La Juve si prende una vacanza dai suoi trionfismi (su queste pagine tutto tende a finire per -ismi, se non ve ne foste accorti), il Milan invece sceglie la strada della coerenza e fallisce qui come in campionato.


JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Martedì sera abbiamo perso. Abbiamo perso una partita, una partita sicuramente importante, una sfida ad eliminazione diretta che ci vede quindi uscire, giustamente, da un’altra coppa.

Sul match francamente non ho molto di più da dire: in campionato con 11 titolari si è vista la differenza tra le due squadre, ma rinunciare contemporaneamente a due esterni e due punte si paga. Ci sta. Io non so quali siano, ma Conte avrà avuto sicuramente i suoi buoni motivi per fare quelle scelte, e io non posso e non voglio criticare chi, da quasi 3 anni a questa parte, ci ha portati a essere capaci solo di vincere.

Ma nella giornata di martedì è successo qualcosa di molto più interessante su cui vorrei soffermarmi; perché noi avremo perso una partita, ma c’è chi ha perso la faccia, chi ha fatto una magra figura non in campo, ma fuori, sui tavoli del calciomercato, rendendosi ridicolo agli occhi del mondo, dall’Europa all’Asia, con particolare riferimento all’Indonesia.

Tre sono i punti che voglio rimarcare e che secondo me descrivono in maniera chiara una situazione tragicomica:

1) addetti al mercato, direttori tecnici, direttori sportivi, direttori generali hanno intavolato una trattativa, hanno fatto una richiesta, hanno proposto loro per primi uno scambio, hanno contattato giocatori e procuratori, hanno fatto sostenere le visite mediche ad un nuovo “acquisto” per poi dire, il giorno dopo, che avevano scherzato, che non era vero niente, che la trattativa era saltata per, e qui viene il coup de théâtre, “condizioni economiche, tecniche e ambientali (?!?!?) non più idonee”… Sorgono subito spontanee due domande: cosa può essere cambiato in 6 ore e, soprattutto, come fa certa gente ad essere ancora lì e non essere stata spedita a leccare francobolli tipo Fantozzi (ma in tempo di e-mail)?

2) Checché se ne dica e se ne legga, il vero motivo per cui la trattativa è saltata sono stati i tifosi e il loro malcontento; definire la nota società meneghina ostaggio dei propri tifosi è perfino riduttivo: a parte il fatto che loro per primi hanno contestato e fischiato Guarin più di una volta, era ed è evidente che all’Inter servisse una punta, basta leggere uno degli ultimi 17 post di Max su queste pagine. Soldi non ce ne sono, la soluzione era stata trovata e Mazzarri, poveretto, aveva finalmente la sua punta: invece no, si va avanti con quel campione di Belfodil e quel latin lover di Icardi. Contenti loro…

3) A figura di palta ampiamente fatta, a situazione compromessa in maniera irrimediabile, dopo che, da qualunque parte del globo, dirigenti e società venivano derisi dalle pagine del Times fino a quelle del Corriere dei Piccoli, gli stessi tifosi, artefici del “danno”, decidono di iniziare a bullarsi di quanto avvenuto. Apoteosi. Sì, se ne vantano… ci sono quelli che sfottono la Juve perché non ha preso Guarin (uno che da noi avrebbe sostituito Padoin), rinfacciano strani paragoni con l’affaire Berbatov, incomprensibilmente tra l’altro, esultano per non aver preso un giocatore di 30 anni ormai logoro, a differenza del giovane Milito. C’è addirittura chi ha sostenuto che Marotta ad aver indetto quella conferenza stampa sia stato più ridicolo dei vari Fassone, Ausilio, Branca…perché? Non è dato sapersi.

Ecco, questa è la, pomposamente detta, società Inter, una società il cui presidente non lo avessimo visto due volte a Milano potrebbe anche non esistere, e forse vista la sua prima “uscita” da quando è in carica sarebbe meglio così, per tutti. Perfino per i tifosi inter(tr)isti.

 


MILANISMI

di Marta Baudo

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La Coppa Italia, questo oggetto misterioso o coppetta minore, che dir si voglia, in una stagione atipica, mentre stiamo annaspando nelle retrovie, doveva diventare addirittura il TOP come importanza. Spesso poco considerata dalla squadra, e s’è visto pure stavolta, ci avrebbe però permesso di arrivare in Europa. Sia ben chiaro che per Europa non si intende quella con “la coppa dalle grandi orecchie”, ma la sorella minore, che suscita scarso interesse. In una stagione rossonera stramba non avremmo dovuto buttare via niente, anzi… arrivare più in fondo possibile, evitando figuracce che, come ben ricordo, sono state fatte sia in passato che in questo turno! Come déjà vu, incapaci oltremodo di approfittare del campo libero da cugini e gobbi.

L’Udinese in Coppa Italia è stata spesso una bestia nera per il Milan; pregustavo l’ora di voltare pagina e cancellare il passato… forse solo in un film!! Illusa di aver la strada in discesa, dopo un avvio con vantaggio rossonero su contropiede, mi sono dovuta ricredere nel corso della serata. In preda ad attacchi di noia fino all’intervallo con fischi dei pochi presenti, e sconforto a vedere il regalo stupido offerto da Urby su rigore, a fine serata mi sarei buttata in campo per trasmettere carica e grinta assenti. Meno male che era ritenuta la strada più “easy” per l’Europa: solo a parole! Oltre a sbuffare dopo ogni errore, sugli spalti i pochi tenaci intimi imprecano con me e restano attoniti davanti al collage mostrato. NO WORDS.

Come si fa a buttare all’aria l’unico viatico per l’Europa? La squadra è in apnea, sotto ritmo: incredibile, e sembra di vedere fantasmi alla Robinho, o Nocerino vagare sul campo… allo sbando. Equilibrio collettivo sotto zero, come la voglia di onorare la maglia.

S’è rivisto il malato grave degli ultimi mesi: grinta, voglia di lottare per la maglia, desiderio di rimonta sconosciuti? A far rabbrividire è il fatto che l’Udinese sia in caduta libera da qualche tempo e Di Natale in panchina. Figurati se le cose fossero andate al contrario!!! Tragedia! Milan nauseante, da mettersi le mani nei capelli per Clarence. Impresa ardua d’ora in poi. Persino all’oratorio si vedono giocate migliori.

Questo tabù delle poche coppe Italia vinte nell’era Berlusconi resta: la disfatta di San Siro è l’ennesimo FLOP dell’annata nera che spero finisca al più presto! A gennaio bye bye “coppa del nonno”: peccato. Non ci resta che rabbrividire (non faceva neanche freddo) e berci una bella cioccolata rivitalizzante!!

Clarence, neo allenatore rossonero, dovrai lavorare assai. Hai l’orgoglio di essere stato come giocatore l’ultimo a vincerla, nell’anno del trionfo a Manchester!! Per replicare da allenatore ci vorrà tempo.