Regole del giuoco del calcio.

Numero 1) Il calcio è uno sport che si gioca 11 contro 12 e in cui, alla fine, vince la Juve.

INTERISMI

di Max Multatuli

maxmultatuli_65x79

La giornata di oggi è tutta dedicata al derby piemontese Venaria-Torino. Consiglio al Lettore di saltare questa parte sulla Beneamata e andarsi a leggere subito il pezzo di Cristiano.

Se proprio il Lettore vuole soffire con me, ecco a voi il commento a Inter-Cagliari del 23 febbraio 2014.

Lo scrivo con una certa solennità, 23 febbraio 2014, perché è una data da ricordare. È il giorno in cui una squadra di calcio, il Cagliari, ottiene un pareggio 1-1 senza un tiro uno in direzione della porta. A parte, ovviamente, il tiro dal dischetto del rigore dato al Cagliari.

Che poi mi sono stupito, credevo che una regola della federarbitri vietasse i rigori nelle partite dell’Inter. Invece ho letto male, possono essere dati, ma solo all’ “altra squadra” (spiegasi così il rigore non dato all’Inter per il sandwich su Icardi di finire gara).

Per il resto la partita è stata straziante. Il Cagliari ha rinnegato rombo-di-tuono Gigi Riva e Gianfranco Zola detto Zola, mettendo in campo un 10-0-0. L’Inter ha rinnegato Walt Disney, privando il mondo della Fantasia. Ecco quello che mancava all’Inter, la Fantasia. Il guizzo, il colpo di genio, l’apertura brillante. C’avevamo la locura di Guarin (grazie al cielo che non l’abbiamo scambiato con Vucinic), ma ci mancava il verbo del Profeta Hernanes.

Capita, quando pianifichi la squadra a inizio stagione dimenticandoti di pensare a prendere un fantasista.

Che il fantasista di riserva ci sarebbe pure, Alvarez, ma il ragazzo non c’aveva voglia stasera. C’aveva il blocco dello scrittore brocco.

E allora godiamoci questo pareggio, che poteva anche andarci peggio. Per dire, non pioveva nella strada per andare al bar dove ho visto la partita.

Agli annali della storia del calcio lasciamo altri due punti buttati nella corsa (lenta) alla quasi qualificazione Cempions Ligh.

Agli annali della storia dell’umanità lasciamo altri 90 minuti da usare per gli “interrogatori” a Guantanamo et simili. Amnesty International permettendo.

 

MILANISMI

di Marta Baudo

martabaudo_65x79

Un nome con un destino uguale caratterizza i 3 punti d’oro portati a casa in Samp – Milan: l’ultimo successo rossonero in casa blucerchiata era firmato “Willy Wonka”, e questa vittoria vede il successo di Clarence in veste di mister. Senza il “Balo” il Milan preme l’acceleratore: Taarabt è la scheggia pungente, con il tiro in canna, e, goleador alla Inzaghi… da attaccante di razza. Nella giornata in cui mi aspetto che il “Pazzo”, da ex di turno, segni, il palcoscenico va al marocchino de noialtri, autentico giocatore ovunque: multitasking!

Non sembra vero dominare gran parte del match senza patemi d’animo e vedere un Milan veloce, concreto, attento. Sole e primavera fanno rima con Milan!

Caso più unico che raro non subire la rimonta avversaria… comunque questa Samp, sottotono, crea il minimo sindacale. Vincere = un gioco da ragazzi!

I germogli rossoneri crescono, portando a un vero gioco di squadra, e, a far vedere dopo lunghi mesi, un bel Milan in trasferta. Gli “EX” del match spuntano a valanga: dal “Pazzo”, carico come non mai, a Poli, sempre sul pezzo, anche subentrando dalla panca. Maxi Lopez, altro ex di turno, decide di sua spontanea volontà di imitare il “Balo”, con una espulsione lampo. Contento lui, contenti tutti! “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.”

Dal Marocco con ardore la coppia dei campioni Adel e Adil chiude il match: “Allegria”, come avrebbe detto Mike Bongiorno! Segnare qualche gol da angolo non fa male, anzi. Samp al tappeto: il Souk è rossonero. Che mega affare i saldi invernali: Taarabt e Rami con continuità danno carattere a questa squadra. Il 13 rossonero è sempre più leader difensivo, evocando i fasti di chi, per 10 anni, ha protetto la difesa, e, segnato gol in momenti topici.

Note liete continuano fino alla fine con Amelia a chiudere i varchi del porto di Genova…

Vincere convincendo, un binomio ritrovato: meglio tardi che mai. Clarence, continua così: il motore è oliato, con un bel ruolino di marcia. La pozione magica dello stregone condita da spezie orientali riapre lo sguardo alla classifica. “Il cielo è sempre più rossonero”. Crediamoci, fiduciosi!!

 

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

edoardopavesi_65x79

1995

Juventus-Torino 5-0

Vialli (3), Ferrara, Ravanelli

1996

Torino-Juventus 1-2

Rizzitelli, Sogliano Aut., Vialli

 

1996-1997 – Torino nella serie che merita

1997-1998 – Torino nella serie che merita

1998-1999 – Torino nella serie che merita

 

1999

Torino-Juventus 0-0

 

2000

Juventus-Torino 3-2

Ferrante (2), Brambilla Aut., Lentini Aut., Del Piero

 

2000-2001 – Torino nella serie che merita

 

2001

Juventus-Torino 3-3

Lucarelli, Ferrante, Maspero, Del Piero (2), Tudor

 

2002

Torino-Juventus 2-2

Ferrante, Cauet, Trezeguet, Maresca

 

2002

Torino-Juventus 0-4

Del Piero, Di Vaio, Nedved, Davids

 

2003

Juventus-Torino 2-0

aut. Comotto, Tacchinardi

 

2003-2004 – Torino nella serie che merita

2004-2005 – Torino nella serie che merita

2005-2006 – Torino nella serie che merita

 

2006-2007 – Juventus in visita di cortesia nella serie che il Torino merita

 

2007

Torino-Juventus 0-1

Trezeguet

 

2008

Juventus-Torino 0-0

 

2008

Juventus-Torino 1-0

Amauri

 

2009

Torino-Juventus 0-1

Chiellini

 

2009-2010 – Torino nella serie che merita

2010-2011 – Torino nella serie che merita

2011-2012 – Torino nella serie che merita

 

2012

Juventus-Torino 3-0

Marchisio (2), Giovinco

 

2013

Torino-Juventus 0-2

Vidal, Marchisio

 

2013

Torino-Juventus 0-1

Pogba

 

2013

Juventus-Torino 1-0

Tevez

 

Solo una domanda: possibile sia SEMPRE colpa dell’arbitro?

Patetici.

 

GRANATISMI

di Cristiano Girola

cristianogirola_65x79

Era una partita che doveva giocarsi 11 contro 10 e che invece si è giocata 11 contro 12. Punto.

Che altro vuoi aggiungere?

E’ ovvio che il derby più squilibrato d’Italia, per valori tecnici della rosa e valori economici delle società, non possa che finire vinto dal più forte, se non ci sono almeno le condizioni ambientali che permettano al più debole di giocarsi le proprie poche carte e sperare che sia la sua giornata giusta e, perché no, fortunata.

E allora se grazi non una, ma due volte Vidal risparmiandogli due secondi gialli evidenti e se non vedi (tu, arbitro, o quel signore vestito di giallo che sta accanto alla porta e che non ho so a cosa serva: a far attraversare la strada ai bambini raccattapalle, come gli anziani col giubbotto fluorescente davanti alle scuole?) uno sgambetto nettissimo e volontario di Pirlo a El Kaddouri, allora è evidente che la partita è finita ancora prima di essere giocata in campo.

Perché quello che fa più deprimere che incazzare è questo: il renderti conto che ti sei illuso. E non illuso per una sopravvalutazione delle tue possibilità. Ma perché hai stupidamente pensato che ti avrebbero per lo meno concesso di giocartele, quelle possibilità, quelle piccole, infinitesimali anche se volete, chance che avevi di vincere o pareggiare quel match.

 

La Juventus è questo. Non è certo una squadra miracolata che vince gli scudetti solo perché favorita dagli arbitri. No, la Juventus è forte e, punto più punto meno, merita la classifica che ha, come merita la grande maggioranza degli scudetti che ha vinto.

Il problema è un altro. La Juve è forte nel modo in cui in Italia sono forti i poteri forti. Con l’arroganza esibita del privilegio e il servilismo compiacente e compiaciuto di chi li circonda. La Juventus è lo specchio fedele del “più sei ricco e meno paghi”, è il simbolo di chi potrebbe permettersi con le proprie forze ristoranti stellati e treni in prima classe, ma in realtà mangia e viaggia gratis perché tutti la inseguono per offrire qualcosa e dimostrarsi accondiscendenti verso i potenti.

La Juve è la squadra amata da quell’Italia che non si indigna per queste cose ma anzi, ci si proietta, sperando che un giorno tocchi a lei stare su un trono, con paggi servili attorno che si spintonano per offrire favori. La Juve, purtroppo, è la squadra più amata d’Italia e questo dice tutto non su di lei, ma sull’Italia.

E questo le dà la carica, la fa sentire sopra le regole, fornisce una sensazione di onnipotenza e impunità, gonfia l’ego dei suoi tifosi e fa sembrare tutto questo sistema di regalie normale e ininfluente.

“Tanti siamo comunque i più forti, vinceremmo lo stesso”.

Vero, forse, ma lo stesso non si fa così: giocatevela insieme agli altri, a parità di condizioni, e poi vediamo. E poi forse, con la coscienza limpida e la vittoria in mano, scoprireste che è anche molto più soddisfacente essere i primi senza ombre cui gli altri possano appigliarsi per darvi dei ladri.

Perché, tornando a ieri, nessuno dice che il Toro avrebbe sicuramente vinto ma, vi ricordo, esistono anche i pareggi e il derby di ieri, giocato tra due squadre con pari opportunità, sarebbe molto, molto, molto probabilmente finito così.

 

Ieri, al terzo derby consecutivo vinto (anche) grazie a macroscopici errori arbitrali, si è arreso persino Conte. In quella sua lingua fatta di poche C e tante G, si è trovato costretto ad ammettere ai microfoni di Premium che “Effettivamente il gontatto g’è stato”.

Amen, Antonio: meglio tardi che mai.

Non credo che nulla di quello che è successo ieri cambierà la percezione che avete di voi stessi come di persone che sono nel giusto a prescindere, perché più forti.

Beh, almeno sappiate che non cambia nemmeno quella che abbiamo noi di noi stessi: neanche oggi, neanche domani, neanche mai vorremo essere come voi.

Ci piace giocare 11 contro 11.

E perdere, se è il caso.

 

Ieri non era il caso.