Il tipico weekend in cui era meglio fare altro e preferire i prati di un parco a quelli di un campo da calcio. E quando la mera cronaca calcistica non offre nulla di nuovo, serve per forza una botta di faziosismi per dare sapore alla giornata di campionato.

Eccovela.

INTERISMI

di Max Multatuli

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Inter-Torino è una partita densissima di ricordi. Sei anni fa fu la prima e unica partita che vidi a San Siro. Un orrore.

Il caso della vita volle che questa domenica fossi a Milano per lavoro. Ebbene, Inter-Torino di questa domenica non l’ho vista, né allo stadio né in tivu.

Primavera non bussa, lei entra sicura.

Domenica a Milano c’era la primavera. Quella di maggio, col tepore e il sole. E per uno che vive in un paese grigio del nord, Facchetti mi perdoni, la primavera milanese va goduta in giro per la città e i suoi parchi, non in un bar o davanti a un computer a vedere dei tizi dar calci a un pallone.

E quindi la primavera di domenica 9 marzo l’ho celebrata con una passeggiata al giardino della Guastalla, gioiello milanese. Sempre connesso alla diretta di Inter-Torino.

Siamo come i fiori prima di vedere il sole a primavera.

La primavera calcistica, quella di maggio, spesso significa che i giochi son chiusi e le squadre già pensano alla stagione successiva.

Chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato.

Nel nostro campionato, il più bel campionato di calcio d’Italia, la Juventus ha vinto lo scudetto, l’Inter è in Europa League e il Torino s’è salvato. Naturale che ci si lasci indulgere alla più bieca pigrizia.

Gli hailaits della diretta internet di Inter-Torino, coerentemente, mostrano cinque (5) azioni con le maiuscole, di cui un (1) goal dell’Inter.

1-0 per l’Inter con tre tiri per la Beneamata e due per il Torino.

Un po’ pochino su 90 minuti di giuoco.

Come si spiega?

È la primaveeera.

 

MILANISMI

di Marta Baudo

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I ricordi evocati dal Friuli hanno altro spessore. È passato un secolo dalla trasferta/macchinata pre domenica del 17 ° scudetto.

Un abisso tra quel Milan e la squadra di questa stagione.

Solo se ti chiami Juve o sei negli anni d’ oro del grande Milan, puoi giocarla con tutte le riserve.

Ci può stare l’ idea di pensare alla sfida che vale una stagione, ma cavolate non sono ammesse… Turnover l’avrei fatto, a dosi omeopatiche! Tirar fuori dalla naftalina i panchinari di botto non aiuta. Troppe seconde linee non all’altezza.

Veniamo a noi, ovvero alla nefasta Udinese-Milan. Non posso vedere regali Di Natale a scoppio ritardato. Formazione stravolta in toto: che ideona geniale. Partita agghiacciante e inguardabile.

Verrebbe solo da piangere, ma cerchiamo di sdrammatizzare con una barzelletta.

Ci sono uno sloveno, un giapponese, un brasiliano: cosa fanno in campo assieme? Sono tre in più per gli avversari… e non ne azzeccano una! Una pallottola spuntata rossonera.

Solo Mattia e il Pazzo mettono tanta buona volontà. Campanelli di allarme in ogni zona del campo. Mexes fa il pagliaccio gratis. Il colmo è essere diventati lo zimbello di ogni trasferta.

Vincere easy per il Milan succede una volta all’ anno!

Resettare tutto del pulsante start non è cosi scontato, dopo essersi persi alla prima osteria.

Non giochiamo da squadra! Mi hanno insegnato che a calcio si gioca in 11: elementare, no!

La “palla avvelenata “ della teoria filosofica Clarence impaurisce i giocatori?

“È la dura legge del gol. Se non hai difesa gli altri segnano e poi vincono”, teoria assurda?

Se pensiamo di fare il miracolo a Madrid siamo proprio sulla buona strada: ma sognare è lecito!

Non vedo però nessuna logica nell’avere già la testa e il cuore là. Come insegna il buon Lodetti da Milan Channel, bisognerebbe concentrarsi una partita alla volta.

Squadra disinteressata all’Europa minore. Sembra che siano contenti all’idea di fare un anno di purgatorio senza coppe. Rabbrividisco.

In più, scioccante vedere Honda con il 10 sulle spalle. Numero indossato da Rivera, al Genio Savicevic, al Musagete Assist Man Rui Costa.

La primavera del Milan a Udine, avrebbe giocato con altra verve… come nelle corde di Pippo!

I misteri della vita rivelano che la classifica interessa solo a noi tifosi.

Ora «impossible is nothing» al Vincente Calderon.

Ridatemi il mio Milan.

 

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Il mio giudizio sulla partita contro la viola non può che essere sospeso, come in un limbo.

Se mi basassi infatti solo sul confronto di domenica all’ora di pranzo, che ci ha visti ovviamente vittoriosi, potrei passare direttamente a darvi la ricetta per cucinare una buona fiorentina, quella vera, quella con l’osso, quella da accompagnarsi con un buon Chianti!

Invece non posso non pensare al fatto che quegli schifosi, perché i viola sono degli schifosi (pensateci, perché secondo voi il viola è associato alla sfiga nell’immaginario collettivo?), li dobbiamo incontrare di nuovo altre due volte nei prossimi 10 giorni: prima di nuovo a Torino giovedì e poi il giovedì successivo a Firenze. Sarà Europa League ok, ma sempre viola sono e quindi sempre schifo fanno!

Quindi, posto anche nel frattempo che lo scudetto è ampiamente a portata, grazie anche alla vittoria del Napoli con la Roma domenica sera (perché come al solito gli altri sbagliano e perdono le occasioni importanti, ma poi siamo noi che rubiamo ogni volta), e che quindi la vittoria in campionato conta fino a un certo punto, preferisco attendere una decina di giorni prima di vomitarvi tutto quello che penso sui viola.

Per ora accontentatevi di un Asamoah di destro, di 14 vittorie in casa consecutive, di 14 punti di vantaggio sulla seconda e, se non vi dovesse bastare, accompagnate il tutto con una bella fiorentina da un kilo, con un buon Chianti possibilmente.

 

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Si sa, noi del Toro siamo gente nostalgica. Amiamo ripassare mentalmente ricordi, riassaporare eventi del passato, indulgere su emozioni passate, accarezzare più il Toro che fu di quello che è.

E poi si sa che in generale, per tutti, la nostalgia è canaglia, spesso non guarda in faccia il contenuto di un ricordo, ma lo valorizza per il fatto stesso di essere tale e di essere legato a una certa fase della vita che si tende ad idealizzare, no matter what.

Se poi hai circa trent’anni e sei granata il circolo vizioso della nostalgia diventa letale, cieco, autolesionista: hai vaghi ricordi dell’ultimo Torino forte della prima metà degli anni ’90, ma sei sostanzialmente cresciuto con l’orrida Società degli ultimi vent’anni e a essa, volente o nolente, ti sei assuefatto.

E allora eccola, la nostalgia. Oh, che meraviglia, finalmente siamo tornati a perdere tre partite di fila e possiamo smetterla di farci venire il torcicollo per alzare il naso e guardare in su, per contare i punti dell’Inter e del Parma. Possiamo, confortevolmente, tornare a guardare giù, come siamo abituati.

Possiamo tornare a occuparci di faccende che conosciamo bene, tipo i punti del Livorno e del Bologna. E’ rassicurante sì, sì. Possiamo tornare a contare a ritroso, che in quella particolare branca della matematica siamo professori universitari: noi siamo a -4 da quota 40, il Livorno è a -15 da noi. Basta con quel: possiamo beccare l’Inter che è a +5 o su di lì.

Era stressante, dai. In questa prima parte di campionato vincevamo, salivamo in classifica e non riuscivamo mai ad accontentarci, ché volevamo andare subito ancora un po’ più in su.

Sono cose che mettono ansia, ammettiamolo. Uscire dalla mediocrità è stressante. Finalmente ci stiamo rientrando, a piccoli ma convinti passi da gambero.

Oh, che bello.

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Ma vaffa….

SVEGLIA, TORO!!!