All’Inter non basta Icardi per superare il Verona e il Milan reagisce alla sconfitta col Palermo di settimana scorsa con una buona prestazione: parte bene, ma non riesce a imporsi alla Samp dei miracoli. E la Juve e il Toro? La prima ha festeggiato alla grande il compleanno di Del Piero infilando il pallone nella porta del Parma per ben 7 volte, mentre il Torino prende tre sberle dalla Roma.

INTERISMI

di Max Multatuli

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L’Inter di Mazzarri mi fa sentire giovane.

Non solo perché ci gioca una cariatide come Vidic, che potrebbe essere mio padre, per voglia di stare in campo, anzi mio nonno, anzi il vicino di casa di Dennis la minaccia che, anziché giocare, preferiva passare le giornate a curare il giardino e lamentarsi dei vicini.

L’Inter di Mazzarri mi ricorda l’Inter della mia giovinezza. Quella tutta cuore di Cuper. Quella sciupafemmine e sciupagoals di Vieri. Quella che non vinceva, anche quando vinceva.

L’Inter della mia giovinezza giocava il calcio della mia giovinezza. Il calcio in cui si esaltavano i Moriero, i Conceiçao ma anche, perché no, i Zambrotta, Di Livio e Torricelli.

Salvo che per i tatuaggi e le magliette aderenti, questo Inter-Verona avrebbe potuto ambientarsi tranquillamente sul finire degli anni ’90 e inizio anni ’00.

Traversoni dalla tre quarti, torri e goals. Due squadre che giocano il calcio che i rispettivi allenatori hanno imparato quando andavano alla scuola allenatori. Me li vedo, Mazzarri e Mandorlini, che il giorno prima della partita sfogliano il quaderno di scuola in cerca di spunti.

Ma va bene così. Per oggi basta cattiverie. Anche perché abbiamo pareggiato una partita persa.

Abbiamo pareggiato e la partita non ha fatto neanche troppo schifo per ben 60 minuti di gioco.

Prova di forza di Icardi e Medel. Con il primo che ha segnato una doppietta essenziale e il secondo che si è fatto buttare fuori per eccesso di minchiate in campo. Comunque godibilissimi entrambi.

Prova di classe eccellente per Handanovic. Ennesimo rigore parato e presente quando la difesa andava a fare in Vidic.

Un pareggio, in una partita giocata per 40 minuti in inferiorità numerica, con occasioni per il Verona tali che la partita poteva finire anche 10 a 1, è grasso che cola, col grasso che è già quasi finito.

Un punto e vai che il campionato è quasi finito. Vero?

 

MILANISMI

di Marta Baudo

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Le LACRIME del “Faraone”, ritornato a bucare la rete con un gol dei suoi, sono l’emblema della rinascita. Per un attaccante il GOL è il PANE. Sarà l’ALBA di un nuovo inizio?
La convinzione che avremmo potuto espugnare il fortino di Marassi arriva dai 40 minuti iniziali, peccato che dietro si balli ancora troppo. E ballare non fa rima con giocare a pallone.
Cullato il sogno di agguantare i doriani in alta classifica post gol liberatorio del numero 92 ma con questo Milan non si possono dormire sonni tranquilli: il pericolo e il guado da superare sono dietro l’angolo.
2 a 2 a Marassi, con la Samp dei miracoli e il mezzo risveglio rossonero non è da buttare: in casa i doriani tritano i loro avversari a piacimento. Certo, con un presidente “attore”, viene da chiedersi fino a quando durerà il fenomeno Samp?!
I calci piazzati restano da anni il più grande cruccio milanista: cambiano gli allenatori ma maledetti corner e punizioni, la solfa è pesante.
Menez, infallibile dal dischetto, ricordati che le partite si vincono anche giocando per la squadra. Inutile essere caldi sui rigori se poi essere “veneziano” è il tuo pregio.
Jeremy: genio e sregolatezza del Milan! Impara l’arte e mettila da parte, prima che sia troppo tardi per la classifica!
Bonaventura docet: vero uomo squadra, trascinatore.
Cosa chiedere di più a un sabato sera con amici, pizza, birre?! Il ritorno alla vittoria rossonera… Sfiorata ma non raggiunta. Serata quasi perfetta. Tifo da curva sul divano.
Un tempo Samp – Milan significava trasferte gastronomiche più Marassi, con gli amici storici e persone care.
Sarebbe stato il TOP arrivare alla sosta con una vittoria: si prospetta un weekend noioso in attesa della MADRE di tutte le partite.
Pippo da giocatore sapeva come vincerle. Vogliamo undici leoni indiavolati.
P.S. La Juve ha giocato contro NESSUNO?!

 

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Oggi, 9 novembre, è il compleanno di Alessandro Del Piero. Compie 40 anni. Io e lui ci conosciamo da quando non ne aveva neanche 20 e io ero alle scuole medie. Per questo oggi parlerò di lui.

In un’occasione così importante, in una data così speciale, la Juventus infatti ha regalato in casa contro il Parma una prestazione maiuscola, finita 7-0 con doppiette un po’ di chiunque. 7-0 contro quelli che non più tardi di una settimana fa avevano rifilato due pere all’Inter, così, giusto per ricordarlo.

La partita paradossalmente non è stata neanche così spettacolare, ancora ancora il primo tempo, terminato con un già più che rotondo 3-0, nel secondo invece il nulla. Quattro azioni della Juve, quattro gol, e tanti saluti. Due nel finale di Morata, utili più per il mio fantacalcio che per altro.

Però durante il secondo tempo il fato ha come voluto omaggiare il nostro capitano, attraverso le gesta di chi ne ha ereditato la maglia numero 10 e il ruolo di eccellenza tecnica della squadra, Carlitos Tevez:

minuto 50, riceve palla a più di 60 metri dalla porta, resiste a una prima carica, punta l’uomo e lo salta in dribbling ma un difensore avversario recupera, e allora palla da una parte, lui scappa dall’altra, girandogli intorno, poi guarda il portiere e lo spiazza, con un destro chirurgico. Un gol capolavoro, come quelli a cui Lui ci aveva abituati, per quasi 20 anni. Un omaggio, mancava solo una linguaccia…

Tanti auguri Ale, questa vittoria è per te, nostro primo tifoso che dovunque fossi domenica pomeriggio, in India come a Sidney, ti immagino davanti alla tv a tifare per la tua Juve.

 

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Quel che non va in questo Toro, in ordine di formazione:

1. Non che non ce ne fossimo accorti, ma quest’anno SI VEDE che Gillet è basso. Lo vedi allungarsi verso quei tiri e pensi insistentemente che se fosse normodotato come un qualsiasi altro portiere della Serie A, ci arriverebbe.
2. Lo era anche in passato, basso dico, ma forse era anche più giovane e riusciva a compensare con l’elasticità.
3. Maksimovic, non sei Garrincha. Piantala lì.
Damian sulla fascia sinistra. Damian sulla fascia sinistra se la cava egregiamente ma, cavoli, è a destra che è davvero forte.
E invece cosa succede al Toro, che è notoriamente una squadra fortunata? Nel momento in cui trova quello che diventerà (ed è diventato) il terzino destro della Nazionale, continua a trovare sul mercato non un ottimo terzino sinistro da fare il paio, ma altri terzini destri buoni (D’ambrosio, Peres) che complicano le scelte e incasinano le formazioni.
4. Gazzi è stanco: ieri abbiamo preso due gol dal limite e uno su inserimento centrale, tre situazioni che probabilmente avrebbe dovuto coprire proprio il centrale di centrocampo davanti alla difesa.
5. Vives è Vives.
6. El Kaddouri deciditi: è l’anno in cui fai il salto di qualità e ti ricavi il tuo spazio da leader e ispiratore, ora che non c’è nessuna altra luce catalizza-palloni (leggi Cerci) che ti può oscurare oppure cosa?
Temo che la risposta sia: Cosa.
7. Petrachi è fallibile. Ci eravamo un po’ illusi che fosse una specie di indovino del mercato ma, in effetti, e lo fosse stato ora lavorerebbe all’Udinese e non da noi. Ci eravamo illusi che non ne sbagliasse una, a parte i terzini sinistri.
Ci chiedevamo dove trovasse certa gente.
Però quest’anno qualcuna l’abbiamo bucata, eh Petrachino? Sto Martinez? Sto Sanchez Mino? Sti Nocerino e Amauri?
Natale niente Bardonecchia con la Torino bene, a lavorare.
Grazie