Dovremmo iniziare a parlare della Roma, perché ultimamente le chicche migliori vengono dalle partite dei giallorossi. Qualche volontario per i Romanismi?
Intanto noi continuiamo blaterare delle nostre squadre.

INTERISMI

di Max Multatuli

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Nella Gazzetta di domenica 11 gennaio 2015, Gasperini dichiara che lui e noi avevamo idee diverse e che lui è ripartito mentre noi no. Mai parole furono più accurate. Glielo si deve riconoscere a Gasperini, scemo non è. Solo scarso.

La scelta di Gasperini come allenatore dell’Inter segnò la fine dell’era Moratti. Un tecnico inetto scelto ad allenare la squadra che solo un anno prima aveva vinto il triplete. Un tecnico la cui più grande conquista, a settantanni (almeno questi gli anni che dimostrava e dimostra), era stata la salvezza anticipata del Genoa, con Diego Milito e Thiago Motta in campo.

Due idee di calcio diverse: l’Inter stratosferica di Mourinho contro il Genoa l’importante è non retrocedere di Gasp.

Dopo il giusto esonero di Gasperini l’Inter faticò parecchio a ritrovare se stessa, e forse ancora non c’è riuscita, mentre Gasperini riuscì a trovare palcoscenici alla sua altezza: il Genoa.

Gasperini al Genoa e Mancini all’Inter. Questo il giusto epilogo della vicenda.

Inter-Genoa del 11 gennaio 2015 non è stata solo una giusta vittoria dell’Inter su un insignificante Genoa, straordinariamente più in alto di noi in classifica. Inter-Genoa 3-1 è anche il segnale che il popolo interista aspettava dal luglio 2010. O quantomeno dal novembre 2013, anno del pensionamento della gloriosa Inter morattiana. L’Inter sta ritrovando un’identità. L’identità di pazza Inter (ma anche) amala. L’identità di una squadra che entra in campo con una punta e tre attaccanti dietro.

L’identità italiana, europea e internazionale di un club che sceglie il meglio (secondo le proprie risorse).

Grazie Thohir per averci regalato un sogno. Grazie Gasperini, per averci ricordato che cosa abbiamo rischiato di diventare.

MILANISMI

di Marta Baudo

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Toro – Milan, un anno dopo, punto e daccapo.
Vergogna Milan, squadra alla frutta, rosa meno che mediocre.
Baratro sfiorato; il punto guadagnato, per i granata è come una vittoria, per i rossoneri è come avere il bicchiere vuoto.
Dategli cuore, grinta , attenzione.
Troppe incertezze palesate ovunque, imbarazzante!
Quante note sul registro della classe milanista… Quanti punti interrogativi… vertici, bandiera, leader.
Se i giocatori attuali, pur modesti, avessero la voglia e l’attaccamento alla maglia che animavano i Maldini, Gattuso, Inzaghi, Sheva, la solfa sarebbe diversa.
In tutto ciò l’ex numero 9, con i limiti del debuttante, fa da capro espiatorio!
Povero Diavolo! Vantaggio: arma a doppio taglio. Ma non solo, continuiamo a complicarci la vita in inferiorità numerica.
Pazzini nel finale non sarebbe stata un’idea strampalata.
Senza qualità e personalità in difesa e a centrocampo la storia siamo noi; mancano due perni alla Thiago Silva e Pirlo, tanto per non fare nomi.
In sintesi 7 punti chiave:
1) Niang titolare è da pazzi , non un buon segno!
2) Il fattore D: Diego strepitoso, De Sciglio, ex giocatore, smarrito, impresentabile.
3) Darmian , ex rossonero, freccia impazzita, come ai mondiali.
4) Farsi schiacciare, senza avere il coraggio di giocare e senza passare il centrocampo è da provinciali; sarà diventata una provinciale il Milan?!
5) Corner, fenomeno astrale.
6) Cattiveria agonistica e verve palesate solo su sponda granata, tra l’altro in emergenza.
7) Ventura abbronzato, Pippo quanti capelli bianchi!
Toccato il fondo, rialzati vecchio cuore rossonero.

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Niente, non ci si può neanche distrarre un secondo che ti inventano delle polemiche calcistiche dal nulla, così, in un attimo, con un tweet…

Scrivo il pezzo verso mezzanotte, dopo essermi guardato un paio di puntate di Breaking Bad, bello contento per come si era vinto al San Paolo. Pensavo appunto a cosa avrei scritto dopo e il “titolo” cui avevo pensato doveva essere una cosa tipo “La solita juve bella e sprecona passa in vantaggio, si fa rimontare, rischia di perdere, ma questa volta alla fine vince, e con gran merito”. Diceva più o meno tutto sulla serata di domenica ed era lungo anche lui più o meno come un tweet… prima di scrivere, però, do un’occhiata alla gazzetta, così, giusto per qualche news, sicuro che si sarebbe esaltata una bella vittoria.

E invece no. Invece visto che con noi viene facile, via a linciare gli arbitri e i guardalinee e tutti gli altri! Fuorigioco netto su mischione in area da corner, forse 3 millimetri, ma forse meno, di fuorigioco e via, tutti a parlare solo di quello, ad aggrapparsi a quello, anzi, a nascondersi dietro quello. Mai che un avversario ammetta la sconfitta, mai parole distensive su un episodio. Che tristezza: prima sentirci accusare di furto faceva anche incazzare, adesso francamente annoia.

Ma lasciamo che parlino, anzi strillino, come sempre, che noi intanto da oggi siamo campioni d’inverno, che di solito porta bene… loro lasciamoli twittare pure i loro divertentissimi “ci può stare” e “fermate l’arbitro per 6 anni” io mi accontento di twittare “Pogba, Caceres, Vidal”. E tanti saluti.

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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La Milano-Torino è un’autostrada estenuante e insidiosa. E’ infestata da decenni da lavori che non finiranno mai. E’ la Sagrada Familia de noantri, infinita, sempre incompiuta: peccato sia dritta, brutta e passi dalla provincia di Vercelli e non dal centro di Barcellona.
Sabato, come spesso accadde ai poveri pendolari che la percorrono quotidianamente, una strettoia, un tamponamento, una coda infinita e capita che il pullman del Milan non riesca a raggiungere lo stadio.
Che si fa? C’è gente allo stadio, ci sono le pay tv collegate, bisogna trovare una soluzione. Almeno un evento sostitutivo. E’ tardi. Un giro di telefonate e Petrachi riesce a convincere l’A.S. Pinerolo a mandare la sua Primavera a giocare un’amichevole contro il Toro.
Arrivano, un po’ sgarruppati, e scendono in campo con un’orrenda maglia giallo vomito. Ma che ci vuoi fare, li critichi anche per la maglietta, dopo lo sbattimento che si sono fatti all’ultimo per coprire l’assenza del Milan?
Vabbè, comincia l’amichevole. Lo speaker legge la formazione delll’ A.S. Pinerolo, ma le letture delle formazioni avversarie all’Olimpico sono sempre talmente sovrastate da bordate di fischi e ululati che nessuno sente niente e continuiamo a credere tutti che in campo stia scendendo il Milan.
I ragazzi del Torino però lo sanno e prendono sotto gamba l’inizio del match. Al secondo minuto la mezz’ala del Pinerolo, il signor Menesso, carpentiere, sfugge a Glik, ne subisce la lieve trattenuta e, intravedendo la gloria, sviene a terra, si prende il rigore e lo segna pure.
Attimi di sgomento.
Poi i giocatori ci fanno su una risata. Giochiamo contro l’A. S. Pinerolo e abbiamo 88 minuti davanti, recupereremo alla grandissima.
In effetti l’A.S Pinerolo, per i seguenti 88 minuti, gioca da A.S. Pinerolo: asserragliata in difesa, trame di gioco elementari e approssimative, idee manco mezza.
A un certo punto l’A.S. Pinerolo si ritrova pure in dieci perché il suo terzino De Scoglio, spedizioniere, si fa cacciare ingenuamente.
Beh, è il sabato sera perfetto: la gente è convinta che giochiamo contro il Milan, che in realtà è un Pinerolo in dieci, e quindi abbiamo l’occasione della vita: asfaltarli, fare un figurone, dare una svolta positiva a un’annata mediocre, far sembrare fortissimi Vives e Gazzi e far sbloccare Quagliarella che l’ultimo premio per un gol fatto glielo hanno pagato in lire.
E invece?
E invece non segniamo mai, mai. Decine di occasioni da gol ma l’area di rigore avversaria sembra ancora abitata dalle buonanime di Meggiorini e Barreto.
A un certo punto Ventura decide giustamente di togliere Farnerud, che era fastidioso e imbarazzante per i suoi compagni, perché era l’unico che continuava a fornir loro palle semplicemente da spingere dentro, palle che loro invece regolarmente sparavano in bocca al portiere o fuori. Meglio levarlo, che faceva fare brutta figura agli altri.
Poi segna Glik e questo affossa definitivamente la credibilità di questo Toro. Perché una squadra il cui capocannoniere è un difensore che non tira nemmeno punizioni e rigori, ha molti problemi. Molti.
E alla fine si chiude così, con il tabellino il carpentiere Menesso e lo stopper Glik, con Benassi che sbaglia orrendamente la stessa azione da cui Totti il giorno dopo tirerà fuori un gol capolavoro, con Cinzachi, l’allenatore dell’A.S. Pinerolo che ottiene il punto della vita.

Del Milan, nessuna traccia.
Del Toro, qualcuna.