Dalle stalle alle stelle. Capovolgendo il famoso adagio, il tennis italiano s’è lasciato alle spalle una settimana da dimenticare per festeggiare una bella doppietta nel circuito maschile. Fabio Fognini, vincitore a Umag, e Paolo Lorenzi, trionfatore a Kitzbuhel, hanno infatti permesso a tutti gli appassionati di superare le delusioni patite con la sconfitta in Coppa Davis contro l’Argentina e con la squalifica di Marco Cecchinato per il caso scommesse.

L’evento è storico visto che solo una volta il tennis maschile ‘Made in Italy’ aveva incassato due tornei nella stessa settimana. Per ritrovare un exploit simile bisogna praticamente usare la macchina del tempo e tornare negli anni Settanta e a due protagonisti della squadra vincitrice della Davis ’76: il 24 aprile 1977 Corrado Barazzutti vinse a Charlotte e Paolo Bertolucci a Firenze. Stavolta, come spiegato, è toccato a Fognini e Lorenzi. Il primo ha letteralmente spazzato via la concorrenza in Croazia fino a regolare facilmente nell’ultimo atto lo slovacco Andrej Martin e ad alzare il quarto titolo Atp della carriera, con romantica dedica alla fresca moglie Flavia Pennetta: un bel cuore disegnato in mezzo al campo con la data del matrimonio. C’est l’amour.

Ecco, alla faccia dell”amour’: quando il Fogna gioca come ha fatto a Umag non so se essere più felice o incavolato per le occasioni sprecate in carriera per una testa sempre pronta a fare le bizze. Oddio, nel tennis di oggi, a 29 anni si è ancora competitivi e con almeno altre tre-quattro stagioni ad alto livello da vivere ma, se solo immagino cosa avrebbe potuto fare il ligure con un po’ più di razionalità, mi metterei a imitarlo spaccando racchette a go-go. Solo che poi io non ho uno sponsor che me le regala. Quindi, evitiamo.

A proposito di età: Paolone Lorenzi ha dovuto aspettare di avvicinarsi ai 35 anni per festeggiare il primo titolo Atp: alla ‘veneranda’ età di 34 anni e 7 mesi, il ‘toscanaccio’ (peraltro di una simpatia contagiosa) ha vinto sulla terra battuta austriaca di Kiztbuhel, approfittando nel modo migliore dei passi falsi dei rivali più accreditati, dall’emergente Dominic Thiem all’esperto Philipp Kohlschreiber, e regolando infine nella sfida decisiva il georgiano Nikoloz Basilashvili. Sia chiaro, Paolone non ha i colpi di Fognini o di un top-15 a vostra scelta ma con testa, grinta e gambe riesce sempre a dare il massimo e, al contrario di Fognini, sfruttare ogni opportunità.

Ecco, forse per il tennis italiano l’ideale sarebbe riuscire a realizzare un esperimento genetico: mettere insieme il talento di Fognini con la pervicacia di Lorenzi per creare un giocatore che, almeno sul ‘rosso’, starebbe comodamente nei primi cinque-dieci al mondo. Un Frankestein che farebbe paura anche ai migliori tennisti del ranking Atp.

Per tornare invece rapidamente dalle stelle alle stalle e certamente lontanissimo dai migliori giocatori al mondo, è andata malissimo a un ‘esperto’ tennista amatoriale. Chi? Il sottoscritto, il celeberrimo “Gordito”, il tennista paffuto. Eggià, giusto per ragguagliarvi come promesso sulla mia esperienza al torneo del mio circolo e bevendo fino in fondo l’amaro calice della sconfitta, vi riferisco che sono uscito miseramente al primo turno delle qualificazioni.

Sarà stato il rientro su una terra battuta resa molle da piogge inattese dopo mesi di cemento, sarà stata la desuetudine alle partite vere, sarà stato che l’avversario ha sbagliato pochissimo, sarà stata la congiunzione astrale tra pianeti sconosciuti, sarà stato il gomito che mi faceva contatto con il piede (qualcuno mi può suggerire altre scuse?!?!), ma il sottoscritto è stato protagonista di una prestazione talmente schifosa che giusto il generale Cambronne la potrebbe sintetizzare nel modo appropriato. Insomma, una Waterloo. Alla prossima…