Chiudere il blog per manifesta superiorità di una Juve ammazza campionato sulle altre tre squadre o continuare con i nostri sproloqui?

Per indefesso spirito di servizio, abbiamo scelto la seconda.

Campionato finito, ma Faziosismi è vivo e sbotta con voi.


INTERISMI

di Max Multatuli

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Questi italiani che giocano il 6 gennaio. Che è festa mondiale? Che è Natale o Capodanno? No, è festa solo in Italia. C’è gente che lavora, nel resto del mondo, mannaggia agli agnelli!!!

Non ho visto la partita. A malapena so il risultato. Dove vivo si lavora il 6 gennaio e nel mio ufficio si lavora alle 18.30, quando hanno iniziato a giocare Lazio-Inter.

E visto che l’abbiamo nominata, parliamone. Parliamo di Lazio-Inter, questa partita invisa agli uomini e agli dei. Goal di Klose a decidere la partita. Klose, uno che fino a due settimane fa manco giocava. Un goal arrivato nel mezzo del nulla. Un goal in mezzo alla noia di due squadre incapaci di tenere la palla oltre il centrocampo (VOGLIO UNA PUNTAAAA!!!).

Sapete, non è la prima partita che mi perdo. A volte sono in viaggio, a volte sto correndo. A volte, semplicemente, ho di meglio da fare. Quando non vedo la partita leggo di tutto. Mi aggiorno, mi informo, cerco di visualizzare le giocate nei commenti degli altri. Ricostruisco visivamente azioni, movimenti, strategie. Il senso di colpa mi porta a saperne di più delle partite che non vedo che di quelle che vedo.

Sapete che ho fatto stasera, quando sono entrato in casa e ho scoperto che l’Inter ha perso 1-0 contro una Lazio da retrocessione? Ho aperto YouTube e ho cercato conigli che scopano. Niente commenti altrui. Niente visualizzazione (e che c’è da visualizzare in un 1-0 stitico?). Ho aperto YouTube e ho passato mezz’ora a ridere di conigli che scopano.

Avete un lutto in famiglia? State passando un momento in cui vi sentite giù? La vostra squadra non ha una punta? Guardate i conigli che scopano su YouTube. E la vostra vita acquista senso.

 


MILANISMI

di Marta Baudo

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E finalmente a San Siro si materializza la «Carica dei 101» agognata da settimane. Kakà …l’emozione non ha voce! Sarà opera dei Re Magi? Auspichiamoci che il netto 3 a 0 non sia casuale, ma l’inizio della nuova era targata Milan. Anno nuovo, Milan mio nuovo .

Minuto 34 : la coppia «Urbi et orbi» e «Smoking Bianco» accende le luci invernali su San Siro con un gran goal nell’angolino.

Minuto 54 : Sant’Abbiati salva il vantaggio in un momento topico.

A inizio ripresa si sveglia la Dea nerazzurra portando al minuto di follia ovvero il 63°?

Minuto 64 : Riccardino Kakà con fiuto all’Inzaghi mette il match in cassaforte dopo che Binho è rimasto al sole di Copacabana?

Minuto 67 : la gloria per Cristante con «una rasoiata a barba di palo finita nel sacco», avrebbe commentato la grande voce di Nicolò Carosio.

Come in tante storie che si rispettino «Un vecchio e un bambino si preser per mano …» .

Nocerino e Matri ancora non pervenuti…quanto ci vorrà ? Il deserto di San Siro avulso dal match (fischi a parte) invoca una squadra viva in toto.

Nel finale però c’è ancora gloria per tutti : da Abbiati, a Kakà che per poco non fa tripletta, a Rami che entra per la prima volta sul manto erboso a Honda che freme in tribuna.

Ci voleva una squadra neroblu per vendicare i dolori sotto l’albero e riportare il Milan alla vittoria a San Siro, dopo mesi di astinenza e impaziente attesa di noi tifosi, abituati ormai solo agli scontri salvezza (Allegri dixit in conferenza pre match).

La classifica resta inguardabile. Arriverà finalmente il filotto?

 


JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Citazione da wikipedia:

Il termine spoiler (dall’inglese To spoil, “rovinare”) è spesso usato in ambito cinematografico per segnalare che un testo riporta delle informazioni che potrebbero svelare i punti salienti della trama del film. Il termine spoiler può però riferirsi anche ad altri contesti dove può essere svelata una trama, come libri, videogiochi, serie televisive, fumetti, campionati di calcio.

Ora, se immaginiamo il campionato di serie A come una serie tv, fatta di 38 puntate a stagione e ogni anno con protagonisti nuovi e differenti, la partita di ieri sera è stata un po’ questo, una spoilerata sul campionato in corso.

Se infatti qualcuno aveva ancora dubbi su chi fosse il colpevole, se qualcuno ancora sperava in un po’ di suspense, beh, quel qualcuno avrebbe fatto meglio ad evitare di guardare la partita, o per meglio dire il monologo, della prima Juve 2014.

Il risultato, infatti, non lascia nessun dubbio sul domani e chiude, di fatto già a gennaio e prima della fine del girone d’andata, un campionato che forse non è mai stato in discussione: lo avevo scritto in queste pagine già dopo la vittoria contro il Napoli, questa Juve non ha rivali, è nettamente più forte delle altre squadre per uomini, allenatore, mentalità e società.

Mi spiace, sinceramente mi sento un po’ in colpa per aver rovinato così le vostre prossime 20 domeniche, per cui per consolarvi vi ricordo che quest’anno a luglio ci sono i mondiali: potrete tornare a divertirvi e tifare in quell’occasione, dai…

 


GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Quello che è avvenuto ieri in campo a Parma è poco interessante. Se non per il fatto che la partita è durata quarantacinque minuti invece dei canonici novanta.

Perché ciò che è accaduto di interessante è accaduto nell’intervallo ed ha costituito uno spartiacque decisivo.

Una squadra, che perde 2-1, toglie dal campo i due giocatori più offensivi e più forti che ha in rosa.

Se non avete visto la partita, non pretendo che ci crediate. Quasi non ci credo nemmeno io, che ero lì davanti allo schermo.

Eppure è avvenuto ed è avvenuto nell’unica enclave di follia ed autolesionismo in cui poteva accadere, nel Toro. Quel Toro che veleggiava beato al settimo posto e coltivava microsogni d’Europa e che doveva, ovviamente, in qualche modo perverso, trovare una maniera di rovinarseli. Se no che gusto c’è.

Cos’è successo? Eutanasia, ammutinamento, complotti? Sicuramente qualcosa che suscita retropensieri brutti, anche qualora ci portassero, ma dubito, inoppugnabili prove che fosse una mossa sensata.

Può essere sensato togliere Cerci e Immobile per mettere Meggiorini e Barreto? La coppia d’attacco più prolifica dell’intera Serie A per due i cui score, sommati, danno un esorbitante zero assoluto? No, nemmeno se state giocando a PES e volete far vincere a tutti i costi il vostro fratellino piccolo di otto anni che si sta masticando il joypad.

E, se anche fosse vero, come dice l’anziano signore che allena il Toro, che Immobile ha avuto un risentimento fisico, la vicenda assume toni ancora più grotteschi: davanti a una forzata sostituzione del nostro bomber, togli anche Cerci? Alessio può averti detto di tutto negli spogliatoi, può averti anche rubato l’argenteria a casa, aver picchiato il tuo gatto e rigato la fiancata della macchina, ma in una squadra come il Toro, a maggior ragione se deve recuperare da uno svantaggio, non puoi toglierlo.

Non puoi. Altrimenti non sai fare il tuo mestiere. Multato, insultalo, picchialo, fai quello che ti pare. Ma lo lasci in campo, perché sei pagato per farla vincere, quella squadra che alleni. E la peggiore giornata nella carriera di Cerci è superiore a qualsiasi giornata di grazia di Barreto, se mai ne fosse esistita una.

Odio scrivere cose lapalissiane, banali. Ma nel mondo granata la banalità è un bene a cui quasi si anela, una chimera la cui comprensione è più delle volte irraggiungibile.

La banalità del giorno è: Cerci non si toglie, mai, soprattutto se non disponi di un riserva nemmeno lontanamente adeguata a compensarne la perdita.

Se non mandiamo a memoria questo livello base di banalità calcistiche, altro che Europa: dobbiamo seriamente tornare a preoccuparci di quello che accade alle nostre spalle.