Tema caldissimo nell’attuale universo rossonero è l’assetto societario e la possibile evoluzione futura. Ogni giorno si rincorrono voci su eventuali nuovi scenari.
L’Oriente chiama, ogni lasciata è persa, urge sfruttare l’interesse verso i colori rossoneri finché è ancora vivo.

L’ideale per il bene del nuovo Milan e di tutto ciò che gli ruota intorno, compreso il tornare ad essere competitivo a grandi livelli, è affidarsi a un investitore straniero. Ben venga qualcuno disposto a mettere benzina nella macchina rossonera. L’evoluzione della situazione economica italiana porta attualmente in questa direzione. Da qualche anno le risorse economiche societarie per investire scarseggiano e la strada percorsa è stata purtroppo quella degli acquisti con il contagocce e dei parametri gratis, con risultati assai modesti.
Cedere in toto o solo in parte? Per il possibile investitore sarebbe molto più interessante poter gestire l’intero pacchetto della società, peraltro attualmente in perdita. Invece Berlusconi, restando fedele alla sua passione, pare interessato all’ingresso di un partner a livello minoritario. Ogni proposta viene ponderata, da oriente a occidente. Sarà comunque un passaggio lento e graduale, anche perché un’iniezione di liquidità non è detto che equivalga a immissione di passione e competenza. E qui sorge spontanea una domanda. In uno scenario del genere ci si avvarrà dell’esperienza di Adriano Galliani o si rifonderà in toto l’assetto societario?

Il passaggio di consegne tanto auspicato dai tifosi dovrebbe far sì che lo stile e i valori del Milan, che l’hanno contraddistinto nella gloriosa storia, rimangano tali. Emblematico dei giocatori rossoneri è l’essere prima uomini, professionisti seri, e, poi, grandi campioni.
Per esempio, riuscire a riportare Maldini nel Milan, in una posizione di rilievo costituirebbe un valore aggiunto per il nuovo corso.
La presidenza Berlusconi ha innegabilmente permesso a questa società negli ultimi trent’anni di arrivare in alto dalle ceneri del fallimento in cui si trovava. Anni d’oro e di trionfi in Italia, in Europa e nel mondo con calcio spettacolo, giocatori di talento, tifosi in visibilio. L’appeal del Milan ha fatto indossare i colori rossoneri ovunque ai ragazzini con un pallone tra i piedi.

L’arrivo di grandi campioni al Milan ha inoltre trainato il successo nelle campagne elettorali, quando Berlusconi ha deciso di scendere nell’arena, importando in politica gergo e slogan del calcio. Un mix di passione e di interesse a favorire le diverse attività imprenditoriali di famiglia. Le reti Mediaset ne hanno beneficiato.
Oggi il Milan viene vissuto dalla famiglia Berlusconi con un certo distacco. Marina, da sempre contraria, non vede l’ora che arrivi un passaggio di proprietà. Solo Barbara, con Casa Milan, ha portato una ventata di novità; nessun altro dei figli nutre interesse per un’attività in continua perdita.

La costruzione dello stadio di proprietà è un elemento chiave per i nuovi possibili partner. La partecipazione di uno o più sponsor sarà fondamentale, date le difficoltà oggettive in Italia, per simili iniziative. La strada tracciata deve partire da qui, utilizzando le strutture sette giorni su sette, come accade in Inghilterra, aggregando tifosi e famiglie, fidelizzando il pubblico, creando un legame tra squadra e sostenitori, in modo che diventino davvero il “dodicesimo uomo”.
Tornare ad essere grandi e lottare per obiettivi prestigiosi, vincendo trofei, parte da questo presupposto: senza investitori e stadio di proprietà non andremo lontano.
Benvenuta rivoluzione rossonera!