Io sono uno di quelli che si è avvicinato alla corsa non per cambiare il proprio stile di vita nell’ottica di una sana e consapevole gestione fisico alimentare del proprio corpo ma, al contrario, per poter continuare a permettersi una insana e inconsapevole gestione dei propri vizi, senza subirne troppe conseguenze: in altre parole, soprattutto per evitare di diventare un ciccione alcolizzato.

Ne deriva che il clash tra l’esistenza da birrofilo, mai smessa, e quella da runner, subentrata e ormai parte irrinunciabile di me, generi inevitabilmente ruvidi attriti e instabili sovrapposizioni, che in un modo o nell’altro vanno gestite.

drinker running problem

La severa disciplina implicata dalla rinuncia agli stravizi, in nome di una vita da runner irreprensibile, è niente in confronto al burrascoso equilibrismo richiesto dalla convivenza – e connivenza – tra il runner stesso e il bevitore che decide di ospitarlo dentro di sé.

La corsa in hangover è uno dei patti a cui bisogna scendere per far stare insieme tutta questa complessa architettura psico-alcolico-attitudinale.

E, ve lo garantisco, è una delle esperienze insieme più fortificanti, surreali, estreme e grottesche che si possa sperimentare.

Il mantra è semplice. Non rinuncerai al tuo sabato sera con gli amici. Non rinuncerai al tuo lungo della domenica.

Hai una vita, dannazione, una sola, e devi farci stare dentro tutto.

Che poi ci provi a sfuggirne.

 

Ore 19.30

“Oh, Cri, che fai stasera?”

“Ma, niente mi sa”

“Non stai bene? Vengo da te con due birre?”

“No, sto benissimo, è che domani ho il lungo”

“Non dire cazzate dai, una birra non ha mai fatto male a nessuno”

“E va bene dai, una birra poi torno a casa”

“Bravo, per un attimo ho avuto paura che fossi diventato una fighetta”

“Tu forse. Io? Mai”

 

Fregato dall’orgoglio 1.0

 

Ore 00.30

Hai fumato, le birre sono diventate quattro, le parole nei tuoi discorsi iniziano a confluire una nell’altra in un’unica lunga e incomprensibile crasi. Pisciate da quando sei uscito di casa: due.

 

“Ragazziiovado”

“Ma dove cazzo vai?”

“Eh,domanidevoandareacorrere”

“Corri su stocazzo. E vai a prendere tre Sbagliati”

“Dai,davvero”

“Ah, non ce la fai?”

 

Fregato dall’orgoglio 2.0

 

Ore 02.30

Rutti, hai il singhiozzo e hai già sbottonato cintura e mezza patta. Le sigarette sono finite. Pisciate da quando sei uscito di casa: quattro (almeno una all’aperto).

 

“Andiamo a ballare”

“Ma te non devi correre domani?”

“Non ce la fate?”

 

Rivincita dell’orgoglio 3.0

 

Ore 05.00

Casa. Apri la porta con la concentrazione che ci metteresti a indovinare la combinazione del caveau del Banco di Zurigo. Ti fiondi famelico in bagno con l’allettante prospettiva di andare in doppia cifra urinaria. Ti spogli con quella carrellata sexy da film, in cui si vedono tutti i vestiti gettati uno per uno a terra nella strada verso il letto e alla fine una coppia bellissima che sta facendo sesso selvaggio: solo che tu sei da solo e, quando l’immaginaria macchina da presa arriva ad inquadrarti, dopo aver ripreso i tuoi boxer gettati a cazzo sul televisore, stai già russando con una striscia di bava sul cuscino.

 

Ore 09.00

La sveglia. Santoddio, in quello schifo fisico mentale in cui eri quando sei tornato a casa, il tuo ultimo barlume di lucidità ti ha permesso di metterla. Fottuto ultimo barlume di lucidità. Quell’estrema propaggine di te che si ricordava che eri anche un runner, oltre che un alcolizzato, si è presa la sua piccola rivincita. E adesso?

Adesso ti alzi.

Perché se ti addormenti sognerai in loop la voce del tuo amico che ti dice “Ah, non ce la fai?”, e tu non vuoi dargliela vinta nemmeno sul piano puramente onirico.

Metti in pratica il decalogo di quello che deve andare a correre, costi quel che costi:

1) tè/caffè

2) banana

3) gatorade

4) cacca

5) gazzetta.it sull’iPad, mentre stai sul cesso, che è pur sempre domenica

6) acqua in faccia zero gradi Celsius

7) gatorade di nuovo (che è salvifico pure se non correte, ve lo dico)

8) vestirsi (pesante, che devi sudare via quello schifo e schivare le insidie derivanti dall’incontro tra il freddo e quella risacca luppolata che ondeggia romantica nel tuo stomaco)

9) scrivere qualcosa di sobrio su Facebook, tipo “Merde, io sto uscendo a correre”, taggando tutti gli amici con cui sei uscito la sera prima. Che fa un sacco bene dal punto di vista (assai carente in quei momenti) delle motivazioni.

10) uscire senza dimenticare le chiavi.

 

Ora sei ufficialmente, a seconda dei punti di vista, un eroe o un pirla.

Io ti stimo.

birra

Buona corsa.