisicamente e si muove con maggiore disinvoltura. E se arriva bene sulla palla, cominciate a dire le preghiere e preparare la cazzuola perché dall’altra parte arrivano ‘piastrelle’ in quantità.

Angelique Kerber 10 – La sorpresa in positivo degli Australian Open: la tedesca fa felice se stessa vincendo il torneo e la connazionale Steffi Graf, impedendo che Serena Williams la raggiunga a quota 22 Slam. Se la Kerber abbia giocato torneo della vita non lo sappiamo, di sicuro è una mezza miracolata (vedi match-point cancellato al primo turno alla giapponese Misaki Doi) e, al contrario di Steffi, gioca meglio di rovescio che di dritto. A livello fisico è invece già come Mrs. Agassi: un mostro.

Serena Williams 7 – La sorpresa in negativo degli Australian Open, nonostante la finale. Brava la Kerber, ma una Williams che gioca così male al servizio e soprattutto di dritto sarà dura ritrovarla. Dall’altra parte, se Serena non si decide a buttare giù qualche chilo e quindi ad evitare infortuni fastidiosi a livello di preparazione, chissà che certe sorprese non diventino la norma.

Tennis italiano 6 – Dopo l’abbuffata Pennetta-Vinci degli US Open, il tennis azzurro è tornato nell’aurea mediocritas. Alcuni nostri giocatori sono stati condannati dal sorteggio, facendo per il resto il loro dovere (come Andreas Seppi, Simone Bolelli e Camila Giorgi), altri, con partite ampiamente alla loro portata, hanno perso in modo deludente (Fabio Fognini e Roberta Vinci). Il mio parere resta il solito: non abbiamo al momento fenomeni assoluti ma solo due ‘potenziali’ top ten, ovvero Fognini e Giorgi, che però, finché non sistemano la testa, certi risultati potranno continuare a vederli solo in ‘modalità astronomo’: col telescopio.

Scandalo scommesse 4 – Come capita ormai puntualmente, ogni tanto salta fuori l’intervista al ‘ben informato’ che riporta d’attualità le scommesse proibite e i match truccati nel tennis. Niente di sorprendente, del resto la storia è vecchia: a fare davvero i soldi nel circuito sono al massimo i primi 150 uomini e donne (e sono molto generoso), mentre gli altri fanno fatica a far quadrare il bilancio e quindi sono ben più soggetti ad accettare proposte oscene e favorire scommesse illegali. In ogni caso, alla faccia dei presunti controlli, prima di dimostrare che uno s’è venduto la partita e uno ha lucrato sulla stessa, ce ne vuole. L’unica cosa che si può fare, in attesa che l’Atp arricchisca ‘legalmente’ più giocatori, è sospendere le scommesse, come a Melbourne nella sfida di doppio misto Arruabarrena/Marrero vs Hlavackova-Kubot. Tradotto: in pratica, si può fare poco o nulla.

Danila Gavrilova 5 – Ok, non sei di madre lingua inglese, cara Danila, ma è un po’ che giri per il mondo ed evitare dire davanti a quindicimila persone ‘sono bona dietro’ quando volevi dire che sei brava a rimontare le partite, non dovrebbe essere una cosa molto complicata. O no?

Collassi in tribuna 5 – Come spesso capita, anche questo Australian Open non è stato molto sereno a livello di infortuni e malanni, complice il solito caldo atroce di Melbourne: raccattapalle che stavano male, giocatori sfiancati e pure qualcuno in tribuna che collassava, vedi Nigel Sears, coach di Ana Ivanovic e ‘suocero’ di Andy Murray. Per fortuna, alla fine, non s’è trattato di niente di grave, grazie ai rapidi soccorsi. Anche se con ogni probabilità, chiunque avrebbe preferito rianimare Ana piuttosto che il suo coach.

E per finire, oltre i saluti, ecco lo scambio del torneo, quello avvenuto nel derby francese tra Gael Monfils e Stephane Robert: mancavano solo nani e ballerine. Buon divertimento.

Photo Credits: Australian Open Official Site