Il mese scorso a Desenzano del Garda, nella bellissima DolceCasa cameo, si è svolta una strana gara, una gara di budino!

Adesso vi spiego meglio.

Tutto è iniziato quando sono stato invitato a partecipare, insieme ad altri 13 blogger, a un contest ideato da cameo per valutare bontà, creatività e bellezza nella creazione di un piatto avente come ingrediente principe il budino, ovviamente cameo.

Non vi nego di essere stato preso un po’ alla sprovvista da questo invito: sì, sono bravo a cucinare (a quanto dicono gli altri) ma da qui a partecipare a una gara col budino, beh, ne corre…

La mia mente sportiva si attiva e inizio subito a pensare a come vincere la gara: sono un animale competitivo, uno a cui le gare offrono emozioni e scariche di adrenalina, uno abituato a competere, a gareggiare a non mollare mai, nella vita e nello sport (tennis, rugby, basket…), che pratico da ormai 25 anni.

impiattamento budino

La mia idea “vincente” (ovviamente a mio parere!) era di pensare a cosa non volevo da un budino, per fare l’esatto contrario.
Fin da piccolo budino voleva dire la classica coppettina fredda di frigorifero con un sapore dolce e uniforme e una consistenza compatta ma gelatinosa; ecco: #ilmiobudinocameo non sarebbe stato nulla di tutto questo.
Niente coppette o bicchierini, niente monosapori che dopo un po’ diventano monotoni, niente effetto “jellyfish” quando sformi la coppettina nel piatto.

budino cameo Jacopo

Se i dolci di tutti si sviluppavano in altezza, il mio era più come un quadro: un disegno vero e proprio di un albero di sapori, fatto con rami di cioccolato fondente, al cui interno vi era una crema di budino alla vaniglia, ornata qua e là da ribes, scaglie di mandorle e piccolissime foglioline di menta.

budino piatto

Ero soddisfatto di quanto fatto, il mio piatto mi piaceva molto, sia esteticamente sia concettualmente sia a livello di sapore: il dolce del cioccolato e del budino venivano compensati dall’acidità del ribes, la croccantezza delle mandorle e il sapore fresco della menta davano quel “quid” in più che avrebbe permesso al mio piatto di primeggiare…

… e così in parte è stato; benché non sia riuscito a vincere la fascia di “Mister creatività” per un soffio, ho ricevuto i complimenti personali di tutti e tre i giudici (Federica Visconti, Katamashi e Marina Malvezzi) che si sono congratulate con me, unico uomo in gara, per aver effettuato un bel piatto con un concept unico, dandomi un simbolico premio della critica che tengo stretto come un trofeo. Alla fine, ragazzi, si può vincere anche non vincendo! 🙂