Ogni estate si ripete la solita commedia del calciomercato. La campagna acquisti del pallone è diventata il gossip dello sport, l’equivalente di quell’informazione-divertimento dilagata anche in altri settori.

E’ la materia che tira (o si ritiene tiri) di più quando si parla di calcio. In effetti la prima domanda che uno si sente porre, quando l’interlocutore scopre di avere di fronte un giornalista sportivo, è: “Chi compra la mia squadra?”. Mortificante che uno sport splendido come il calcio sia ormai sostanzialmente raccontato attraverso i movimenti, veri o presunti, dei suoi protagonisti, trascurando quasi completamente le storie, i percorsi e le caratteristiche tecniche di questi atleti. Sarebbe come se la spiegazione delle vicende politiche prescindesse dai contenuti dei discorsi e dei programmi dei leader o dei parlamentari, limitandosi a descrivere i cambi di partito o di maggioranza (a ben vedere, non è che si vada poi così lontani dalla verità vista la frequenza dei movimenti tra un settore e l’altro del Parlamento).

A rendere ancora più stucchevole tutto questo c’è un fatto: in Italia praticamente nessuno compra più fuoriclasse di livello mondiale all’apice della carriera. I nostri grandi club acquistano chi non è titolare nei grandi club degli altri principali campionati europei: Balotelli (Milan) e Tevez (Juventus) non erano titolari nel Manchester City, Gomez (Fiorentina) non era titolare nel Bayern Monaco, Higuain (Napoli) non era sempre titolare nel Real Madrid. In questo contesto bisogna applaudire chi scopre giocatori dal nulla e li valorizza, come fanno Fiorentina, Udinese o la Juventus, nel caso di Pogba. Ma, a parte queste eccezioni, la grancassa deve comunque suonare anche senza motivo. Così, ogni ora di ogni giorno su tv, giornali e siti, è un flusso di novità e presunte esclusive. Queste alcune caratteristiche.
1 – La prossima settimana è quella decisiva. Questa frase viene ripetuta pressoché ogni giorno da giugno fino a fine agosto. Riguarda le trattative più calde. La settimana successiva si chiude e questo postulato viene regolarmente rinviato di sette giorni in sette giorni, ma, cascasse il mondo, “la prossima settimana è quella decisiva”. Fino al prossimo rinvio.
2 – E’ in corso un vertice di mercato. Ogni incontro di due o più persone – dirigenti, procuratori, intermediari – è un vertice di mercato, parola che una volta veniva riservata agli incontri per il disarmo nucleare tra Reagan e Gorbaciov. Oggi invece, nel frullatore del mercato, basta che si incontrino un ds e un agente ed è già vertice. Anche i vertici spesso vengono rinviati di giorno in giorno.
3 – Il nuovo Maradona o il nuovo Pelè. Ogni nuovo arrivo è circondato da aspettative mirabolanti. Basta aver fatto un gol in Serie A, se si viene acquistati dalla squadra giusta, per essere presentati come dei fenomeni pazzeschi. Dopo poche settimane il presunto fuoriclasse si sgonfia e finisce in panchina. Ma il prossimo colpo sarà ancora “il nuovo Maradona” o “il nuovo Pelé”.
4 – “Finalmente nella squadra che tifavo da bambino”. Da manuale anche le dichiarazioni al momento della presentazione ufficiale, sempre seguita da foto con sciarpa al collo, spesso passata da un capo-ultrà che sembra già il migliore amico del calciatore appena arrivato. Per il nuovo acquisto è “un sogno che si realizza” perché finalmente gioca “nella squadra per la quale ha sempre fatto il tifo”. Alla fine viene il sospetto che le squadre del cuore del bambino diventato calciatore fossero più di una.
5 – “Mai dire mai, il mercato è imprevedibile”. Frase cult delle ultime estati. La pronunciano indistintamente il calciatore che vuole cambiare aria (ma non può dirlo), il procuratore che vuole che il calciatore cambi aria (lui può dirlo più esplicitamente perché è il suo mestiere) o il dirigente che non vuole ammettere che vuole cedere quel calciatore per incassare qualche milione. Molto diffuse le percentuali. Se un giocatore dice che al 99,9 non si muoverà, significa che se ne vuole andare. Se lo dice un dirigente a proposito di un calciatore nella rosa del club, significa che lo vuole vendere. Se lo dice un agente, significa che aspetta offerte per il suo assistito.

PS. In tutto questo parlare di calciomercato, raramente si pone l’accento sulle dinamiche di fondo. Ormai molti calciatori sudamericani sono di proprietà di fondi privati differenti rispetto ai proprietari delle società. Non è il massimo per uno sport perché il controllo degli atleti sfugge a Federazioni e club. Tanto è vero che l’Uefa di Platini ha iniziato a preoccuparsi anche perché si è resa conto che, in questo modo, molti soldi generati nel calcio finiscono fuori dal sistema (la Fifa è più cauta perché sa che questi fondi privati aiutano il calcio in due Paesi chiave, come Argentina e Brasile). In Portogallo sono stati creati fondi sui calciatori da parte di alcune banche. Sono stati creati fondi di questo tipo in paradisi fiscali da parte di agenti ed ex dirigenti di club calcistici. Forse anche qualche calciatore partecipa a fondi che controllano il cartellino dei suoi stessi colleghi. Sempre più spesso gli agenti sono anche intermediari delle trattative. Il mercato europeo di vertice è, in buona parte, gestito da alcuni potentissimi intermediari. Alcuni affari di difficile comprensione tecnica obbediscono proprio a questa logica. A fianco degli ingaggi, sono previsti compensi per diritti di immagine che possono facilmente servire a eludere il fisco. Alcune procure italiane indagano su alcuni affari del mercato calcistico proprio per questi motivi e, negli anni scorsi, molti agenti e dirigenti sono stati deferiti dalla Figc per violazione delle norme federali in materia. Ma va bene così: la settimana prossima è quella decisiva.

  • Tevez calciomercato
  • Mario Gomez calciomercato