G come Guarin, che non basta all’Inter. G come Galliani, che con le sue vicende ruba la scena ai giocatori del Milan, G come Gol di Llorente che regala alla Juve una vittoria ormai insperata. G come Genoa, contro il cui muro si blocca un Toro arrembante.


INTERISMI

di Max Multatuli

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Ci si potrebbe chiedere dov’è finita l’Inter di inizio stagione, se non stessimo, ancora, all’inizio della stagione.

Non si contano più i pareggi. Non si contano più i punti buttati, da una squadra che ci aveva illusi di avere voglia e grinta di competere nel giuoco del calcio quest’anno. E invece niente, nisba, niet. Non si contano più i pareggi e i punti persi perché ci si infastidisce a contarli. Che cosa sta succedendo? Quali sono stati gli eventi che hanno annichilito i calciatori in questo modo?

Inter-Sampdoria doveva essere una partita da archiviare in fretta e senza tentennamenti. Ecco, l’Inter ha tentennato. Cincischiato, perfino. Siamo andati in vantaggio al 18esimo del primo tempo per un gol e poi basta. Sì, il gol dell’Inter è stato grazioso. Ma non di grazia vincono le squadre.

Un altro pareggio. Altri due punti buttati. Tristezza.

Rallegrano, per fortuna, le vicende in casa dei cugini. L’arrivo della competente manager chiamata a gestire il Milan: la figlia di B., priva di qualsiasi forma di esperienza. La partenza del vissuto manager, pronto ad andarsene e intascarsi la liquidazione appena definiti i termini della stessa. Sic transit feccia mundi.

 


MILANISMI

di Marta Baudo

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Dove eravamo rimasti? A “una poltrona per due” con molta confusione nella mia testa, dopo aver immaginato e auspicato il ritorno di Paolo Maldini in grande stile. Tutto congelato forse fino a primavera. Intanto il marasma societario e il Mister hanno portato la squadra ad essere avulsa dai rumors e finalmente concentrata sul campo. Take it easy! Fuochi d’artificio sotto il vulcano, miccia esplosiva anche per il “Balo”, a segno finalmente in campionato e contestatore come d’abitudine!

Traevo qualche buon auspicio dallo schieramento al 90% simile a Glasgow. Ovvero, squadra che vince convincendo non si cambia. Il “Cibali” mi ha dato ragione.

Riesco persino a gustarmi il calcio spezzatino domenicale, condito da tre cannoli, uno più gustoso dell’altro…forse sono stata ascoltata! Da due partite vige una regola: tre per due. Per intenderci, tre gol in trasferta e due fisso in saccoccia.

Sicurezza fa rima con Milan, oggi, tanto più che la squadra non subisce infortuni e si trova con una panchina affollata come il metrò all’ora di punta (infermeria sempre sold out)!!

Catania, squadra a prevalenza argentina di cotanti picchiatori, diventa più aggressiva quando rimane in dieci uomini. Tutto ciò ha del “clamoroso al Cibali”! Solo il diamante del leader carismatico Ricky mette a tacere Spolli o Barrientos e manda i tifosi locali a godersi il mare.

E dire che, fatto eccezionale, alla prima occasione eravamo sotto i lapilli di fuoco. Poi due giocatori, guarda a caso i migliori in campo, “Monto” e Kakà hanno portato il match in carreggiata. “Ricky” uno di noi, giocatore e uomo fuori dal comune. “I sogni sono desideri”… e capita che diventino favole a lieto fine: il piccolo faraone, tornato dalla vacanza forzata, gioca con, indovina indovinello, “Smoking bianco”. Chissà che sorpresa caldissima ha in serbo il numero “22” per il 100esimo gol? Bussare alla sua porta…sotto l’albero di Natale!

La classifica, questa sconosciuta, come suggerisce il capitano, sarà da guardare solo dopo un filotto. Intanto, all’ombra dello spicchio di “Cibali” rossonero, pace fatta con i tifosi! “Forza, lotta, vincerai: non ti lasceremo mai”.

 


JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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10 marzo 2013, Juventus vs Catania!

Al minuto, tipo, 108 o giù di lì di quella partita l’anno scorso vincemmo di fatto il campionato; segnò Giaccherini, dopo la classica partita giocata per gran parte nell’area avversaria, ma senza riuscire mai a sbloccarla. Poi, proprio all’ultimo o forse anche un po’ dopo, il piccolo folletto biondo, con doppio passaporto italo-brasiliano, risolse in mischia, a pochi secondi dal fischio finale.

Non fu tanto per i tre punti guadagnati, in casa contro un Catania sicuramente più competitivo di quello visto in questa stagione, quanto per il segnale dato a tutti: non ce n’è per nessuno, rassegnatevi.

Ecco, la partita di oggi contro l’Udinese ha un po’ quello stesso sapore lì: quando ormai pareva proprio che oggi non ci fosse modo per portare via i 3 punti, quando tutto sembrava portare ad uno scialbo 0-0, quando già gli inseguitori (inseguitori…) si sfregavano le mani, convinti di aver rosicchiato qualche punticino, quando insomma tutta l’Italia non juventina, come sempre, era pronta a gioire del risultato odierno, ecco comparire Fernando Llorente, ancora lui, ancora il gigante basco.

Colpo di testa su cross del ritrovato Lichtsteiner (amen!) e tutti a casa, come si dice in questi casi: 1-0, Roma staccata di 3 punti, Napoli costretto a vincere domani sera per non essere fuori dal giro scudetto già a dicembre, milanesi a distanza siderale. Insomma, potete contarne quanti preferite, 29, 30 o 31, ma ve lo dico con 7 mesi d’anticipo: aggiungete uno scudetto al vostro conteggio, perché anche questo è in bacheca belli!

 


GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Perin ha la faccia da teen movie americano e la pettinatura da adoratore di Justin Bieber. Sabato sera però, invece di stare con gli amici al multiplex, difendeva la porta del Genoa, in un match valevole per il campionato italiano di Serie A.

E ha deciso di parare tutto. Tutto.

Forse in tribuna c’era quella sua compagna di classe cheerleader che gli piace e su cui lui voleva far colpo. Se è così, prego costei di dargliela, che se l’è meritata.

Eh, niente. Sabato ci siamo arenati contro Perin. Abbiamo tirato in tutti i modi e da tutte le posizioni, ma il portiere Emo del Genoa si è arreso solo ad un colpo di polpaccio di El Kaddouri (ma il gol dovrebbe essere attribuito a Sua Maestà Farnerud, il mio nuovo personale idolo di metà campo).

Il nostro portiere invece, mentre il suo collega ligure raccoglieva il plauso e gli osanna di pubblico e critica, è dovuto uscire a metà secondo tempo causa congestione alimentare. Altrimenti conosciuta come cagotto.

Non aggiungo altro, i destini incrociati, alle volte, parlano da soli.

Caro Padelli, non è il tuo anno.

Per il resto, vi sembrerà impossibile, ma stavolta non ho nulla da recriminare o di cui lamentarmi. Abbiamo giocato bene, abbiamo tenuto in pugno il match, abbiamo creato almeno 6-7 nitide occasioni da gol. Poi stavolta a Immobile non ne andava bene una e Cerci è ormai in una fase sfortunata e ostinata (Alè, anche se sei il più forte, passala ogni tanto…) in cui viene a mancare quasi sempre la ciliegina sulla torta delle sue azioni travolgenti.

Ventura si dice soddisfatto. Io anche, sostanzialmente, ma lo sarò di più quando usciremo dal campo rubando finalmente una vittoria immeritata. Domenica c’è la Lazio, l’unica “grande” che l’anno scorso ci siamo tolti lo sfizio di battere. E l’abbiamo fatto con il gol di un certo Jonathas, che ora di mestiere fa la punta al Latina.

Metti mai che ricordarlo porti bene.