In attesa di vedere se prima o poi gli stadi d’Italia torneranno a essere pieni, ho un presentimento: ne vedremo ancora di vuoti, chiusi per razzismo. Spero di sbagliarmi, ma questo fenomeno che in Italia i più vogliono considerare marginale, è stato un tema dominante negli ultimi dodici mesi di pallone, e temo che non sia destinato a scomparire dagli stadi.

Per ululati razzisti contro un giocatore che in quel momento giocava a 235 km di distanza dall’Olimpico (Balotelli, a Siena) la Roma a fine campionato ha subito una multa di 50mila euro e la chiusura della Curva Sud per una partita. L’altra sera, alla compilazione dei calendari, si è temuto che quella partita fosse proprio il derby, che a Roma non è semplicemente un derby ma qualcosa di più, specialmente dopo l’ultima finale di coppa Italia (questo può servire a farsene un’idea). Il tempo di controllare il regolamento è bastato per capire che la Curva giallorossa sarà chiusa nella prima partita casalinga dei giallorossi, contro l’Hellas Verona, altra squadra con una tifoseria che a furia di ululati e cori razzisti è costata nelle ultime tre stagioni oltre 200mila euro di ammende al club. Ci penseranno gli ultrà scaligeri?

E i calciatori cosa faranno se si dovessero ripetere episodi di razzismo nei loro confronti? A gennaio il milanista Boateng ha calciato il pallone in tribuna e se ne è andato dal campo, seguito dai compagni. “Se uno fa buuu a un negher, è reato?”, si domandò dopo l’episodio di Busto Arsizio Antonio Balzarotti, sindaco di Corbetta, appartenente a quel partito, la Lega Nord, oggi alle prese con l’imbarazzante grana degli insulti razzisti di Roberto Calderoli al ministro Cecile Kyenge. “Assicuro che in tutte le partite, anche internazionali, ove si verificassero episodi di questo genere, il Milan lascerà il campo”, garantì all’epoca il presidente del Milan Silvio Berlusconi, che con la Lega Nord è andato al Governo la prima volta e non solo.

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Dopo il gesto eclatante di Boateng, sei tifosi della Pro Patria sono stati condannati da 40 giorni fino a due mesi di reclusione, ma gli episodi di razzismo negli stadi di serie A non mi sembrano diminuiti, anzi. Forse sono solo più evidenti. Si sono viste le banane contro Balotelli nella Curva dell’Inter (“Cose da stadio, normali”, il commento di Moratti sull’accoglienza all’attaccante), si sono sentiti gli ululati degli stessi ultrà ai giocatori di colore del Tottenham (45mila euro di multa dalla Uefa), la Lazio dopo il quarto deferimento è stata punita dalla Uefa con due turni a porte chiuse, e ultimamente il milanista Constant ha reagito ai continui ‘Negro di m…’ lasciando il campo di Reggio Emilia.

I calciatori non possono farlo, può interrompere una partita solo il responsabile di pubblica sicurezza. La Figc ha recepito la direttiva Uefa: i casi più gravi possono comportare le porte chiuse, la squalifica del campo, fino alla penalizzazione in classifica e alla non ammissione a campionato o ad altre competizioni e dopo la seconda violazione si può incappare anche nella sconfitta a tavolino e una squalifica del campo fino a 2 anni. Temo che si giocherà qualche partita in silenzio quest’anno. E penso, come scriveva Gianni Mura nel 1985, che “lo stadio chiuso sarà una punizione dura, ma è anche un invito a riflettere”.