Un tappo. Avete capito bene: un tappo di Champagne è stato l’avversario più pericoloso (almeno per l’incolumità fisica) che Novak Djokovic ha incontrato nella sua vittoriosa campagna che l’ha portato ad alzare per la quarta volta il trofeo degli Internazionali d’Italia a Roma.

Sì, perché dopo aver sconfitto in finale Roger Federer, Djokovic ha rischiato di ‘spararsi’ il tappo della bottiglia celebrativa nell’occhio. Per sua buona sorte, il sughero gli è finito prima sul naso e poi sul sopracciglio mentre qualche avversario, non troppo sportivamente, avrà invece sperato di poter affrontare Djokovic con un occhio bendato e aver così più possibilità di successo.

Anche al Foro Italico il serbo ha infatti ricordato a tutti perché è sempre lui il numero uno, nel caso qualcuno se ne fosse dimenticato a causa del forfait del precedente appuntamento di Madrid. Dopo un paio di turni di ‘ambientamento’, Djokovic ha ingranato la marcia in più lasciando ben poco in semifinale a David Ferrer e in finale a Roger Federer. A questo punto, non si vede chi, oggettivamente, possa fermarne la marcia verso il suo primo successo al Roland Garros, al via tra pochi giorni.

In finale Roger Federer c’ha pure provato per un set ma, fallita l’unica palla-break sul 4-4, ha poi ceduto cinque giochi di fila che hanno virtualmente chiuso la contesa, e solo l’orgoglio e la classe hanno impedito al campione svizzero di subire un punteggio ancora più duro. Del resto, è vero che Roger è stato l’unico con Ivo Karlovic a battere Nole quest’anno, ma la terra battuta romana (e pure parigina) è ben diversa dal veloce cemento di Dubai sul quale lo svizzero ha sconfitto il serbo.

Che poi Roger dica che anche altri giocatori, come lui o Rafa Nadal, possano sconfiggere Nole a Parigi, è teoricamente accettabile quanto psicologicamente comprensibile. Già nel 2011 Federer ha fermato l’allora imbattuto Djokovic al Roland Garros mentre Nadal ha vinto al Bois De Boulogne per ben nove volte, trasformandolo praticamente nella sua seconda casa. Però lo svizzero ha tre anni in più rispetto a quella vittoria – e nelle sfide sui cinque set pesano eccome – mentre Rafa è probabilmente nel momento peggiore della sua carriera, sia fisicamente sia mentalmente. Sugli altri c’è da fare poco affidamento e forse il solo Andy Murray potrebbe rappresentare un ostacolo serio, magari se si ‘dimenticasse’ di essere meno terraiolo del rivale e di soffrirlo tantissimo a livello emotivo. Insomma, avete 10 euro? Puntateli su Nole che andate quasi sul sicuro.

Tornando invece a Roma, il torneo femminile ha visto il tris di Maria Sharapova, favorita anche dal ritiro di Serena Williams. Masha è bella e brava ma, da amante del tennis d’altri tempi, il mio personale applauso va soprattutto alla finalista, la spagnola Carla Suarez Navarro, una delle mosche bianche del circuito, quelle che giocano ancora il rovescio a una mano, classico ed elegante. Certo, poi si guardano le misure (tennistiche, che avete capito?) e si nota che l’iberica supera a malapena il metro e sessanta mentre Masha sfiora l’uno e novanta. E qui non si tratta di ‘altezza mezza bellezza’ ma di ‘altezza quanta potenza’. Per informazioni, chiedere ad altre ‘nanette coraggiose’, come le nostre Sara Errani e Roberta Vinci (toh, un’altra col rovescio a una mano), che devono fare il triplo della fatica contro codeste amazzoni per conquistare un punto. La nostra ammirazione, invece, l’hanno da sempre.

E per chiudere, ecco il tentato ‘suicidio’ di Djokovic al momento della premiazione. E’ il caso di dire “occhio, Nole”…