Ringraziate il Torino. Che altrimenti l’ultima giornata sarebbe risultata più noiosa di un congresso di numismatici. Scudetto e Champions: decisi. Retrocessioni: bollate e approvate. Europa League? Beh, quella ci ha pensato il Toro a tenerla viva, pareggiando una partita già mezza vinta.

Dai, almeno avete qualcosa da guardare domenica prossima.

INTERISMI

di Max Multatuli

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Goaaalll!!

Non capitava da tempo di vederne così tanti, di goals. In casa, per giunta. Un 4 a 1 rotondo che ci proietta in europa (con l’iniziale minuscola).

Demerito della Lazio, s’ha da dire, del tutto disinteressata alla partita. Ma merito anche di una grande squadra che si è trovata, alla fine, nel passaggio di consegne più commovente degli ultimi centocinquantanni.

Il Capitano. L’unico e il solo. Tutto lo Stadio in piedi. Una scena che non si vedeva dal 2010. Una scena da far piangere come un vitello un 40enovemesenne, un anziano signore dell’alta borghesia milanese, un rampante imprenditore del sudest asiatico e un quasi trentenne blogger coi baffoni.

Grazie Capitano. Grazie, Capitano dell’Inter pre-calciopoli e dell’Inter post-calciopoli. Capitano dell’Inter di Facchetti e dell’Inter di Zanetti. Dell’Inter di Cuper e del 5 maggio, dell’Inter di Mourinho e del 23 maggio.

Un’Inter a Tua immagine e somiglianza, al punto che, col tuo naturale (anche se imponderabile) declino, tutta la squadra è scemata.

Al tuo posto l’Inter di Handanovic, sempre più una sicurezza nel non subire (troppi) goals. L’Inter del gabbianone Jonathan e del folletto Nagatomo, che ci fanno ridere e piangere, ma qualche volta l’imbroccano. L’Inter di Kovacic, fantasia e sregolatezza, talento mostruoso, precoce, da preservare. L’Inter di Icardi, perché no, social e commercial, che di fatturare ce n’è bisogno. L’Inter di Thohir, che di un imprenditore ce n’è anche più bisogno (e per una volta non ha portato sfiga). L’Inter di Zanetti, il VicePresidente, la bandiera.

La tua Inter è morta con te, Capitano. Viva l’Inter.

 

MILANISMI

di Marta Baudo

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Europa sì, Europa no?

Fallita al foto finish la prova del nove. Non è da grande squadra come il Milan buttare al vento quanto di buono fatto e recuperato ultimamente.

In una settimana, dalle stelle del Derby alle stalle atalantine. C’è chi saluta Zanetti, e chi, salvo miracoli, vede sfumare il sogno di non abbandonare l’Europa.

Giocare con Honda e Constant dal primo minuto è da veri masochisti. Fatica doppia e partita in mani altrui. Replicare la formazione e lo spirito del Derby non mi sembrava così fuori luogo!

Fa rabbia vedere il Milan in partita 5 minuti sì e 5 no, con l’Atalanta sempre nel vivo, come se avesse ancora obiettivi. Bonaventura, Denis e Cigarini non stanno a guardare…

I rossoneri sono troppo insipidi, poco reattivi, come a volersi accontentare per un tempo del pari.

Grazie al cielo nella ripresa esce un evanescente giapponese e arriva il faraone: quanto ci è mancato il maratoneta d’Egitto! È l’uomo chiave nel tenere viva l’illusione europea, dando il là al momentaneo vantaggio. Come ai tempi d’oro è ovunque, dall’attacco alla difesa. Bentornato Stephan. Carico come una molla, gioca per due, con l’ardore agonistico e la voglia di spaccare il campo. Il 21 enne è l’unica nota lieta del weekend rossonero: pali e traverse si moltiplicano di minuto in minuto, a corollario della stagione anomala e triste. Sinfonia in DO minore.

Quando vedrò un portiere del Milan parare un rigore sarà un bel momento . Aspetto e spero. Tutto da rifare. Finale thrilling: tiri al bersaglio milanisti e, clamorosa, arriva la beffa, con il gol jolly della domenica, fuori tempo massimo, di Brienza. Gol sbagliato – gol subito, purtroppo ci condanna. Quanta amarezza, troppi mesi dietro, e la forzata rincorsa non è salutare. Serva da lezione per il futuro, arrancare non appartiene al DNA rossonero. Chiedo fin d’ora di tornare a competere per veri obiettivi importanti dalla prima giornata del prossimo campionato: le ultime annate siano da esempio. Quello che non semini, dopo lo paghi. Rifondazione milanista forzata e necessaria. Erano anni che non finivamo così dietro e motivi ce ne sono a valanga. Resterò sempre in prima linea da vera rossonera, come tradizione vuole.

Cuore, grinta, e orgoglio per chiudere con dignità questa stagione senza capo né coda, davanti a noi tifosi. Già una volta siamo stati vittima di Berardi! No more, please.

Noi siamo il Milan.

 

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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E niente, abbiamo vinto anche a Roma.

E sinceramente inizio a essere in difficoltà con gli aggettivi; prima si trattava di vincere, c’era uno scudetto da conquistare (alla faccia di tutti quelli che poi come unica consolazione hanno chiederti se era il 30° o il 32°, quando loro è tanto se ne hanno vinti 5) e quindi si lottava fino alla fine, su ogni pallone, sempre e comunque.

Ma oggi neanche quello, oggi non ci servivano i 3 punti, oggi potevamo presentarci in campo ubriachi, cosa che non mi sarebbe affatto dispiaciuta: pensa che bello vedere il massaggiatore che invece di passare una borraccia a Chiellini gli allunga una boccia di Don Perignon o Pirlo che cicca il pallone mentre calcia una punizione da fermo…

Invece no, non gli abbiamo voluto lasciare neanche questa piccola soddisfazione, vincere in casa loro coi campioni d’Italia, no. 0-1, gol di Osvaldo proprio alla fine, un dito medio gigantesco da Johnny Depp a quei simpatici 60.000 che lo hanno massacrato di fischi al suo ingresso. Così, a proposito di soddisfazioni. E intanto altri 3 punti.

Ah, a proposito, con questi i punti sono 99, superato l’ennesimo record, scalzata l’Inter che non guasta mai, e concreta possibilità di sfondare quota 100. Giusto perché, non avendo avversari, i limiti da superare dobbiamo metterceli da soli.

Ora per chiudere il cerchio manca solo una certa firma…

 

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Va bene, avevo detto che si doveva soffrire ancora tutto maggio, ma mica mi sarei offeso se avessimo chiuso la pratica con una giornata di anticipo, eh.

Era tutto perfetto.

Avevo fatto la mia buona azione, accompagnando allo stadio un ragazzo di Parma venuto in trasferta e conosciuto sul treno, invece di lasciarlo a perdersi in giro per Torino.

Avevo mangiato il panino con la porchetta e bevuto la birra dietro alla Maratona, che è parte indispensabile del rito calcistico.

Avevo iniziato a cantare alle 14.15.

Avevo partecipato al primo boato delle 14.30, quando è arrivata da Bergamo la notizia della sconfitta del Milan.

Non avevo nemmeno riso troppo quando Mr. Bean Paletta e gli altri Benny Hill della difesa del Parma ci hanno regalato quel gol, memore delle numerose volte in cui i protagonisti di quelle scene fantozziane erano stati i nostri difensori.

E se qualcuno lassù si è offeso per quel gesto dell’ombrello che mi è scappato quando Lucarelli si è fatto espellere, beh, tu lassù sei veramente un bacchettone, certe cose scappano, a caldo.

 

Sta di fatto che alla fine, di perfetto, c’è stato poco.

Non certo il Toro che, gol a parte, non ha mai tirato in porta. Non Ventura, che ha aspettato troppo prima di inserire una punta dopo il nostro harakiri per provare comunque a vincerla, come tutto lo stadio chiedeva.

Ecco, quello stadio. Quello sì, oggi è stato perfetto, pieno di gente come non si vedeva da tempo e tutto colorato di granata. Con punte di tifo da mandare a memoria, come quello striscione “Si lavora e si fatica per il Toro e per il Benfica”.

 

E ora Firenze. Gli amici viola e quell’atroce sensazioni di déjà vu. Sempre con gli amici arriviamo al dentro o fuori, come col Genoa in quella partita decisiva per la salvezza di qualche anno fa.

E vi ricordate tutti come andò e quel che ne seguì, in termini di “amicizia”.

Agli amici viola dico questo: nessun favoritismo da gemellaggio.

Però.

Però ve la ricordate quella poco simpatica volata Champions con il Milan, l’anno scorso? Io vi faccio delicatamente notare che avreste una meravigliosa occasione per rendergli pan per focaccia. Lasciarli fuori dall’Europa.

Farla pagare a loro, mica favorire noi.

😉