Il ciclismo è scoperta. E’ il suo bello. Ogni volta che esci la mattina per un giro più o meno lungo, sai che durante la pedalata puoi vedere qualcosa di nuovo.

Forse è questo che, secondo i suoi estimatori, lo rende più romantico della corsa, costretta per forza di cose a distanze più brevi. Alle Olimpiadi 42 km nella maratona è il limite epico e invalicabile (50 km nella marcia). Il ciclismo invece può spaziare fino ai 300 km nelle corse in linea dei professionisti. E un ciclo-amatore può tranquillamente superare i 150 km e spingersi oltre i 200 km. Significa attraversare regioni, città, fiumi e paesaggi diversi. Significa viaggiare restando saldamente ancorati al suolo, quasi potendolo fisicamente abbracciare la terra. E durante questi viaggi conosci persone, fai con loro tratti di strada insieme, oppure vedi piazze e centri storici che mai avresti visitato da turista. Entri nei bar per un caffè e chiacchieri con le persone in un modo più affabile rispetto a quello che ti succederebbe se non avessi un caschetto in testa e una maglietta colorata indosso.

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Questa scoperta diventa ancora più bella quando il palcoscenico della pedalata si fonde con uno degli scenari più belli del mondo. Capita ogni anno, dal 2012, con la Gran Fondo Internazionale Terre di Assisi – Strasubasio. Prossimo appuntamento il 2 giugno con questa corsa che arriverà ad Assisi sulla piazza della Basilica di Santa Chiara, dopo un percorso che si snoda lungo la salita che porta alla Basilica di San Francesco e poi sulle pendici del Monte Subasio, pieno di luoghi mitici della vita di San Francesco. Non è solo una Gran Fondo, ma un altro modo di vivere questa terra unica al mondo, dove è impossibile non respirare qualcosa di speciale. Una sensazione che rimanda a esperienze religiose fortissime, ma anche a una spiritualità che tocca pure i laici fino a regalare uno stato di serenità difficile da provare altrove.

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“I ciclisti raccontano che, quando attaccano la salita della Basilica, sparisce ogni fatica anche dopo aver percorso più di 100 chilometri”, dice il dottor Giuseppe Bagliani, cardiologo e organizzatore della Gran Fondo. Anche il programma della corsa tiene conto delle bellezza di Assisi e dintorni (la “Strasubasio” parte da Spello, altro gioiello distante pochi chilometri dalla cittadina del Santo). Il giorno prima della gara saranno previste visite guidate per i ciclisti e le loro famiglie nelle chiese e nei palazzi di Assisi. La descrizione degli affreschi della Basilica è un’esperienza che eleva lo spirito e fa sentire che tra quelle navate miracolose (quante chiese al mondo hanno una basilica inferiore e una superiore che da sole basterebbero a uguagliare i tesori artistici di tante nazioni del mondo meno fortunate dell’Italia?) pulsa il cuore più autentico del nostro Paese.

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L’idea di passare a fianco di quella bianca struttura, turrita e leggera al tempo stesso, in sella alla propria bici durante una Gran Fondo – un momento già di per sé speciale per l’adrenalina che circonda ogni competizione agonistica – vale un viaggio nel centro Italia per partecipare. Con un significato in più: quest’anno la “Terre di Assisi – Strasubasio” avrà anche il patronato della Basilica Pontificia. Un legame doppiamente sentito adesso che il Papa, per la prima volta nella storia, si chiama Francesco. Non a caso gli organizzatori hanno coniato lo slogan “In bici con Francesco” per questa edizione. In mezzo a tutte queste suggestioni sarà davvero difficile essere stanchi il 2 giugno.

 

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