Noodles, cos’hai fatto in tutti questi anni?
Sono andato a letto presto.
(C’era una volta in America)

Ehi, guardate un po’ chi si rivede.
Uè, ciao ragazzi.
Hai la faccia di legno, dove cazzo eri finito?
(Servi della gleba)

Spezzare l’imbarazzo del rivedersi dopo tanto tempo, cominciando con gli antipodi del citazionismo a tema “sono tornato”: fatto.

In realtà ho dormito poco e non ho storiacce con la tipa.
Ho fatto altre cose, visto altra gente.
Ho lavorato troppo, ho viaggiato tanto, ho smesso definitivamente di fumare, ho avuto una scappatella con il triathlon, ho dovuto farmi perdonare dalla corsa facendo cose strane, ho quasi acceso un mutuo, ho visto finire Sons of Anarchy, sono diventato zio.
Ho avuto da fare, insomma.

Però avevo bisogno di tornare per dirvi una cosa.
Stanno arrivando i giorni di running più belli dell’anno e, se non li sfruttate, vescica vi colga.

Natale, la celebrazione mondiale dell’immobilità.
E’ gente seduta a tavola per intere ere geologiche, pacchi impilati sotto gli alberi, partite a carte con la prozia ubriaca, divani distrutti dalla mole di persone distrutte, tv accese, camini e, nel più lirico dei casi, neve che blocca la città e manco nessuno che si lamenta, tanto non ci si deve mica muovere di casa.
Ma chi riporta la prozia alla sua di casa? Non serve, si è addormentata sulla sedia calando il tre di bastoni, la svegliamo a Santo Stefano.

A Natale tutto è un inno seducente alla staticità.

Poi ci siamo noi. Dicembre è già stato un buon mese per chi corre. In giro, ad esempio, c’è gente vestita in maniera più ridicola di noi, che di solito siamo primi in questa speciale categoria di estetica urbana. Guardiamo quelli che escono la sera con cappelli rossi e corna da renna e silenziosamente li ringraziamo, perché dirottano l’attenzione e il disprezzo degli Eleganti dalle nostre tutine attillate.
Ma i giorni migliori devono ancora arrivare. Sono giorni che vanno preparati con metodo, silenziosamente, con audacia da complotto e perseveranza da stratega illuminato.
Missione: bonificare il 25 dicembre e correrlo.
Disboscarlo di cene, scambi regali, giri di saluti, cinema stipati e caldi come carri bestiame. Via tutto (o il più possibile). E poi eclissarsi, come Kaiser Sose.

Tutti abbiamo avuto l’amico sciatore talebano che la mena ogni anno con la solfa che sciare l’1 gennaio è tipo la cosa più figa del mondo.
Vacci, gli si risponde di solito.
Io non ci sono mai andato e, anzi, questo cliché mi ha anche sempre infastidito molto. Anche perché io ero quasi sempre ubriaco il primo dell’anno e li odiavo a morte i salutisti fanatici.
Poi ho smesso di sciare, iniziato a correre e sono diventato come loro. Un predicatore della corsa nelle giornate particolari.
L’unica differenza è che il mio messaggio al mondo non riguarda l’1 gennaio mattina, ma il 25 dicembre sera. Ma è talebano tanto quanto il loro.
Quello è il giorno-ora-luogo in cui ci esserci, se volete sentirvi davvero runner.
Il mio consiglio, se non avete cene, è uscire verso le 19.30-20. Se avete cene, un po’ prima, ma comunque con il buio. Il buio è metà del piacere.
Poi incrociate le dita e sperate in un po’ di nebbia, quella che galleggia in piccoli banchi a pochi metri da terra, facendo da diffusore alle luci dei lampioni.
Non fate una toccata e fuga ma, se potete, riservate a questa serata un allenamento almeno di media lunghezza. Dieci, dodici chilometri, un’oretta di corsa. Quell’ora la ripercorrerete mentalmente tutto l’anno, quindi farne meno sarebbe un delitto nei confronti del vostro cassetto dei ricordi.
Preparatevi ad essere soli. Il 25 dicembre, all’ora di cena, in giro non c’è nessuno. Ma nessuno davvero, meno anche che in qualsiasi alba urbana abbiate mai corso. Il 25 sera non ci sono edicolanti, netturbini, baristi. Non ci sono mezzi pubblici né auto private. Non è ora da cani e padroni.
E’ una meraviglia di possesso, un’egemonia dei vostri sentimenti, un vuoto che aspetta solo i vostri passi e non li conta, si lascia percorrere.
Se lo scenario post apocalittico fosse così (e io sopravvivessi), verrebbe da pensare che fare incazzare la Corea del Nord non sia poi un’idea da scartare così a priori, cara Sony.

Io ve l’ho detto. Questo consiglio è il mio regalo di Natale, per farmi perdonare di essere scomparso.

Run at Xmas or Die facendo tombolata con i fagioli.
Peace.