Ciao terra, benvenuta erba. Dopo mesi di scivolate, palle arrotate e magliette sporche di rosso, arriva finalmente la stagione tennistica del ‘verde’. Sì, lo ammetto: ho sempre preferito il tennis su erba rispetto a quello su terra battuta, come ho sempre preferito un bella voleè a un dritto in top spin, un McEnroe a un Lendl, il Centrale di Wimbledon a quello del Roland Garros.

Purtroppo, negli ultimi tempi, la terribile omologazione delle superfici non ha risparmiato neppure l’amata erba. Certo, non siamo ancora alla cementificazione che atterriva il ragazzo della via Gluck di celentaniana memoria: però anche dalle parti di Church Road la superficie ormai è assai più regolare e meno insidiosa di quella di vent’anni fa, dove un colpo a rimbalzo rappresentava una sorta di tentativo di terno al lotto, con relative fughe verso la rete per accaparrarsi il punto manco fosse l’ultimo biglietto del concerto di Paul McCartney.

Di buono c’è che da quest’anno la stagione erbivora ha ‘conquistato’ un’altra settimana nel fittissimo calendario e così, pur con i limiti di cui sopra, possiamo godere per qualche tempo in più un tipo di tennis meno ‘conservativo’ e più aggressivo in vista di Wimbledon, l’Appuntamento con la ‘a’ maiuscola di tutti gli appassionati. E, naturalmente, siamo tutti pronti a scommettere.

In campo femminile è inutile perdere tempo in elucubrazioni di quart’ordine, perché se sta in piedi (pure con la febbre, come dimostrato al Roland Garros), Serena Williams vince senza manco faticare. In campo maschile la faccenda è un po’ più complessa perché Novak Djokovic, il favorito numero uno, non s’è fatto vedere troppo recentemente, quasi a leccarsi le ferite dopo la finale persa a Parigi. Come l’anno scorso, Nole ha sostenuto solo allenamenti sull’erba senza partecipare ad alcun torneo di preparazione, come hanno invece fatto i rivali. Andy Murray ha vinto per la quarta volta al Queen’s, Roger Federer ha trionfato per l’ottava ad Halle (battendo in finale il nostro bravissimo Andreas Seppi) e Rafael Nadal ha riassaporato il gusto del successo a Stoccarda.

Sottolineato tutto ciò, a smorzare le ambizioni dei rivali, c’è pure da ricordare che Murray soffre come una bestia le partite contro Nole, che Federer, a quasi 34 anni, deve comunque portare a casa un torneo di due settimane al meglio dei tre set su cinque e Nadal non pare ancora tornato quello ‘doc’, come dimostrato dal ko subito da Alexander Dolgopolov al Queen’s la settimana dopo la vittoria a Stoccarda.

Insomma, d’incertezza ce n’è, anche perché i primi turni possono sempre riservare sorprese: se non si è ancora al top e capita di incrociare, ad esempio, un gran battitore come Ivo Karlovic quando ancora l’erba è bella fresca di taglio e non è già troppo simile a un prato spelacchiato, rischi di fare una brutta fine, un po’ come capitato l’anno scorso a Rafael Nadal contro il giovane Nick Krygios.

Detto ciò, non mi nascondo dietro a un dito e piazzo le mie personali quote per la vittoria a Wimbledon. In campo femminile non è difficile: Serena Williams campionessa al 70%, Kvitova e Sharapova al 10%, Kerber 5% mentre il restante 5% lo lasciamo a eventuali sorprese. In campo maschile, Djokovic 50%, Murray e Federer 20%, Wawrinka e Nadal 5%. Se vince qualcun altro, offro da bere a chi ha indovinato. Birra, obviously, rigorosamente London Pride.

E intanto, per fari venire la birr…pardon, l’acquolina in bocca, rivediamoci gli highlights della finale maschile di Wimbledon 2015 tra Novak Djokovic e Roger Federer.