Sfida tra (ex) oggetti volanti, nei cieli di San Siro, mentre a Cesena il nostro Max-ratoneta si sveglia da un incubo, a Torino torna a splendere il sorriso del bel Llorente e a Roma il Toro si arena contro la Lazio e contro alcune scelte di Ventura.

INTERISMI

di Max Multatuli

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Signori miei, Cesena-Inter, ma di che stiamo parlando?

Per un attimo, nel dormiveglia, ho temuto che l’Inter fosse scesa in B, per demeriti caratteriali, a giocare con ‘ste squadracce. Poi mi sono ricordato che Noi non siamo Mai stati in b. E in questi giorni cupi è bene ricordarcelo. E ricordarlo a quei presidenti figli di papà, la cui dignità è rimasta, per l’appunto, in B.

L’Inter c’è e ci sarà. Sempre. Nonostante i Cesena-Inter.

Che comunque c’è andata pure di culo Cesena-Inter. Vittoria in trasferta con goal su rigore trasformato dal redivivo Icardi. Certo, il Cesena ha giocato in 10 per due terzi della partita e noi non abbiamo segnato che su rigore. Ma sputaci sopra a tre punti, di questi tempi?!

Altro da dire riguardo a codesta partita, a parte constatarne il dato statistico, non ne ho. Non l’ho vista e non ci tengo a guardarne gli hailaits.

Non l’ho vista perché ero in viaggio. Di ritorno da cruccolandia, dove ho corso una maratona in 2 ore e 58 minuti.

Terminata, come sempre, al grido di #JuveMerda.

 

MILANISMI

di Marta Baudo

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Il rapace vs l’aeroplanino: una strana storia, ora allenatori.
La cabala lasciava presagire che, dopo tre anni di dominio viola, fosse giunta l’ora di invertire la rotta. Tra sensazioni, presagi, gesti scaramantici come abolire il colore viola dal guardaroba “stadio”, sentivo che poteva essere il giorno della svolta per molteplici aspetti.
Ma il terzo posto rimane ancora un volo pindarico. Il freccia rossa va, senza rossoneri a bordo, poco tonici e carichi all’idea di assaporare la zona Champions tanto amata.
Dov’è finita la nostalgia della musichetta?
Purtroppo nel calcio il pallone è rotondo e scopri che non sempre i match sono spumeggianti. Un punticino non fa andare lontano.
Se a Firenze c’è la fiorentina, a Milano c’è il pollo arrosto. Buono, ma fin troppo se da il là al pareggio “viola”. De Sciglio si presta in versione assist man sulla riva dell’Arno, immolandosi tra autolesionismo e involuzione di gioco.
Come faremmo senza il generale, ruba palloni, De Jong, goleador, calato negli schemi “Vio”, ex fiorentino?!
I cascatori fiorentini non fanno rima con l’arte, cultura, e cucina che si respirano da quelle parti. Da Giotto a Santa Maria Novella agli Uffizi, fino al ragù di chianina… ecco dove Firenze eccelle, nel calcio ne ha ancora da fare di strada… cari Della Valle!
Amarezza e sconforto per non aver sfruttato la semina, mettendo la partita in cassaforte. Se di recente s’è visto un Milan concreto in attacco, oggi dobbiamo tutti ricrederci!
Anche chi ricompare in grande spolvero a San Siro apprezza il gemello di Honda e non ha dubbi che le partite vadano chiuse. Sbagli una, due volte… poi rischi!
Ci fosse stato Pippo in campo alla fine il golletto di rapina da terzo posto sarebbe arrivato!
Incepparsi sul più bello deve essere l’input per avviare un vero filotto positivo di crescita.
Allegria avere subito un banco di prova a Cagliari!! Zeman – Pippo: ne vedremo delle belle…

Ricaricare le batterie e il mare chiama.

 

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Il fatto che Juventus-Palermo si giochi domenica alle ore 15:00 è di per sé una stranezza, lo svolgimento della partita e il risultato finale invece rientrano nella più stretta normalità.

Vittoria per 2-0 con un controllo pressoché costante del gioco, Buffon spettatore non pagante, un turn over striminzito da parte del nostro allenatore, una partita di una noia mortale come sempre più spesso in campionato.

Poi per forza in Europa appena incontriamo squadre decenti facciamo fatica, noi ormai ci stiamo abituando a non giocare di settimana in settimana, ma continuando immancabilmente a vincere. Che paradossalmente non aiuta!

L’ho già detto in passato, lo so, e può sembrare una spiegazione stupida o più semplicemente il volersi nascondere dietro a un dito, ma inizio seriamente a pensare che un fondo di verità ci sia: in Italia le avversarie della Juventus non giocano a pallone, al limite provano a non far giocare neanche lei, ma evitano volontariamente di fare qualunque cosa di similare al calcio. Quindi quando trovi un Olympiakos che a pallone ci gioca, sei impreparato. Semplice e lineare.

Ah, comunque, tornando al campionato, una punta di novità a cercarla c’è, perché domenica si è sbloccato tornando al gol Fernando Llorente, che è sempre bellissimo, ma che fino ad oggi aveva fatto pietà. L’anno scorso aveva cominciato a segnare a novembre, quest’anno ha anticipato… ottime premesse!

Mercoledì di nuovo in campo, sperando che il Genoa si dimostri uno sparring partner di livello superiore.

 

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Ventura è un buon allenatore, a cui dobbiamo molta della crescita degli ultimi anni, ma è anche un signore di mezza età che, come quasi tutti i signori di mezza età, ha delle abitudini ormai impossibili da estirpare, perché radicatesi negli anni come certezze dogmatiche e indiscutibili.

Ci sono signori di mezza età che trovano rilassante ravanarsi tra i denti con uno stuzzicadenti a fine pasto. E vagli a spiegare che non è educatissimo.
Ci sono signori di mezza età che suonano il clacson ad ogni cosa che non gli va a genio, mentre guidano. E vagli a spiegare che magari non è necessario e tante volte, se proprio proprio, basta una sfareggiata.
E poi ci sono signori di mezza età che, schiavi dei ricordi dei migliori anni della loro vita, sono convinti che Barreto sia (ancora) un giocatore di calcio.

Ora, io non ho nulla in contrario al piacere di crogiolarsi nei ricordi e all’amare esseri umani di dubbio gusto come Barreto: l’amore cieco.
Però mi va bene se sfoghi il tuo amore schierandolo titolare nel Barcellona in qualche gioco manageriale di calcio su computer. Non se lo inserisci a dieci minuti dalla fine in una partita in cui stai perdendo, togliendo Quagliarella e ammazzando ogni velleità di forcing finale: non so se ci avete fatto caso, ma da allora il Toro non ha praticamente superato più la metà campo. Nel momento in cui avrebbe dovuto VIVERE dentro la metà campo della Lazio con tutta la squadra, Gillet compreso.

Ditemelo. Ditemi perché bisogna ancora ostinarsi a rianimare un cadavere. E’ evidente che Barreto non ce la fa più. Non ci riesce. Non voglio nemmeno arrivare a dire che sia brocco in assoluto, concediamogli anche il beneficio che sia una questione di piazza, che sia l’ambiente torinese il problema e che invece altrove potrebbe risorgere.
Resta il fatto che da noi non deve giocare. Più, mai più.
Grazie.