I nerazzurri deludono soccombendo ai granata, che all’ultimo portano a casa i tre punti. Incubo senza fine per il Milan di Inzaghi, che si fa battere 3-1 dalla Lazio, mentre la stella Juve è sempre più luminosa grazie al fenomeno Paul Pogba.

INTERISMI

di Max Multatuli

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No, ma io non ce la faccio a commentare la partita di domenica. Inter-Torino 0 a 1 con goal di culo al 94esimo.

No, davvero non ce la faccio.

Una partita oscena, nella tradizione di Inter-Torino, ma anche più oscena della tradizione. No, davvero non ce la faccio.

L’Inter vince e convince in coppetta Italia e poi si fa ammazzare il gioco dai primi scassapagghiari che incontra in campionato? No, davvero, non insistete, non ce la faccio a commentare.

L’Inter non gioca a calcio per 86 minuti, giochicchia a qualcosa che assomiglia al calcio per 7 minuti e poi in 1 minuto il Torino segna e vince? No, davvero, ve lo chiedo per favore, non ce la faccio a scrivere nemmeno due parole in croce su Inter-Torino.

A San Siro, in un freddo gennaio, una squadra, l’Inter, gioca come se stesse in vantaggio 10 a 0 per 93 minuti, dico 93 minuti, di gioco. Anzi no, 93 minuti di non gioco. 93 minuti di passaggi laterali e arretrati e cross alla minchia stile Mazzarri. 93 minuti buttati nel cesso in cerca di un pareggio 0 a 0 da sfigati. Poi il Torino fa un po’ di carambole e pim pum pim pum pam goal. No, dico, considerato tutto questo, siete davvero crudeli se mi fate commentare Inter-Torino.

Maxi Lopez. No, dico, l’avete visto quel cornuto di Maxi Lopez? Io Inter-Torino non la commento, ve lo dico.

Giusto questo finesettimana che il Milan e il suo già capitano Mexes giocano la loro migliore partita per giunta. No, no, no. Io non la commento Inter-Torino 0-1 con goal al 94esimo. Non la commento.

Andatevi a leggere il commento di quell’infame granata se proprio ci tenete a sapere com’è andata.

MILANISMI

di Marta Baudo

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C’era una volta…

  • Un Presidente che trattava la propria squadra come una figlia, dedicando anima e cuore ad essa, investendo per farla diventare grande;
  • Una Società che a Gennaio programmava il mercato estivo e prenotava con oculatezza gli acquisti migliori … senza lasciarseli sfuggire sotto il naso;
  • Un Club unito, coeso in ogni suo reparto;
  • Una Società maestra nella comunicazione e pianificazione;
  • Un gran numero di giocatori che faceva la fila per andare al Milan;
  • Una Squadra animata da sacrificio, identità e personalità, che non faceva soffrire d’insonnia i propri tifosi;
  • Un gruppo di giocatori che usciva dal tunnel di San Siro incutendo paura agli avversari;
  • Un vero Capitano, dentro e fuori dal campo e una formazione conosciuta a memoria;
  • Un insieme di tanti atleti dai piedi buoni, che in campo solo a gesti e sguardi si intendevano alla perfezione;
  • Un team che in svantaggio dava l’anima per ribaltare il risultato, o comunque cercava sempre di segnare un gol più degli avversari;
  • Un Tifoso che andava allo stadio per vedere tanti giocatori di classe insieme e vincenti;
  • Uno Stadio colorato a festa, caldo e appassionato: biglietto pagato, spettacolo garantito;
  • Un clima sereno, allegro che colorava Milanello e il Milan;
  • Una Squadra che non sapeva cosa volesse dire giocare da provinciale o non giocare proprio;
  • Una Squadra che insegnava calcio non solo in Italia, che aveva la Champions nel proprio DNA.

…e alieni, annaspano in un naufragio rossonero

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Oggi parlando di Juventus-Chievo potrei toccare diversi argomenti. Potrei ad esempio parlare di una vittoria che credevo più facile sulla carta e che invece facile non è stata, per merito di un buon Chievo disposto come sempre bene da Maran, uno che vale più di molti blasonati allenatori. Ma a proposito di allenatori potrei parlare, finalmente bene, di Allegri, che per la prima volta ha letto la partita e ha azzeccato non solo i cambi di uomini ma anche di moduli. Oppure potrei parlare della classifica, che ci vede a +7 sulla seconda, che in questo momento non ricordo neanche bene chi sia.

Ma in questo lunedì post campionato potrei tralasciare il discorso juve e concentrarmi, di nuovo, sulle splendide performance di Milan e Inter, ma ne ho già parlato settimana scorsa e non vorrei sembrare ripetitivo. Inoltre il discorso qui sarebbe brevissimo, perché in due parole avrei detto tutto: fanno schifo.

Invece oggi mi soffermerò a parlarvi di un mostro, che risponde al nome di Paul Pogba. Quando vedi partite come quella fatta ieri dal gigante francese spesso senti dire che andrebbe fatta vedere nelle scuole calcio, per mostrare ai bambini un esempio di come si gioca a questo meraviglioso sport. Ecco, son cazzate.

Ci sono giocatori che, grazie al sudore, agli allenamenti, al comportamento dentro e fuori dal campo, possono diventare campioni, possono vincere tutto ed essere sì un esempio per gli altri. Ma poi ci sono alcuni giocatori che semplicemente hanno qualcosa in più, che non tutti hanno e che nessuno potrà mai dare loro. Non avrebbe nessun senso dire a un bambino di guardare come Messi dribbla 7 avversari in un metro quadro a 200 km/h, perché tanto nessun bambino riuscirebbe a imitarlo. Ecco, la stessa cosa vale per il Pogba visto ieri, e per fortuna visto sempre più spesso ultimamente: anzi, dovrebbero fare come nel wrestling, mettere in sovra impressione la scritta “non provate a farlo a casa” perché quello che fa lui in campo non è normale, non è da tutti, anzi è proprio unico.

Riguardate il gol di ieri, di sinistro, poi quando avete finito di applaudire ditemi se non ho ragione. Paul Pogba, semplicemente un mostro!

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Milan e Inter

Il gesto “di felicità” con cui Maxi Lopez ha salutato i tifosi di Maurito Icardi dice tutto. Il cornuto, a capo della squadra cornuta per stemma, che entra in casa del cornificatore e gliela mette a soqquadro.
“Ciao, sono venuto per parlare di te e mia moglie”, quello ride sarcastico convinto di essere lui il vincente e tu lo sfigato e, BOOM, gli metti lo 0-1 al 94esimo.

L’abbiamo fatto per voi, cornuti di tutta Italia. Si chiama vendetta. Voi che ne avete prese tante, voi che siete stati sbeffeggiati, derisi, che vi sentite sconfitti cronici.
Le squallide squadre a righe non la sfangano sempre per diritto celeste. Può capitare che Benassi faccia un regalo a Pirlo in pieno e recupero e la Giuventus vinca. Può capitare che il Milan più penoso della storia venga battuto da tutti ma esca da Torino con un punto miracoloso, dopo essere stato impallinato di tiri per 90′.
Ma poi alla fine la ruota gira e a pagare per tutte le malefatte dei biancorossoneroazzurri arriva l’Inter.
Squadra magari non orrenda come il Milan, ma quasi.
Squadra pilotata da un pischello arrogante ed emergente che s’è portato via la raffinatissima signora di un elegante signore biondo ormai calcisticamente sul viale del tramonto.

E quando quell’elegante signore biondo al 94′ ha spizzato in area il pallone decisivo, appoggiandolo sulla fronte di Moretti, che a sua volta lo appoggiava alle spalle di Handanovic e nel loculo di tutti gli interisti, Icardi in primis… beh, tutto è finalmente andato a posto.