Dicembre e gennaio sono i mesi più duri per un cicloamatore nel Nord Italia. Freddo pungente, pioggia o neve, poco sole. Passa la voglia di uscire in queste condizioni, tranne nei rari giorni di cielo limpido, quando la vista delle Alpi ripaga del sacrificio imposto dalle basse temperature (mitigato comunque dai materiali tecnici che fanno da barriera).

Inevitabilmente però il numero delle uscite in bicicletta diminuisce e si riducono chilometraggio e dislivello. Diventa difficile restare fuori molte ore per avvicinare quota 100 chilometri ed è quasi proibitivo spingersi troppo in alto in salita. Le ascese sono ancora sopportabili, ma diventa quasi impossibile approcciare le discese.

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Così non resta che affidarsi ai rulli in casa, lo strumento che permette di simulare più possibile la pedalata in strada, agganciando la ruota posteriore al marchingegno che costa dai 100 euro in su. Solo che i rulli sono una delle cose più noiose del mondo. Per vincere la ripetitività dello sforzo, bisogna accendere la televisione, guardare il telefonino, mandare sms e mail e comunque resta la monotonia. Però almeno i rulli permettono di massimizzare lo sforzo: 50 minuti su questo strumento infernale, miscelando rapporti agili a resistenze da altimetria seria, equivalgono a oltre due ore su strada. E, quando si torna all’aperto, la noia delle pedalate casalinghe almeno paga. Nella prima ora le gambe vanno quasi da sole.

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Ma in queste condizioni è chiaro che il cicloamatore deve pagare dazio all’inverno. Meno chilometri, meno salite, meno calorie bruciate. Così si delinea nella testa di ogni sportivo la sindrome da Jan Ullrich, il passista tedesco che duellava con Marco Pantani per la vittoria al Tour de France nella seconda metà degli anni Novanta (successo nel 1997, sconfitta un anno dopo lo spettacolare scatto del Pirata sul Galibier). Il corpulento ciclista teutonico, nato a Rostock nel 1973 nell’allora Ddr, prima scudiero di Riis e poi capitano della Deutsche Telekom, aveva una caratteristica che faceva molto divertire tutti gli appassionati: durante la pausa invernale ingrassava di quasi 10 chili perché amava bere e mangiare. Da buon tedesco non riusciva a fare a meno di fiumi di birra, come dimostrano anche alcune immagini che lo ritraggono con boccale gigante e costume tipico tirolese all’Oktoberfest. E non disdegnava neanche i dolci. Così le sue stagioni agonistiche iniziavano sempre con questo svantaggio: la necessità di recuperare un peso da atleta dopo i bagordi dei mesi freddi.

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E’ lo spettro che aleggia nella mente del ciclista non professionista tra dicembre e gennaio. Ogni cioccolatino, ogni bicchiere di vino o di altri alcolici, ogni fetta di torta proietta nella fantasia degli amanti delle due ruote la sagoma sempre più appesantita di Ullrich. Un conto è lasciarsi andare d’estate dopo decine di chilometri e un’ascesa da 1000 metri di dislivello in primavera o estate. Altro conto è farlo in inverno dopo una noiosissima sessione ai rulli. Bisogna impegnarsi davvero per non ingrassare come il ciclista di Rostock, che amava la birra come la bicicletta.

1 – www.runningforum.it
2 – www.giornalettismo.com
3 – nonciclopedia.wikia.com
4 – www.rogeriomuller.com