Il Toro tocca il cielo con un dito, vincendo il derby dopo vent’anni. L’Inter regola la Roma e sogna ancora l’Europa. Il Milan si ferma a Udine, sottolineando ancora una volta la sua annata singhiozzante.

INTERISMI

di Max Multatuli

Max Multatuli
Ragazzi che gioia questo Inter-Roma 2 a 1.

All’apice di un sabato gioiosissimo, per giunta, cominciato col bel risultato di Udine del quale ci parlerà a breve la Nostra Marta.

La gioia non è tanto per il risultato e per i tre punti. A questo punto della stagione e con questa posizione in classifica contano molto poco.

La gioia non è tanto per la magia di Hernanes e per la sua prestazione all’altezza del suo nome e cartellino.

La gioia non è tanto per il micidiale goal di Icardi, l’ennesimo guizzo di un attaccante che ci darà tante gioie (che lo si venda, caro, o che lo si tenga).

La gioia non è tanto che Ranocchia è riuscito a non distruggere tutto con le sue distrazioni difensive, grazie anche a un immenso Vidic.

La gioia non è tanto per la scivolata di Kovacic su Iturbe, segno di un ragazzo che la voglia di giocare a calcio non gli è passata, ché se gli passava già a quest’età è un male pazzesco.

La gioia non è per Gnoukouri, classe ’96 (cribbio, nel ’96 c’avevo già l’età per fare figli, in Cambogia perlomeno), che ha mostrato al mondo e a Sacchi perché l’Inter l’ha preso a giocare per la sua squadra primavera.

La gioia non è per tutto questo.

E’ che proprio ero gioioso di mio, chessò, sarà la primavera? Poi certo, piallare questa Rometta ‘na certa soddisfazione ce l’ha data.

Ave brocchi.

MILANISMI

di Marta Baudo

Marta Baudo
Udine rimarrà nei ricordi come la smacchinata/trasferta pre scudetto del 2004.
Soprattutto giocata il 25 aprile! È l’unica Udinese-Milan rimasta alla storia negli ultimi 15 anni.
La ricordo come fosse ieri; anche se si parla di ben 11 anni fa!
Trasferta in giornata: gastronomia e poi stadio. Uno 0 a 0 piacevole che faceva sognare e pregustare il sapore di scudetto. Il traguardo era vicino quel 25 aprile.
La smacchinata valse la pena.
Quello 0 a 0 ci portò a festeggiare la domenica dopo con Carletto che ora si appresta a giocare una semifinale non da poco. Siamo con te.
Dacci una soddisfazione. Lo chiediamo noi, ancora fedeli milanisti , come te , ovunque ti sia recato .
Eravamo un bel gruppo quel giorno del 2004 a Udine, affiatato, rossoneri nel cuore e nell’anima che si divertivano a seguire tanti campioni .
Ora saremo rimasti in pochi a tifare.
Ma è in questi momenti che si riconoscono i tifosi veri.
Di 25 aprile non ne ricordo altri .
Quel Milan aveva in campo dei campioni con la C maiuscola che davano l’anima ogni partita fino al 95esimo.
Oggi viviamo solo di ricordi e aspettiamo l’Oriente con ansia.
E il debutto di qualche giocatore della Primavera in prima squadra.
Nel 2015 a Udine il Milan non è mai arrivato.
I giocatori sono già in vacanza.
Sembra non finire mai il campionato 2014/15 milanista.
Povero Diavolo!

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

Edoardo Pavesi
Abbiamo perso il derby. Dopo 20 lunghi anni, abbiamo perso coi granata. Cazzo.

Intendiamoci, fa male perché è un derby, ma viene archiviato come incidente di percorso senza lasciare troppi danni collaterali, sia a livello cittadino, dove mi sta bene perdere un derby ogni 20 anni (ho calcolato che potrei perderne al massimo altri 3 in tutto, posso farcela), sia nella corsa al campionato, che se vincerlo al derby sarebbe stato bello, anche vincerlo contro la viola non sarebbe male. E metteteci anche che le romane oggi han fatto 1 punto in due…

Quindi, con la testa ovviamente già rivolta a Madrid, solo due considerazioni post derby, sui due allenatori che si sono affrontati ieri:

Uno, non venite a parlarmi di cuore toro o di vittoria della volontà e della sofferenza: sarebbe un insulto, in primis al maestro Ventura, che ieri ha dimostrato ancora una volta di aver creato una squadra di grande livello, anche senza Immobile e Cerci. Ieri il Toro ha vinto perché lo ha meritato, come non lo meritava da 20 anni, ha vinto perché ha giocato meglio di una delle prime 4 squadre d’Europa. Ha vinto perché dopo 20 anni ha giocato a calcio invece di tirare calci.

Due, non per tirare acqua al mio mulino, ma mi piace ricordare al signor Allegri che al momento siamo sempre a quota zero, quasi uno, è vero, ma la supercoppa è persa, le due coppe le devi ancora giocare, lo scudetto non è matematico… veda lei, se vuol essere ricordato per quello che ha perso il derby dopo 20 anni o se ambisce a qualche cosa di più, perché se veramente mi volesse smentire un modo ci sarebbe: lei finisca la stagione come dico io e vedrà che di questo derby non vorranno più parlare neanche gli stessi granata!

GRANATISMI

di Cristiano Girola

Cristiano Girola

Dice, oh, questi li hanno battuti pure il Parma. Oh, questi sono riusciti a fare un gol su rigore inesistente al Monaco, la-squadra-più-scarsa-della-Champions, in due partite e a cagarsi sotto per il resto dei 180 minuti. Oh, questi giocano con Padoin e Sturaro.
Chi cazzo è Sturaro?
(Padoin lo so chi è, è scarso)

Quindi non è un gran successo, analizzato lucidamente.
Però, dice, i 20 anni.
I 20 anni: ridimensioniamoli subito, ché va bene che siamo stati scarsi, ma non sono stati 20 anni di non vittorie nel derby. Dieci anni li abbiamo passati in B noi, uno loro.
Sono nove, quindi: lo so, fa meno effetto nei titoli, ma è così.
In quei nove anni di derby giocati, 13 sconfitte e 4 pareggi. Delle tredici sconfitte, ne derubrichiamo subito almeno quattro pesantemente condizionate da torti arbitrali: chiamiamole pareggi. Dei quattro pareggi ne derubrichiamo uno, il 3-3 in rimonta granata che vale come 9 vittorie.
Risultato finale: in nove anni di derby: 9 vittorie Juve, 7 pareggi e, con quella di ieri, 10 vittorie Toro.
Quindi niente di che neanche questa questione dei 20 anni.

Resta la partita di ieri. La Juve della spocchia, senza manco più culo o uomini in giallo ad aiutarla. La Juve che schiera Ogbonna, quasi a irriderci. La Juve che schiera chi-cazzo-è Sturaro e Padoin. La Juve che quattro cretini hanno accolto a calci sul pullman, ma che il resto dello stadio ha accolto all’unisono con un caldo e accogliente “Benvenuti a Torino”.

E poi Il Toro. Il Toro che è intelligente, forte, tattico e anche fortunato. Il Toro che anche sotto assedio lo vedi, lo senti e lo sai: non avrà paura, lo stanno percuotendo ma resisterà. Il Toro di una difesa granitica e bella, fatta di fabbri dai piedi educati e terzini che fanno tremare le fasce. Il Toro di Benassi che non fa danni (e dello stadio che comunque sospira sollevato quando Ventura lo toglie a metà secondo tempo, che non si sa mai). Il Toro di Quaglia che li timbra con il gol dell’ex. Vincere in rimonta e con gol dell’ex, che spettacolo.
Tenetevi Matri, grazie per Quaglia.

Non conta dove eravamo vent’anni fa. Conta dove saremo per i prossimi venti. Conta se sapremo far tremare loro le gambe per i prossimi venti, come abbiamo fatto ieri. Conta se accettiamo questa come la nostra normalità e non come un’eccezionalità di passaggio.
Conta se…
CONTA GODERE COSI’, possibilmente due volte l’anno.

P.S. Ma chi cazzo è Sturaro?