Il passaggio che si vive in questo mese tra la stagione sulla terra battuta e quella sull’erba è uno dei più classici quanto dei più drastici, perfino in questi tristi tempi di uniformizzazione delle superfici. Ecco allora il punto – anzi cinque – della situazione su quello che è accaduto e sta accadendo nel fantastico mondo del tennis quando dal rosso si vira sul verde.

1) Djokovic, mezzo Slam è servito. Alla fine il buon Nole c’è l’ha fatta: battendo in finale Andy Murray a Parigi, il serbo ha realizzato il Grande Slam della carriera e, dopo aver inanellato gli ultimi quattro Major di fila, è in corsa anche per quello, ben più complicato, dell’anno solare, riuscito l’ultima volta in campo maschile al mitico Rod Laver nel lontano 1969. Dire chi può fermare Novak nella sua rincorsa all’empireo tennistico è davvero difficile, anche se – forse – l’erba è la superficie sulla quale la sorpresa è più probabile, magari nei primi turni di Wimbledon, quando i ‘lawns’ sono ancora più simili a quelli di qualche anno fa, dove davvero ci si giocava tutto col serve-and-volley sia sulla prima che sulla seconda di servizio (e pure sulla terza, se mai fosse esistita). I rivali di Djokovic restano i soliti: escludendo Rafel Nadal, fermato a Parigi dall’infortunio al polso, difficilmente si uscirà dal trio formato da Andy Murray, Roger Federer e Stanislas Wawrinka. Certo che, ora come ora, forse neanche giocando tutti e tre insieme riuscirebbero a battere Nole…

2) Federer, chi si rivede – Roger Federer, appunto. Avevamo perso le tracce dello svizzero a Roma, dove giocando col dinamismo e l’elasticità di Pinocchio era uscito al secondo match contro Dominic Thiem (uno forte davvero, peraltro). Dopo aver disputato cinque partite da fine gennaio e maggio, Roger ha finalmente affrontato un torneo ‘da sano’ a inizio giugno, arrivando fino in semifinale a Stoccarda, dove ha perso ancora da Thiem dopo non aver sfruttato due match-point. Vero che il percorso fin lì non era stato complicato come quello di Frodo verso il monte Fato ma almeno il 34enne di Basilea ha ritrovato un po’ di confidenza con il tennis agonistico. Chissà che, incamerata qualche altra partita ad Halle, Roger non possa davvero arrivare in buone condizioni a Wimbledon, il suo obbiettivo numero uno dell’anno insieme alle Olimpiadi di Rio.

3) Rafa, toro incatenato. Proprio quando sembrava sulla via del ritorno ad altissimi livelli, Rafael Nadal s’è dovuto fermare nuovamente. Per ritirarsi dal Roland Garros vuol dire che la questione al polso sinistro più che seria potrebbe essere drammatica, come confermato dal successivo forfait a Wimbledon. Tutto, ovviamente, per non rischiare troppo e ritrovarsi con il tendine infiammato o peggio alla vigilia delle Olimpiadi di Rio, dove peraltro Rafa è portabandiera della Spagna. Occhio, comunque: l’altra volta in cui aveva ricevuto lo stesso onore, per Londra 2012, le cose non erano andate proprio al meglio, visto che dovette rinunciare ai Giochi per un infortunio e lasciare il posto (e la bandiera) a Pau Gasol. Gli scongiuri son d’obbligo.

4) Shara-cosa? – E alla fine arrivò la sentenza: Maria Sharapova è stata squalificata per due anni per essere stata trovata positiva a gennaio al Meldonium, una sostanza entrata nel 2016 – senza che Masha vi abbia prestato la dovuta attenzione – tra le sostanze considerate dopanti. La sentenza non convince però granché: in pratica la ITF ha accusato la russa di essersi dopata volontariamente per migliorare le proprie prestazioni chiedendo quattro anni di stop mentre il tribunale (indipendente) ha stabilito che Masha ha assunto la sostanza involontariamente, quindi senza il bieco obbiettivo di aumentare le proprie capacità fisiche. Ricordato che la russa potrà appellarsi al TAS, il Tribunale per l’arbitrato sportivo di Losanna, la questione mi convince come una moneta da tre euro. Mettendola già in modo anche banale: se non l’ha fatto apposta, come si può punire una giocatrice fermandola per due anni? Tanto per esser chiari, a me il doping fa schifo come la pasta scotta ma sulla vicenda nutro parecchi dubbi, specie per la relazione (il)logica tra quanto emerso nel processo e la successiva sentenza. Alla faccia della chiarezza. Vero è che se in Russia tantissimi atleti assumono il Meldonium come i cosacchi fanno con la vodka, qualche dubbio viene.

5) Penna-Fogna finalmente sposi. Massì, sconfiniamo ogni tanto pure nella cronaca rosa: dopo un bel fidanzamento son convolati a giuste nozze (si dice così, no?) Flavia Pennetta e Fabio Fognini. L’azzurra s’è ritirata a fine 2015 e probabilmente, più che a un eventuale ritorno estemporaneo alle Olimpiadi, pensa già a diventare mamma. Dall’altra parte, quella dove prevale il cromosoma Y, chissà che il matrimonio non faccia mettere la testa a posto al buon Fabio. Oh, sia ben chiaro: non perché durante la relazione si sia reso protagonista di scappatelle, per carità. Intendiamo ‘testa a posto’ tennisticamente parlando: meno sceneggiate e più vittorie, insomma. I mezzi ci sono e, mai come questa volta, il marito dovrebbe ascoltare i consigli della moglie.

Extra topic – Sì, so contare fino a cinque ma la notizia mi pare degna di nota, soprattutto perché mi riguarda. Anche quest’anno, infatti, il vostro amato scribacchino impugnerà la racchetta nell’annuale torneo del suo circolo, torneo destinato ai soci del circolo stesso e ai residenti del paese dove è allocato. Sì: è una serie di giri di parole per non confessarvi dove giocherò, vergognandomi come un ladro della qualità mio tennis, non del torneo. Prossimamente su queste pagine vi racconterò dunque come è andata, non tanto per egocentrismo ma perché, alla fine, è una di quelle circostanze in cui tutti noi miseri giocatori amatoriali e rigorosamente NC (non classificati, che nel nel mio caso vale pure come ‘non capace’) ci sentiamo un po’ più vicino ai professionisti. Insomma, una di quelle megalomani situazioni in cui basta mettersi una maglietta Nike e azzeccare un dritto all’incrocio per sentirsi quasi come Roger Federer. Quasi.