Tutto ebbe inizio in Inghilterra in un pomeriggio del lontano 1823.
Nel College di Rugby (eh già, il Rugby è l’unico sport che prende il nome di una città…) il giovane William Webb Ellis, sedicenne e indisciplinato studente, durante una partita prese in mano il pallone e si diresse nel campo avversario tenendolo saldamente stretto al petto.

E fin qui nulla di eclatante, senonché tutti gli altri suoi compagni stavano giocando a calcio.

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Si dice il Rugby sia nato così.
Storia o leggenda che sia, il distacco dal calcio è buona cosa, anzi, è sacrosanto. D’altronde, come equiparare uno sport dove se ti sfiorano devi cadere e contorcerti (in preda a rantoli che manco una colica), ad uno dove vieni placcato e rivoltato come un calzino, e devi fare di tutto per rimanere sulle tue gambe e andare oltre l’ostacolo? Ora, lungi da me cercare parallelismi tra i due sport, o tantomeno denigrare la fede nazional-popolare verso il calcio, ma un piccolo punto in comune in realtà c’è; se vogliamo, una specie di Big Bang dal quale tutto è partito e dal quale piano piano tutto cambiò: il pallone.

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“Ma come il pallone!” – vi chiederete –
“Uno è tondo e l’altro è ovale!”

Vero. Ma non è sempre stato così.

Anzi, a dirla tutta, quando il Rugby nacque, si usava lo stesso pallone del calcio, che tuttavia non era una sfera perfetta. Come mai?
Tutta colpa di un calzolaio…

William Gilbert, la cui bottega sorgeva non lontano dal College, oltre a fornire le calzature agli studenti, cuciva per loro anche palloni, che erano formati da 4 riquadri di cuoio cuciti attorno ad una vescica di maiale (perché del maiale non si butta via niente!). Quest’ultima, avendo più o meno la forma di un grosso uovo, rendeva i palloni di William Gilbert non propriamente sferici.

Man mano che il gioco prese piede, ci si accorse che questo apparente “difetto di fabbricazione” in realtà era un pregio per il neonato sport, una peculiarità che sarebbe stato positivo sfruttare per migliorarne le caratteristiche e la giocabilità. E così la palla andò via via ovalizzandosi, fino ad arrivare alle misure attuali.

Per fortuna che siamo partiti da una palla da calcio e non da una pallina da golf.