L’inizio di un anno nuovo è sempre all’insegna delle speranze e, per i più volonterosi, delle buone intenzioni. Tra questi ultimi provo a mettermici pure io, il classico tennista amatoriale da circolo, rigorosamente non classificato e felice quando riesce ad accumulare 3-4 ore alla settimana rispetto all’oretta tradizionale da impiegato fantozziano. Così, arrogandomi il diritto di parola anche per i tanti dilettanti come me, provo a stilare una lista di quelli che saranno i miei buoni propositi da piazzare sulla racchetta per il 2015. Ready to play?

1) NON IMPRECARE – Lo confesso, sono incline all’ira. Solitamente pacato fuori dal campo, m’inc… pardon m’arrabbio come una iena al secondo dritto sbagliato da metà campo e, senza troppa discrezione, esterno la mia ‘irritazione’ con trovate linguistiche talvolta perfino originali nella loro scurrilità. E me ne vergogno. Certo, gli insulti sono sempre e rigorosamente nei miei confronti, ma non dovrebbero comunque aver spazio su quello che tradizionalmente è la sede di uno sport civile riservato a gentlemen. Così, per il 2015, prometto di sfogarmi in modo meno volgare e più elegante. Tipo: “Perdindirina, questo rovescio lo teneva in campo anche il mio gatto con la zampa buona legata dietro la schiena”.

2) NON GETTARE LA RACCHETTA A TERRA – E’ la versione più silenziosa ma più animalesca dell’ira funesta che coglie un giocatore quando sbaglia i colpi, magari in modo seriale. Avete presente le scimmie quando si mettono a spaccare tutto? Ecco. Mi riprometto allora di non prendermela più con la mia racchetta, che tanto è ovvio che l’errore non risiede nella grafite e nelle corde della mia Wilson, ma in un braccio pigro, in uno spostamento lento o in un calo di concentrazione. Anche perché, a forza di sbatterli per terra, ho il serio dubbio di aver, per così dire, alterato il bilanciamento di almeno un paio dei mie attrezzi. Quindi, niente più racchette lanciate ma ira interiore convogliata, in modo zen, verso una maggiore attenzione al colpo successivo. Facile, eh? Quasi come lanciare la mia Blade 98 sulla terra rossa…

3) FARE I PASSI DI AGGIUSTAMENTO – Non sono un giocatore velocissimo ma nemmeno lento: il mio problema, pari a quello di molti giocatori mentalmente pigri, è quello di faticare di più a trovare la posizione dei piedi quando la palla è vicina o, peggio, viene verso di voi. Come il peggior bradipo, penso: bella lì, forse manco mi devo spostare. E invece è lì che uno deve capire che un passo laterale è decisivo per assumere la posizione giusta, invece di trovarsi la palla addosso e dover lavorare di polso, spesso col risultato di rimandare una palla moscia nell’altra metà campo e venire sbaragliati dall’avversario. Ecco, l’anno prossimo voglio stare attento, fare quel maledetto passettimo di aggiustamento e farmi trovare nella giusta posizione. Ah, devo comunque fare gli scatti? Vabbè, giuro che ci provo.

4) NON CERCARE OGNI VOLTA IL PUNTO BELLO – Non c’è niente da fare, siamo tutti fatalmente attratti dalla bellezza. Che sul campo di tennis – oltre a certe gentili compagne di circolo – si traduce nella ricerca fatale del colpo a effetto. Che una volta ogni tanto ci sta, mica siamo lì a timbrare il cartellino. Il problema è quando lo si cerca costantemente. Ecco, ci sono dei giorni in cui mi rifiuto categoricamente di stare a fondo campo a palleggiare tessendo una tela razionale e cerco appena possibile il colpo a effetto. Dritto piatto in controbalzo lungolinea (dove la rete è più alta)? Bella idea. Rovescio al volo da trequarti campo in cross stretto? Figo. Demivolee smorzata su passante basso dell’avversario? Perché no. Ecco, la cosa può funzionare per qualche scambio (anche fortunato, diciamocelo, altrimenti non saremmo in un circolo brianzolo ma al Roland Garros), ma il cul..ahem, l’ispirazione e la freschezza passano e, anziché capire che c’è andata bene, continuiamo a cercare punti spettacolari, in attesa magari di rientrare nella club-house e trasformare l’acqua in Gatorade. No, basta, che poi a forza di regalare caterve di punti finiamo per sembrare perfino peggio degli incostanti ma tuttosommato onesti tennisti che siamo davvero. Quindi, per intenderci, l’anno prossimo si prova a portare a casa il punto anche mulinando da fondocampo. E in tv, più di Federer-Wawrinka, ci si sintonizza su qualche bel Robredo-Mayer. Perché c’è gioco anche oltre un tweener vincente.

5) DIMAGRIRE – Non c’è niente da fare. Il peso forma ideale di un uomo è la sua altezza espressa in centimetri meno cento. Esempio. Se uno è alto 180 centimentri, il suo peso forma ideale sarà di 80 chili. Ecco, io sono alto 1.74 (circa…) e sono 84 chili (circa…). Quindi sono dieci chili (circa…) sopra il mio peso forma. Fisicamente faccio schifo (circa). E alla fine puoi essere anche un fenomeno con il braccio (e io, per inciso, non lo sono) ma se ti sposti come un bradipo zoppo, il tuo futuro su un campo da tennis è segnato. Quindi, anche se so che è dura essere credibili con affermazioni del genere dopo aver mangiato l’impossibile durante le Feste, l’anno prossimo mi riprometto di perdere almeno metà dei miei chili in eccesso, magari chiedendo consiglio ai preparatissimi blogger-runner di Paper Project. Così magari metto in cascina pure un po’ di fiato. 2015: sto arrivando di corsa! Non troppo veloce, magari…

Ah. Quasi dimenticavo. Buon anno.