Che, intendiamoci subito, non è un errore, si scrive e si pronuncia sempre così, con nome e cognome uniti, un po’ per distinguerlo da Dino Baggio, e chi li ha vissuti già lo sa, e un po’ perché siamo tutti figli di Bruno Pizzul, che lo chiamava così, se non addirittura solo Roberto, come in una meravigliosa estate del 1994, anticipando di oltre un lustro la sguaiata ma adorabile Sofia Loren… E vi posso assicurare che saranno in molti, moltissimi, quelli che domani vorranno fargli gli auguri: virtuali magari, su qualche social probabilmente, come il sottoscritto del resto, o magari solo nel loro cervello, lo stesso dove è sicuramente contenuto almeno un piccolo, ma non insignificante – potete scommetterci – ricordo legato a lui e a un’estate di più di 20 anni fa.

I motivi per cui RobertoBaggio è stato – ed è tutt’oggi – così amato dall’opinione pubblica sono molteplici, e soprattutto sono quasi sicuramente gli stessi per buona parte di noi, quindi andando a elencare velocemente quelli che sono i miei, di motivi, per cui oggi voglio augurare buon compleanno a RobertoBaggio, sono certo di riflettere l’idea di molti, calciofili e non, tifosi e non, suoi fans e non, probabilmente perfino quella dei militanti del Movimento 5 Stelle, che di norma hanno un’opinione contraria a chiunque per partito preso.

Il primo, e forse più banale, è che RobertoBaggio è stato, calcisticamente parlando, un mostro: per intenderci, anzi per meglio farci intendere dai coetanei di Rovazzi (e con questa citazione prendo sicuramente una bella fetta di nuovi giovani lettori), è stato il Messi della sua epoca, ultimo vero italiano a vincere, meglio meritare, il pallone d’oro, prima che lo regalassero anche a Cannavaro 10 anni più tardi, e primo fenomeno italiano a livello mondiale. Da un punto di vista squisitamente tecnico è stato anche forse l’ultimo vero numero “10”, il fantasista, quello vero, quello che giocava tra le linee, sempre fronte alla porta, sempre testa alta, capace di cose assolutamente impensabili – tipo passare attraverso la gente – e per complessità fisica nel realizzarle, e ancor di più per la genialità assoluta nell’immaginarle. Io ho visto fare un gol a RobertoBaggio solo stoppando il pallone, anzi, stoppando il pallone dribbla direttamente il portiere avversario. Che è sdraiato. Ed è alto più di due metri. E lo fa su un lancio che viene da qualche ettaro di distanza. La seconda volta che tocca il pallone, dopo lo stop, è per spingerlo in rete, a porta vuota:

(Ok, il lancio era di Andrea Pirlo, ma sentite le parole di Guana e guardate la sua faccia mentre lo racconta!)

Molti di voi non avranno neanche bisogno di riguardare questo video,

ma io consiglio di farlo anche a chi già conosce queste magie, contestualizzando i propri ricordi: quando si presentò al grande pubblico in maglia viola, lo fece saltando tutta la squadra avversaria partendo da centrocampo ed entrando in porta col pallone: decise di farlo a Napoli sotto gli occhi di Maradona. O un paio di gol in maglia azzurra, notti magiche e USA 94, sempre in partite importantissime. Ai limiti del segno della croce quando calciava da fermo, su punizione come dal dischetto… ma di quello purtroppo ne riparleremo più avanti.

Ma un altro aspetto che sicuramente ha influito in maniera obliqua sul giudizio che le persone hanno di questo fenomeno in campo, è la vicinanza umana che gli si prova quasi naturalmente, una sorta di empatia a distanza: sfigato quanto Paolino Paperino, operato qualcosa come 7 volte ai legamenti crociati e a menischi vari, che credo alla fine non avesse più nulla nelle ginocchia, immaginatevi tipo una Mentos; ha vinto pochissimo, per quello che è stato, giusto un paio di scudetti ma neanche da protagonista indiscusso, e niente di niente neanche in nazionale… ma di quello ne riparleremo più avanti.

In più RobertoBaggio ha avuto anche un altro vantaggio, che lo ha portato ad essere amato da Trento a Palermo, isole comprese, e cioè che ha giocato ovunque: non solo da un punto di vista territoriale, ma anche nella scelta di realtà di blasone fortemente altalenanti. Juve, Milan, Inter sì, ma anche Fiorentina, a parte Vicenza da cui proviene, Bologna e Brescia. Che ovviamente ancora ringraziano di aver visto e goduto di cotanto spettacolo domenicale, fino ad essere celebrato addirittura in un pezzo di Cesare Cremonini! (E questa mi serviva per strizzare l’occhio ad un pubblico ancora più ampio e variegato).

Infine, ma sicuramente non meno decisivo, anzi, forse il motivo principale per cui un po’ tutti oggi rivolgeranno almeno un pensiero a RobertoBaggio, dalla casalinga di Voghera, alla mia prof. del liceo che probabilmente leggerà questo pezzo su qualche social, a mia madre cui lo dirò io, all’appassionato di calcio in genere, e poi le mogli degli appassionati di calcio in genere, più di qualche collega, coetaneo ma anche no, degli appassionati di calcio in genere: tutti, domani, ripenseranno al rigore in finale contro il Brasile nel mondiale americano del 1994. Tutti. Perfino quelli che non avevano visto quella partita in diretta, o che potevano pensare di averla dimenticata, a quelli gli citi la pubblicità della Wind di qualche anno successivo, con RobertoBaggio che però, quel maledetto rigore, lo segna, e perfino Pizzul esulta, ecco, vedi che quegli 11 metri e quel ragazzo col codino e la numero 10 azzurra sulle spalle, se lo ricordano tutti.

E tutti immediatamente si ricordano anche del perché gli vogliono bene: perché RobertoBaggio vuol dire estate 1994, e che avessi 15 o 20 o 25 anni, un giugno – luglio – agosto, un’estate come quella del 1994 ti riempie il cuore ogni volta solo a ricordarla. E lui te la ricorda sempre, scientificamente. Forse per qualcuno è malinconia, sicuramente è affetto. Che se quel rigore invece lo avesse segnato per davvero boh, chissà… e invece è bello così.

Auguri Divin Codino, e sappi che anche se oggi son 50, per me, per tutti noi, tu ne avrai sempre 27, come nel luglio del 1994.