Intendiamoci subito, questo è il pezzo più difficile che mi sia mai trovato a scrivere, tra sigarette e lacrime che non mi abbandonano neanche per far pipì. E a prescindere da tutto quello che dirò qui di seguito, fa un male della Madonna e sto soffrendo come un cane… e forse non mi aiuta neanche aver già rivisto tutta la partita tre volte da ieri sera ad adesso.

Sulla carta era una mission impossible, è vero, ma quando ti rendi conto che loro sì, erano più forti, sì, hanno vinto con merito, ma che potevi farcela, che hai anche rischiato di farcela e che per un attimo tutti hanno davvero creduto che si potesse fare, persino i catalani stessi, ecco, allora fa ancora più male: e così adesso le lacrime sono ancora più grosse e luccicanti.

Se però, come dice quel genio di Nick Hornby, il bello (e contemporaneamente il brutto) del calcio è che sai già, fin da ora, che ci sarà un’altra possibilità, un’altra occasione, un altro motivo di gioia o sofferenza, cerco per quanto possibile di guardare ai lati positivi, di ieri sera e della stagione, perché comunque, messa da parte la delusione enorme per la sconfitta, si deve tornare lucidi e iniziare già a voltare pagina, per quanto possibile.

E quindi innanzitutto il mio plauso per l’orgoglio dimostrato e per la partita disputata, non alla pari con quei mostri venuti da chissà dove (a proposito, nel Barça di mostri ce ne sono davvero tanti, Iniesta e Messi su tutti, ma per Neymar trovate un altro termine o ripassate più avanti, grazie), ma capaci di farli preoccupare, eccome, per 20/25 minuti. E quel loro tweet a fine gara, per quanto pugnalata nel cuore, vale tanto: la grandezza delle vittorie si misura in base alle capacità dell’avversario, e questa è una grandissima vittoria per loro. Si esce a testa alta, altissima, consci che nel mondo intero c’è solo una squadra superiore alla nostra: vincere è l’unica cosa che conta, ma c’è modo e modo per essere sconfitti.

E poi le prospettive, lo sguardo al domani, che anche in una giornata come questa riescono a farmi sorridere…perché diciamocelo, sono in un’età da figli circondato da amici in età da figli e mi auguro che tutti li crescano juventini, perché sarebbe un primo passo per essere davvero un buon genitore: altrimenti c’è il rischio come vedo in tanti sedicenni di adesso che si appassionino che ne so, al tennis o al basket, è sarebbe veramente cattiveria nei loro confronti, dai…

Il discorso è così semplice quanto banale: in tutti i principali campionali europei c’è sempre stata, e sempre ci sarà (anzi, sempre andrà aumentando) una dicotomia fortissima tra chi vince, e vincendo crea le basi per continuare a farlo, e chi sa che non vincerà mai e che può quindi solo pensare alle piazze d’onore: Real e Barcellona in Spagna, Bayern in Germania, ora PSG in Francia, le famose big4 in Inghilterra. La Juve, e solo la Juve, in Italia. Certo, non vincono tutti gli anni in patria, ma quasi, e comunque si parte sempre coi favori del pronostico e in Europa, a seconda degli anni, si aspetta di sapere chi si incontrerà ai quarti di finale, perché da lì si comincia, da quando si rimane in 8, non prima. Prima è ordinaria amministrazione. (Cito solo a titolo d’esempio l’Atletico Madrid, l’anno scorso campione di Spagna, quest’anno a 30 punti dai primi).

Ecco qualcuno dice che il calcio italiano è in crisi, profonda, e forse può aver ragione: solo che la Juve non appartiene al calcio italiano, non più, appartiene al calcio europeo, lo stesso di cui fanno parte Bayern, Real, Chelsea, PSg etc.. Quando la Roma incontra il Bayern prende 7 fichi, quando la Juve incontra il Real Madrid lo elimina. Non è banale come differenza.

Infine, un pensiero agli amici tifosi delle altre squadre, o antijuventini in generale: oggi hanno ragione loro, oggi mi prendo gli sfottò, perché amo il calcio e gli sfottò fanno parte del gioco, di questo gioco meraviglioso che regala chicche anche quando perdi. Accetto col sorriso quindi tutte le creme anali che mi sono state mandate, Buffon che alza la coppa intesa come salume, le maglie celebrative per la sesta finale persa e gli hashtag #finoalconfine in risposta al nostro #finoallafine. Oggi accetto tutto, sanguino ma lo accetto.

Accetto tutto perché so che queste per loro, per tutti loro, per tanti e tanti anni, saranno le uniche gioie, meglio le uniche consolazioni, perché non si può neanche parlare di soddisfazioni. Non c’è nessuna possibilità che gli altri godano quanto me negli anni a venire, potranno vincere una coppa Italia sì, forse uno scudetto ogni tanto lo lasceremo per strada a una Lazio o a un Napoli, ogni 4 a noi, uno agli altri, dai. Poca roba, pochissima. Si dovranno accontentare di questo, di tifare contro, perché mentre noi affronteremo il Man Utd a Old Trafford, i big match di San Siro saranno quelli contro il Sassuolo: magari per una qualificazione Uefa, magari in uno spareggio per non retrocedere, vedremo…

Oggi è una giornata triste, oggi è un giorno di lacrime, ma c’è un grande domani che aspetta questa Juve, un futuro talmente meraviglioso che non vedo l’ora che cominci!

Grazie ragazzi, grazie per questa stagione e per avermi dato la possibilità di uscire anche oggi con la maglia bianconera numero 21 di Andrea Pirlo sulle spalle. E la testa alta, alta come non mai.