Oggi si parla (anche) d’altro, non solo di campionato. Si parla delle castronerie di Arrigo Sacchi, del sogno Parma che va a infrangersi, del sogno Europa del Torino che è ancora lì, fragile ma in piedi, dell’apparizione di un Gullit che fa sognare.

INTERISMI

di Max Multatuli

Max Multatuli
Che cazzo di settimana ragazzi. Che cazzo di settimana cazzutissima. Non so neanche da dove cominciare.

Cominciamo dal mezzo. Roma-Faienord con quei vandali spilungoni che devastano Roma. Sempre detto che più sono alti e più sono scemi (Ranocchia docet).

Il Parma. Che l’avete visto il Parma? Da settembre che non paga stipendi. Da settembre. Quanti mesi sono da qui a settembre? Da settembre. Roba da prima pagina sulla Gazzetta da settembre a oggi: “ancora non pagati gli stipendi del Parma”. Un campionato completamente falsato e i quotidiani sportivi italiani ancora ad assegnare gli spazi secondo il manuale cencelli del calcio. Avete mai aperto la Gazza? Tot spazio a Juve, tot a Milan, tot a Inter e alle altre squadracce quello che rimane. Non importa se una squadra di Serie A è di fatto fallita, da settembre, o se magari un’altra sta giocando un bel calcio. Quelle storie vanno comunque in fondo.

Un campionato falsato. Io a questo punto lo annullerei, manderei la Juve in B e assegnerei lo scudetto al Napoli.

Un campionato falsato anche dalla presenza di negri. Troppi negri in questo campionato. Colpa delle giovanili, ovviamente, dove crescono solo negri. L’Inter ha vinto il torneo di Viareggio, la più importante competizione per giovanili di club che si gioca in Italia. Roba che l’anno scorso, quando vinse il piccolo Milan di Inzaghi, tutti a urlare al genio di Inzaghi. L’Inter ha vinto a suo modo, con una squadra di grandi atleti, non importa di dove. (È la nostra storia, ne siamo orgogliosi. Quando lo capirete che noi siamo l’Internazionale?)

Il responsabile del settore giovanile della nazionale, invece di fare i complimenti di rito al club Inter se n’è uscito con “uè figa ma quanti cazzo di negri c’avete?”. Un signore, il signor Sacchi Arrigo. Non importa che alcuni di quei negri siano nati in Italia. Non importa che altri siano nati in situazione disastrate, emigrati con la loro famiglia in qualche modo quando avevano cinque anni e cresciuti a pasta e pallone come i migliori bimbi italiani. Non importa questo, conta che siano negri. Grazie signor Sacchi Arrigo. Non solo c’ha reso omaggio della sua personale interpretazione di “non ci sono negri italiani”, ma abbiamo anche rivalutato tutti, grazie a lei, il Dott. Tavecchio di Opti Pobà.

Ma arriviamo al dunque di questo Cagliari-Inter. Comincio con lo scusarmi con i lettori. Mi dispiace che avete dovuto aspettare a leggere Milan-Juve-Toro. Non è colpa nostra se alcune partite si giocano anche di lunedì. Spero che abbiate trovato qualcos’altro da leggere lunedì mattina. Per fortuna ci sono stati gli Oscar, col loro carico di foto di gnocca a far calare la produttività negli uffici di tutta Italia.

Cagliari-Inter, si diceva.

Cagliari-Inter poteva benissimo essere Celtic-Inter di coppa Uefa, o Inter-Napoli di coppa Italia. Partite, queste, con sprazzi di grande gioco dell’Inter dal centrocampo in su, accompagnate da caos totale e assoluto dal centrocampo in giu.

Cagliari-Inter poteva finire 3 a 2 per loro e grazie al cielo è finita 1 a 2 per noi. Goals meravigliosi di Kovacic, l’enfant prodigo, e dell’imperituro Icardi.

L’analisi è semplice: c’abbiamo avuto culo.

Dio è negro e tifa Inter. Non ditelo a Sacchi, ma c’ha anche la faccia di Morgan Freeman.

MILANISMI

di Marta Baudo

Marta Baudo
C’è chi, come la Roma addirittura, a fine febbraio, decide di chiudere il campionato, con pareggi a valanga, per annoiare i tifosi di tutte le squadre; e, c’è chi torna alla vittoria.
Una grande tristezza vedere dagli spalti di San Siro sempre più zone vuote, come se, uno degli obiettivi prefissati da Pippo a inizio stagione, sia durato poche partite!
All’intervallo la mascotte “Milanello” si mette in mostra con uno show pur di intrattenere i pochi paganti.
Incredibile a dirsi… il Milan esce dal Meazza con 2 reti fatte e 0 incassate come non succedeva da Milan-Napoli: sarà la pochezza degli avversari, più di là che di qua, o saranno, anche, i segnali di una timida ripresa? Chissà…
Un pallido sole rossonero illumina San Siro. Apriti cielo!
Tra noia e sonnolenza tre punti sudati da tenersi stretti: ogni azione avversaria è pericolosa.
Suspense fino agli ultimi secondi: il colmo è che l’avversario non era il Real Madrid o la Juve, ma il Cesena, che lotta nelle retrovie. Noi siamo maestri nell’arte di tener vivi gli avversari.
Per di più dover vedere Abbiati titolare non ispira sicurezza e tranquillità, anzi paura a 1000.
11 personaggi in cerca d’autore in campo… Scapoli vs ammogliati?
Quasi un miracolo aver rivisto nella prima parte del match una mini voglia nel dizionario rossonero.
B & B: non Lady B… ma Bonaventura e Bonera, migliori di giornata, accoppiata vincente!!
Jack uomo ovunque, non sbaglia mai, e ci tiene a galla con una perla, facendo tirare un sospiro di sollievo a questo Milan. Pensare che è arrivato quasi per caso: i giochi del destino.
Fa rabbia non avere uomini di gran personalità in campo, ma solo mediocri.
Fino al 2010 c’erano tanti giocatori in cui i tifosi si identificavano, ora trovarne uno solo è un’impresa! Per di più rivedere Gullit allo stadio crea grande nostalgia e malinconia…
Cercasi ora continuità di risultati con più voglia e idee di gioco.
Diavolo, sarò sempre al tuo fianco!

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

Edoardo Pavesi
Oggi non vi racconto una partita giocata 4 giorni fa, ma vi racconto una storia di oltre 25 anni fa. Perché sinceramente capirete che parlare di una vittoria in casa, seppur contro la squadra nerazzurra più importante della Lombardia, in concomitanza con l’ennesimo pareggio della “grande” Roma, rischia di essere abbastanza pleonastico rispetto a quanto sta avvenendo in queste ore al Parma e soprattutto a Parma.

Per chi come me nasce negli anni ‘80 e si affaccia al calcio con cognizione di causa intorno ai mondiali di casa nostra, il Parma non è una squadra qualsiasi. Non sono nomi qualsiasi quelli di Nevio Scala, del portiere Taffarel, di Minotti, di Benarrivo, di Asprillia, di Grun, di Brolin e del “sindaco” Osio; seppur forse meno blasonati dei Thuram, dei Buffon o degli Amoroso che seguiranno, sono senza dubbio più importanti per noi, più emozionanti e più intimi.

Era una favola, quel Parma. Non solo vinceva, anche a livello europeo, ma giocava bene e giocava pulito, come la faccia del suo capitano, Lorenzo Minotti, come la provincia italiana vuole, come la pasta fatta in casa diciamo, e nessuno poteva immaginare cosa ci fosse dietro.

Ce lo hanno sbattuto in faccia anni dopo, primi anni 2000, quanto di sporco in realtà invece ci fosse dietro a quel sogno di provincia: Callisto Tanzi, la Parmalat, un crack da miliardi (tanti, tantissimi miliardi) di lire, un sacco di gente sul lastrico!

Fu brutto, molto più brutto di un Cecchi Gori e dei suoi cinema, molto peggio di un Cragnotti con la sua Cirio: un po’ perché a livello sociale ebbe conseguenze più gravi sulla gente, quella comune, e un po’ perché quella città era diventata simbolo di sport pulito, felice, nel calcio di Scala come nella pallavolo di Giani, era una bell’immagine di un’Italia piccola ma vincente, e invece…

…e invece ce l’hanno portato via, quel Parma, a tutta una generazione che poteva recitare a memoria Mussi, Di Chiara, Apolloni, Zoratto…

Ecco, oggi una “piccola storia ignobile” di oltre 25 anni fa è più attuale che mai. E se 15 anni fa sentirla mi ha fatto male, ma davvero male, oggi mi fa schifo, ma davvero schifo. E capirete quindi che di Juve Atalanta 2-1 possiamo anche non parlarne, mi perdonerete.

GRANATISMI

di Cristiano Girola

Cristiano Girola

A noi del Toro gli attimi magici capitano, ma molto raramente. Il Destino ce li centellina, dice per farceli godere di più ma secondo me semplicemente perché è stronzo. E gobbo.
Ed è il motivo per cui domenica sera, stappando una birra e accomodandomi in poltrona, ho dichiarato ad alta voce che avrei assistito volentieri a una debacle clamorosa in quel di Firenze.
Una partita senza appello, 3-0 per i Viola e tutti a casa.
In cambio imploravo uno 0-1 clamoroso a Bilbao. Una di quelle partite epiche, risolte all’ultimo minuto da un peone qualsiasi, tipo Vives.
Ecco.

Ora sono disperato. Ho in mano biglietti aerei, prenotazioni in albergo e biglietti d’ingresso allo stadio per la partita di giovedì. Ho la sciarpa commemorativa del match e la maglia granata da indossare sotto tre golf. Ho una fame di pinxtos pazzesca.
Ma sono disperato. Perché la partita è irrecuperabile. O meglio, la botta di culo che serviva a vincerla ce la siamo giocata. Ma si può? Si può sprecare prima di Bilbao il jolly di un match unico nella storia del calcio, baciato dalla congiunzione astrale di Padelli che para un rigore e Vives che fa un gol bello e difficile che raddrizza una partita a tre minuti dalla fine?
Non capiterà mai più, gente. Adesso è più conveniente votarsi a qualche santo (Mames, mi senti?) o all’invasione delle cavallette, per passare il turno.

Finito il piagnisteo scaramantico, passiamo ai fatti.
Il Toro di questo periodo è bello. Lo è stato giovedì scorso nell’andata dei sedicesimi e lo è stato domenica a Firenze. Rigori e semirigori a parte, le occasioni migliori le abbiamo avute noi. Se al momento di tirare Martinez riuscisse a stare in piedi, avrebbe segnato in entrambi i match (e forse li avremmo vinti). Maxi lotta, Quaglia e El Kaddouri fanno assist di tacco pazzeschi, i nostri tre terzini sono degli Alta Velocità, che non fateli vedere in Val Susa che li abbattono.
Il Toro è bello e se avesse una panchina più lunga e Bruno Peres in lista Uefa, potrebbe farcela davvero.
Il Toro è bello e io sarò lassù con lui.
FVCG.