Il Milan sta a guardare, mentre le altre squadre la mettono in rete. La Juve dimostra che la favola di Davide contro Golia non vale nel calcio e il Toro percorre la sua strada lastricata verso l’inferno.

 


INTERISMI

di Max Multatuli

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Perché questa vittoria 2 a 0 in casa contro il Livorno mi è piaciuta molto molto di più della vittoria 3 a 0 in trasferta con l’Udinese?

Perché è stata l’ultima dell’era geologica Moratti, il più grande presidente di sempre?

Perché è tornato in campo il solo e unico Capitano Javier “trentalance” Zanetti?

Perché non ho visto la partita solo e pazzo, ma in compagnia?

Per tutto questo e non solo.

Il Livorno ha giocato rocciosamente, senza creare situazioni importanti, ma senza concedere nulla all’Inter (a parte il portiere che se l’è buttata in rete).

Il Livorno ha giocato rocciosamente, con caparbietà. L’Inter è stata più caparbia. Più stronza, passatemi il francesismo. Ha insaccato, quando c’era da insaccare.

Si è visto Kovacic, gioiellino dell’Inter, prendere finalmente coraggio, slalomeggiare tra cazzuti lottatori difensivisti livornesi e passarla di finezza sopraffina a Nagatomo, insaccante solo e smarcato.

Si è visto Samuel fare il muro, nonostante l’uscita anticipata di domenica scorsa.

Si è vista una squadra. Fino alla fine.

E, al tavolo di una pizzeria, si è visto un uomo dai boccoli d’oro alzarsi e battere i pugni sul tavolo in esultanza lieta e giovialmente carica. Quell’uomo… rullo di tamburi… ero io.

 

MILANISMI

di Marta Baudo

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Il bello è che, a veder la formazione titolare, la speranza della prima vittoria in trasferta ci stava, per di più contro gli ultimi. Poi solo rabbia, sgomento e incredulità. L’ennesima domenica buttata via: tanto il campionato scorre veloce e noi guardiamo rassegnati. Questo scialbo 0 a 0 da encefalogramma piatto mancava a Verona da tanti anni. Pareggiare o perdere = bicchiere vuoto per questo diavolo orribile, senza via d’uscita.

Per un tempo i giocatori della banda “Tristi” si sono illusi di non sentire la sveglia, essendo domenica, e di proseguire nel letargo. Poi, cose da pazzi, due occasioni da gol in due minuti…ovviamente fallite! Fino a pochi mesi fa i portieri avversari erano i migliori in campo, ora solo cross in bocca ai portinai avversari. E’ una delle tante pecche di questo Milan che lotta per salvarsi. Puoi non prendere gol, ma devi creare occasioni e buttarla dentro. Matri e Binho in due potrebbero fare un giocatore! Come volevasi dimostrare al 34esimo del secondo tempo resto ammutolita al palo di Binho. Divento un leone!

Di partita in partita il diavolo si fa sempre più piccolo, unico padrone del proprio destino, senza scialuppe di salvataggio: “urla e biancheggia il mare”. Tutti d’accordo con le frasi standard “positive e ottimiste” del timoniere nel post match?! Massimo sforzo, minimo risultato! Don’t worry, be happy!

Cosa darei per infondere la mia grinta al Milan ammorbante, privo di attributi, solitario ed inerte! Senza scosse forti non si va da nessuna parte. Girano solo parecchio le scatole.

Chi potrà riaccendere le luci su questo Milan? Ai posteri l’ardua sentenza!

Una nuova sosta cade a fagiolo, spero! Solo ombre e buio fino ad oggi, con scossoni societari nell’aria, impensabili fino a qualche tempo fa. Milan-Genova prova del nove!

Utopia dominare gli avversari e vincere, come era nel DNA Milan? Non chiedo la Luna.

 


JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Hanno dipinto questa Juve-Napoli come una partita tra due squadre che lottavano per lo stesso obiettivo e che si scontravano per capire chi fosse davvero l’indiziata numero uno alla vittoria finale dello scudetto: niente di più falso e sbagliato.

La verità, invece, è che tra le due squadre c’è un abisso tecnico, tattico e qualitativo, che nello scontro diretto è emerso senza mezze misure, senza appello possibile, nemmeno da parte di quelli che parleranno come al solito di arbitri, guardalinee, complotti, etc…

La Juve si è dimostrata più pronta perché già abituata a vincere: è un gruppo che viene da due anni di successi, mentre il Napoli è ancora all’inizio di un progetto e si è visto, come si era già visto a Roma e a Londra. E poi, dai, se in mezzo al campo hai Pogba, Vidal e soprattutto Pirlo è ben diverso che avere Behrami e Inler: quelli forse vanno bene contro il Sassuolo…

Il rapporto da Davide contro Golia è evidente semplicemente contando le occasioni create dall’una e dall’altra squadra nei 90 minuti: oltre ai tre gol conto un tiro di Pogba dopo 30 secondi, un colpo di testa di Bonucci da 10 cm, un’azione di Vidal solo davanti a Reina e molte altre, per un totale di almeno 7/8 palle gol nitide. Per loro un bel tiro di Insigne sul 2-0 e fine.

Per quanto quella sia una bella favola, non può sempre vincere Davide, non nel calcio almeno…

 


GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Diciamocelo, prima che sia troppo tardi. Bisogna avere paura di annate come questa.

Perchè una squadra come il Torino, di livello oggettivamente non più che medio, che gioca abbastanza bene, ma continua a non portare a casa quasi nulla, ci mette niente a ritrovarsi inguaiata in una spirale che ti porta giù, giù, giù. Quando non hai il potenziale per asfaltare gli avversari e per permetterti anche di sprecare, è vitale rimanere su quella linea di galleggiamento che significa banalmente riuscire a portare a casa quello che meriti, quando lo meriti. Altrimenti è un attimo e sono guai. Guai seri. Guai dai quali non è così scontato che riuscirai a risollevarti.

Alla ripresa dopo la sosta per gli impegni della Nazionale, il Toro arriverà con una astinenza da vittorie che avrà raggiunto i due mesi, durante i quali ci sono state tante buone prestazioni e pochi punti. E di buone prestazioni è lastricata la strada verso l’inferno, si sa.

Genoa docet, in questo campionato si risale in un attimo.

Vincendo, però.

P.S. Mentre scrivo, i maestri stanno battendo gli allievi, smentendo finalmente uno dei più triti e banali modi di dire in circolazione. Il Napoli, ottimo astro nascente nelle categorie “arroganza societaria“ e “furti in campo“, sta infatti imparando che non si va a rubare in casa dei Ladri con la J maiuscola.

Anni di primato non si cancellano così. Abbia pazienza, De Laurentiis.