Una domenica perfetta è fatta così.

Comincia il sabato sera, con un’abbuffata di amatriciana, tre birre e un pensiero che fa vacillare le tue certezze laiche: se per correre servono i carboidrati e la natura ha inserito i carboidrati nell’amatriciana e nella birra, forse, dietro a tutto, una mano divina c’è.

Dio esiste ed è un runner, probabilmente.

 

Vai a letto e senti di aver compiuto il tuo dovere nutrizionale, godendotela: spettacolo.

Ti svegli, riposato e fresco, alle 9.30. Quest’anno corri la staffetta e ti sei furbamente accaparrato la terza frazione che, calcoli alla mano fatti in base ai tempi dei tuoi compagni di squadra, non comincerà prima di mezzogiorno.

Fai colazione con una crostatina alla marmellata (Dio ha messo i carboidrati anche in quella: esiste davvero, cazzo, esiste davvero), sorseggi un tè e segui su Twitter la partenza dei primi staffettisti da Rho. Senza rimpiangere troppo gli anni in cui la prima frazione è toccata a te, in quel ridente nulla in cui tocca partire per valorizzare quella dannata Fiera e ridurre i fastidi a quei facinorosi dei milanesi a quattro ruote (e tra te e te pensi che a Roma si parte dai Fori Imperiali, non da fuori il Grande Raccordo Anulare, ma vabbè…).

Spalanchi le finestre ed è giugno.

Va bene, Tu lassù, smettila di mandarmi segnali. Che già ci provarono i miei battezzandomi Cristiano, ma io ho tenuto duro.

Si vacilla, davanti alla domenica perfetta, niente da fare.

 

Esci di casa, senza nulla appresso se non la tua maglietta personalizzata con quel nome di battesimo di cui sopra (me lo concedete un grazie Adidas e grazie progetto #cityrunners per questo e per tutto quello che mi ha portato qui? Fatto, indolore) e i tuoi pantaloncini (che oltre alla infinità benevolenza del presunto Dio e dell’Adidas, per comporre una domenica perfetta non guasta nemmeno una fidanzata che s’accolla la tua sacca con i cambi e te la fa trovare all’arrivo, come ha fatto la mia…), sali su una bike sharing e pedali morbidamente verso Piazza della Repubblica, luogo di partenza della tua frazione.

Scaldandoti blandamente i muscoli e godendoti il tepore.

 

Arrivi al punto di cambio e ci sono tutte quelle faccette emozionate e cariche, dissimulanti felicità dietro un velo di scaramantica tensione, dei tuoi compagni cityrunners. Ci siamo, è il giorno dell’esame.

Passi il tempo ad applaudire quelli che passano, soprattutto i maratoneti veri, quelli dei 42 km. Che noi ci divertiamo – anche se ci mettiamo tutto l’impegno che abbiamo in corpo – ma i veri eroi sono loro. E, se hai corso un po’ nella tua vita, conosci il valore energetico dell’applauso di uno sconosciuto, sai quanto valga quando stai lottando in bilico sulla soglia della tua fatica, conosci la potenza di quel gesto gratuito quando arriva a omaggiare la tua sofferenza. Quindi ricordatevelo: quando siete spettatori della fatica altrui applaudite, gridate, incitate. Sarete benzina pura, per loro.

 

Poi arriva il tuo momento. Afferri il testimone e parti. Ed è la domenica perfetta, quindi senti che gira tutto. La gamba, più veloce dei secondi. La testa, più veloce del caldo. Dieci chilometri divorati in 45’, che sono un successo visto che nelle tue due ultime prestazioni sulla mezza maratona, negli ultimi mesi, ti è capitato, letteralmente, di tutto.

Oggi il merito è dell’amatriciana, probabilmente.

 

Arrivi, cerchi in un secondo di contagiare d’entusiasmo la tua quarta frazionista che parte e poi respiri. Respiri l’aria, la felicità, la soddisfazione, la fidanzata, la mamma e il papà (c’erano tutti e anche loro, come gli applausi degli sconosciuti, sono una droga motivazionale incredibile: sono venuti a vedere te all’arrivo, come se fossi uno sportivo vero, non quello della domenica. Per quanto sia LA domenica perfetta).

 

Ed è di nuovo bicicletta, pedalando verso l’arrivo al Castello per riunirti con gli altri cityrunners e con i tuoi compagni di staffetta. E arrivi, e non è un ritrovo di sportivi tristoni che sgranocchiano sedano e fette biscottate integrali, ma una festa con musica, birra, panini e crostate, tutti giustificati dalla parolina magica “carboidrati”, che se dici quella, va bene tutto.

Dio esiste ed è un carboidrato.

 

Abbracci tutti, baci tutti, racconti tutto, mangi tutto, ridi di tutto, prendi tutto il sole, applaudi tutti. Puzzi, ma puzzano tutti e anche questo è un sollievo non da poco. Il cemento della corsa, dell’amicizia nella corsa, è fatto di fatica, condivisione e puzza, in parti uguali.

 

Alla fine torni a casa. E’ ancora un pomeriggio splendido. Il Torino vince, la Juve non gioca, il sole non tramonta mai. Esci a prenderti un aperitivo, ci sono tutti i tuoi amici. Dopo che hai corso “ben” 10 chilometri sei certo di poterti bere qualsiasi cosa. Che non sia vero, lo capirai pesandoti domani, ma chissenefrega adesso?

Dio esiste e non è una bilancia.

 

E questa era una domenica perfetta, in fondo.