Chiedo venia e prometto di non farlo più. Questo è un post (semi)serio: sì, perché la circostanza lo richiede e il cuore lo comanda.

Anche quest’anno, infatti, saluto l’amato Wimbledon: il torneo più importante del mondo tennistico s’è chiuso domenica con un’epica finale che ha visto Novak Djokovic domare Roger Federer dopo cinque entusiasmanti set. Ecco allora dieci cose da ricordare sui Championships edizione 2014.

1) ATTO FINALE – Sicuramente la finale tra Djokovic e Federer è stata una delle più belle degli ultimi trent’anni. Livello di gioco altissimo, scambi emozionanti, cambi di direzione nel punteggio e una differenza di stili di gioco che ha reso il confronto entusiasmante. Al di là di chi ha vinto e perso, finalmente quasi quattro ore senza il rischio di addormentarsi, come spesso capitato in altre occasioni, anche dello Slam: agli insonni consigliamo invece qualche Borg-Vilas o Bruguera-Berasategui del Roland Garros.

2) DJOKOVIC, VITTORIA DA NUMERO UNO. Impressionante. In finale Djokovic ha giocato un tennis paragonabile solo a quello di un paio di anni fa, quando aveva sfiorato l’imbattibilità. Un muro da fondocampo, un martello al servizio e una sentenza alla risposta, con il trionfo di Wimbledon il serbo ha riconquistato meritatamente il numero uno in classifica. Cesare deve morire? Col Djoker sarà dura: per scalzarlo dal trono ci vorrà una congiura come si deve, e trentatré pugnalate potrebbero non bastare.

3) FEDERER, L’ORGOGLIO DEL RE LEONE. A 32 anni, con la schiena finalmente a posto e pur sconfitto, Roger Federer ha dimostrato di essere ancora in grado di esprimere tennis ad altissimo livello sull’erba, dove aggressività, rovescio in slice e gioco al volo gli permettono di scendere a rete e abbreviare gli scambi. Soprattutto, indietro 5-2 nel quarto set, il ‘vecchio re’ pareva finito e invece ha sciorinato un orgoglio e una combattività che molti faticano a scorgere sotto colpi eleganti e raffinati. Se continua così il 18° Slam potrebbe non essere un’illusione. E comincio a capire qualche ‘canuto’ socio del mio circolo pronto a smettere di guardare il tennis in tv al ritiro di Ruggero: quando ne ritroviamo un altro (che gioca) così?

4) NADAL, ERBA INDIGESTA. Wimbledon da dimenticare per Rafa, che per il terzo anno consecutivo esce anzitempo sempre contro avversari non d’alta classifica (All’anagrafe Lukas Rosol, Steve Darcis e Nick Kyrgios). Forse con il passare degli anni la fatica per dominare la stagione sulla terra battuta si fa sentire sempre di più al momento del trasloco sull’erba, la superficie che già meno ama tecnicamente. Nessun dubbio, peraltro, che dopo l’estate vedremo un altro Rafa, più riposato e combattivo. Vamos Rafa. Intanto meglio se vamos via dall’erba.

5) MURRAY FLOP. E’ vero che Grigor Dimitrov non è solo il fidanzato di Maria Sharapova ma pure un gran bel giocatore e temibile sull’erba, ma il modo in cui Andy Murray è stato dominato mentalmente ancor più che tecnicamente dal bulgaro la dice lunga sulla pressione patita ‘at home’ del campione uscente. Che, dopo tre turni facili facili, è crollato al primo ostacolo serio. Provaci ancora, Andy.

6) YOUNG GUNS. Wimbledon 2014 è stato il torneo dei giovani, più o meno in modo sorprendente. I vari Dimitrov, Raonic e Kyrgios in campo maschile e Bouchard e Halep in campo femminile hanno dimostrato o confermato che il nuovo avanza. Magari non riesce ancora a scalzare il ‘vecchio’, ma diciamo che ci sta lavorando…

7) ERRANI E VINCI, LO SLAM E’ ITALIANO. E’ vero: il doppio non è frequentato dalle ‘top players’ ed è una specialità (eufemismo) in calo. Però gli assenti hanno sempre torto e i presenti, nel caso specifico le nostre ‘chiquis’ Sara Errani e Roberta Vinci, hanno sempre ragione. Specie quando, trionfando a Wimbledon, hanno completato l’epocale ‘Career Slam‘, ovvero hanno ottenuto in carriera almeno un successo di specialità in tutti e quattro gli appuntamenti più importanti del circuito: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open. Parafrasando la vecchia pubblicità, ‘Chiquis, doppiste dieci e lode’.

8) KVITOVA: IL TALENTO E’ CECO. Non è la prima volta che Petra Kvitova vince a Wimbledon: era già capitato nel 2011. Infatti, il suo gioco, potente e aggressivo, trova nell’erba la superficie più adatta per esprimersi. Dopo le varie Navratilova, Mandlikova, Sukova e Novotna, ecco allora l’ennesimo prodotto femminile di una tradizione tennistica ceca che non ne vuole sapere di inaridirsi. Il talento è ceco e in Petra si vede benissimo.

9) SERENA. MICA TANTO. Non ci sono dubbi che, quando è al top, Serena Williams sia la tennista più forte al mondo e in effetti è sempre lì, al numero uno. Però le sconfitte a sorpresa patite negli ultimi tre Slam contro avversarie che abitualmente batterebbe con la sinistra, come Ivanovic, Muguruza e Cornet, dovrebbero farle capire che anche la più forte, se non è in condizioni accettabili, rischia di perdere con (quasi) chiunque. Peraltro anche in doppio l’americana s’è dovuta ritirare dopo pochi games, ufficialmente per un ‘virus influenzale’, ma c’è chi ha fatto ‘uno più uno’ facendo uscire il… tre, ovvero dando la colpa tutta a un presunto bebè in arrivo, figlio del suo partner e coach Patrick Mouratoglou. Solo gossip in salsa verde?

10) GRAZIE ALL’ERBA. Con la finale di Wimbledon finisce anche la stagione ‘importante’ sull’erba (ok, si gioca ancora a Newport, ma il livello del torneo non è altissimo). I fili verdi ci mancheranno: se sulla terra conta la resistenza e sul cemento la potenza, è proprio l’erba la superficie che esalta maggiormente il talento e la propensione a cercare per primi di fare punto, anziché aspettare che sbagli l’avversario. E sono sempre i prati i luoghi designati per ammirare quei gesti quasi scomparsi che rispondono al nome di ‘volée’. Per fortuna dall’anno prossimo si cambia, con una settimana in più tra il Roland Garros e Wimbledon. Più erba, insomma. Roba da andare fuori di testa…

Photo credits: oscarwegner.com