Roberta Vinci chiama, Sara Errani e Francesca Schiavone rispondono. Dopo la vittoria di Robertina a San Pietroburgo una decina di giorni fa – e relativo ingresso nella Top Ten Mondiale -, il tennis azzurro in gonnella festeggia un’altra settimana da ricordare con ben due titoli nel circuito Wta, quelli di Sara a Dubai e di Francesca a Rio de Janeiro.

Per Sara si tratta del nono trofeo Wta in carriera, il più prestigioso di sempre (il torneo di Dubai è un categoria Premier con montepremi da due milioni di dollari) e il primo a dodici mesi di distanza dall’ultimo ottenuto a Rio de Janeiro, proprio dove ha trionfato Francesca, reduce invece da un digiuno che durava quasi tre anni, ovvero dal successo di Marrakech nell’aprile 2013.

Detto che le due Azzurre non hanno dovuto sconfiggere avversarie particolarmente quotate nel cammino verso la vittoria – nessuna Top Ten, per intenderci, ma questo non toglie valore alle loro imprese -, il risultato che mi lascia più felice è quello della Schiavone.

Se la Errani è infatti una giocatrice ancora nel pieno della sua vita agonistica, la 35enne milanese sta vivendo la fase conclusiva di una carriera nella quale ha alzato perfino il trofeo del Roland Garros nel 2010. E, purtroppo, per chi ha vissuto certi picchi, gestire i momenti meno brillanti della propria esperienza da atleta è un ostacolo ben più difficile di tante avversarie sul campo.

Francesca, tennista e donna particolarmente sensibile e ‘complessa’, stava peraltro vivendo un periodo particolarmente negativo, che l’ha vista uscire dalle top 100 dopo quasi 15 anni e fallire l’ingresso in un tabellone principale del Slam dopo ben 61 partecipazioni consecutive, a una sola dal record di Ai Sugiyama. In queste situazioni, quindi, rischiava davvero di perdere fiducia e ‘voglia’ e farsi venire il dubbio di chiudere in anticipo la carriera.

Invece, complice pure quello che abbiamo già definito un tabellone favorevole, a Rio la Leonessa ha ribadito la sua fama di lottatrice e ha ritrovato lo slancio e la fiducia necessari a farle sciorinare nuovamente il suo tennis di puro talento. Così domenica Francesca è riuscita anche a superare partite complicate (nei quarti ha annullato un match point all’olandese Cindy Burger mentre in finale ha recuperato da un set e un break di svantaggio contro la statunitense Shelbey Rogers), fino ad aggiudicarsi il torneo e, da lunedì, fare rientro nelle prime cento al mondo.

A questo punto dell’anno non sappiamo quale sarà il futuro della Schiavone e, più in generale, del tennis femminile italiano in questo 2016 ma, se il buongiorno di vede dal mattino, le nubi che si stavano intravedendo poco tempo fa, potrebbero felicemente dissolversi in un orizzonte sempre più azzurro.