La Juve a un passo dal titolo numero 31 (non tutti sanno contare, l’analfabetismo di ritorno è una brutta piaga sociale), il Milan a un passo dal baratro e da importanti decisioni tecniche e societarie.
Inter e Toro, intanto, si giocano una bellissima volata europea con almeno altre tre squadre.

INTERISMI

di Max Multatuli

Max Multatuli
Un’Udinese-Inter da alzarsi di botto, tra lo stupore generale (di nessuno visto che vivo solo come un cane bastonato), e ribaltare tavolo, sedie, comodini, lampade, televisore, computer, piante di basilico morte perché non ci do mai l’acqua e quant’altro.

Insomma, un’Udinese-Inter da fare casino, bordello, schifio (come dicono a Rotterdam).

1 a 2. Che siccome si giocava fuori casa vuol dire che abbiamo vinto.

E allora perché il bordello?

Perché porca di quella miseriaccia ladra abbiamo rischiato di pareggiare se non perdere contro una squadra di brocchi assoluti e categorici, roba da Milan per intenderci.

Perché abbiamo giocato in 11 contro 9 per il tempo sufficiente a vincerla 1 a 10 sta partita.

Perché giustamente alla fine Mancini s’è anche incacchiato di brutto brutto brutto che uno paga gli attaccanti a fare se poi neanche la buttano dentro da tre metri perché pare brutto?

Abbiamo vinto per il rotto del preservativo una partita che potevamo e dovevamo dominare.

E c’è un altro motivo importante per fare bordello e casino. Questa volta un motivo positivo. Al di là del risultato che dà speranza allo spogliatoio, questa è stata la partita dell’amico Poldi Podolski, ribattezzato Selfoski per tutte le foto che si scatta in giro per Milano.

Poldi Podolski Selfoski è un crucco e come per gli juventini a tutti i crucchi si aggiunge fisiologicamente il complemento di materia “di merda”. In quanto crucco di merda, Podolski è un odioso sbruffone che crede di essere figo. Gli è capitato di culo di vincere la coppa del mondo e da là in poi ha deciso di non giocare.

Podolski è un giocatore sopraffino dalla testa fatta della stessa materia del concime che usano Vinovo. Da quando è arrivato a Milano, a parte una partita, Podolski s’è segnalato per l’indolenza e la pigrizia a tuttocampo.

Podolski ha segnato. E non un goal qualsiasi, una roba da far vedere ai nipoti tra una partita e l’altra di bocce.

Ci aspettavamo la geniale follia dal brasileiro Hernanes e dal colombiano Guarin. E invece la locura è arrivata dal teutonico Podolski. Grazie, Poldi, per aver ribaltato con la tua sola presenza a Milano quasi tutti gli stereotipi culturali che avevamo sui tedeschi.

Quasi tutti, perché sempre crucco di merda resti.

MILANISMI

di Marta Baudo

Marta Baudo
La curva a ragion veduta disegna sugli spalti di San Siro:
BASTA
Mettete fine a questo scempio

Aprile: mese di compleanni importanti: da Ricky Kakà a Matteo Manassero, e, last but not least, il mio il 27.
Compleanni: festa, divertimento, regali!
I regali ora arrivano solo da amici e parenti!
Un tempo ricevevo regali anche da 11 atleti in campo.
Festeggiavo i compleanni tra trasferte europee e vittorie in campionato: non so più cosa siano…
Ora i festeggiamenti sono magici solo su terrazze milanesi con vista mozzafiato. Gli amici con cui festeggiare i compleanni ci sono sempre… Non come il Milan smarrito in un mare sempre più nero.
La squadra precipita nel burrone e non sa più come sia la vista dall’alto.
Fine aprile era un periodo magico: ora solo noia, tristezza, partite inutili, senza obiettivi.
Che apatia.
Andare allo stadio serve solo a manifestare sdegno e dissenso.
Il piacere vero è solo festeggiare e brindare ai 33 compiuti ! Un numero non a caso…
3 il numero di Paolo Maldini
33 il numero di Thiago Silva
Mi viene da piangere… Se penso a 3 e doppio 3.
Tornate presto in mio aiuto.

Salvate il soldato Milan/Marta!
Rivoluzione dall’alto al basso.

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

Edoardo Pavesi
Juve-Fiorentina 3-2.

Dica trentatré

GRANATISMI

di Cristiano Girola

Cristiano Girola

Mancare i match point.
Dicono che sia questo che distingue quelli bravi dai campioni.
Perché già solo arrivare al match point certifica che sei bravo, sia chiaro. I perdenti manco li sfiorano.
Se poi manchi un match point, ma la colpa di averlo mancato non è tutta solo del tuo improvviso braccino o della tua pancia satolla o della tua concentrazione ballerina ma c’è uno zampino grosso grosso – uno zampone – di quell’oscura figura chiamata “arbitro di porta”, allora sei più che bravo. Sei quasi campione.
Il quasi campione è il Toro, che ieri poteva fare un balzo decisivo verso la qualificazione europea.
Lo zampone invece è quello di un signore che svolge il mestiere più oscuro e inutile dell’orbe calcistico: messo lì per dirimere questioni sui gol fantasma e per coadiuvare l’arbitro sulla gestione dell’area di rigore, solitamente non fa nulla di tutto questo.
Solitamente ruba e basta. Che novità, direte voi, è un arbitro. Ma l’arbitro di porta non ruba a favore della Rubentus, come i suoi più blasonati colleghi che presidiano altre zone del campo. L’arbitro di porta di solito ruba lo stipendio e basta. Per se stesso. Affonda nella sua inutilità, sparisce in novanta minuti più recupero durante i quali di solito nessuno si accorge di lui.
Tra poco, con l’introduzione delle tecnologie di porta, il suo ruolo dovrebbe sparire completamente con non buona, ma ottima pace di tutti.

Come spesso accade, al tramonto di un’epoca si assiste a improvvisi colpi di coda di chi non si rassegna all’estinzione. E’ successo ieri a Palermo. L’arbitro di porta che faceva placidamente compagnia a Sorrentino nel secondo tempo, in un sussulto di orgoglio ha voluto lasciare un segno a nome della categoria: una fiche buttata lì per poter dire “sì, sono l’unico arbitro di porta che, nella breve storia degli arbitri di porta, ha preso una decisione”.
Certo, bravo.
Peccato tu l’abbia presa sbagliata, facendo annullare un gol che, se quello è fallo, sono falli tutti i contrasti aerei dalla fondazione dello Sheffield F.C. ad oggi.
Che dirti, uomo inutile che ti occupi della manutenzione della linea di fondo? Che potevi startene lì, indistinguibile dai raccattapalle, come è sempre stato, godendoti l’arietta calda di Palermo, senza interferire. E lasciar libero il destino di fare quello che, stranamente, da due anni a questa parte, sta facendo ogni tanto con il Toro: premiarlo.

Ma non è finita. L’Europa è a -3 comunque. Forza ragazzi.