Il ciclismo, inteso come uscite più o meno lunghe con la bicicletta da corsa, sembra lo sport più economico del mondo. Una volta comprato il mezzo (possibile cavarsela con 650-700 euro per iniziare senza esagerare subito con modelli supercompetitivi), basta individuare un percorso e pedalare.

Quello non costa niente, solo fatica. Ma, quando la passione inizia a salire di livello, le necessità di abbigliamento e attrezzatura si moltiplicano in continuazione. E lì parte un inseguimento che sembra non finire mai.

Il ciclista alle prime armi pensa di cavarsela con un paio di pantaloncini con imbottitura, perché di quello è proprio impossibile fare a meno. Poi una maglietta, al massimo una felpa se fa fresco, e via. Ma presto si scopre che, se le uscite diventano un minimo consistenti, occorre trovare un posto a portafoglio, chiavi e telefono, perché presto non se ne può più del marsupio che ondeggia mentre pedali. E allora occorre comprare una maglietta da ciclista, magari non una di quelle con diecimila sponsor modello squadra al Giro d’Italia. Ma comunque una maglietta con cerniera sul collo e tasca sulla schiena per infilare gli oggetti indispensabili. Poi caschetto per prudenza e scarpini con il tacchetto a incastro nei pedali, perché ormai tutti i modelli di bici non hanno più la gabbietta che permetteva di utilizzare anche normali scarpe da tennis.

Per un po’ si può andare così. Fino a quando non si decide di sfidare le prime salite e di pedalare in ogni stagione. Le prime ascese richiedono una mantellina impermeabile perché in discesa può fare fresco anche nei mesi caldi mentre, quando vai su, si suda sempre. E poi vuoi mettere la gestualità di indossare una giacchetta impermeabile dopo aver scollinato come fanno i professionisti appena transitati al Gran premio della montagna. Utili anche i guantini per la discesa perché lavorare sui freni per una ventina di chilometri può lasciare il segno.

Quando il chilometraggio aumenta, inevitabili arrivano le forature. E allora, una volta capito che non puoi chiamare sempre qualcuno a casa per farti venire a prendere, e i ciclisti sono sempre più rari nei paesi di compagna, viene il momento di dotarsi di un set da riparazione: camera d’aria di riserva, ferri del mestiere e pompetta per gonfiare e ripartire (niente a che vedere con quella utilizzata da un ex premier italiano nella sua villa in Brianza). Prima o poi, come prescrive la legge di Murphy, si materializzerà il filotto delle forature: un mese nel quale una volta sì e l’altra pure buchi. A quel punto diventa obbligatorio capire che una giusta pressione è fondamentale. La conseguenza è l’acquisto di una pompa con manometro per verificare scientificamente la quantità di “Bar” immessi: rigorosamente sopra otto, a salire in proporzione al peso. Così magicamente le forature tornano sotto controllo.

bici mottarone

Quando un’uscita estiva supera gli 80-100 chilometri, la sete richiede il montaggio di una seconda borraccia per evitare soste ripetute alle fontanelle per fare scorte d’acqua. E anche lo stomaco vuole la sua parte: quindi, se si ha in programma un’uscita impegnativa, il giorno prima inizia l’approvvigionamento di barrette (anche perché le pause al bar sono inversamente proporzionali al crescere del fanatismo). E va da sé che, dopo un po’, lo spirito di competizione con gli amici e soprattutto con se stessi spinge a dotarsi del computer sul manubrio per misurare velocità, distanza e tempo di percorrenza (chi è in pieno trip agonistico si dirige subito verso sofisticati rilevatori di battiti cardiaci, calorie consumate e potenza sprigionata). Senza dimenticare che i primi cigolii sospetti obbligano a comprare lo spray per oliare la catena e le spazzole per tenere puliti telaio e ingranaggi.

ciclisti inverno

Poi entrano in gioco le variazioni stagionali. In primavera serve un abbigliamento a due fasi per assecondare gli sbalzi di temperatura. E’ il regno dei manicotti che permettono di coprire o scoprire le braccia e dei gambali con analogo sistema. Oppure si passa direttamente alle magliette in microfibra con le maniche lunghe. L’abbigliamento sale di intensità quando si va verso autunno o inverno. Le prime volte il ciclista sprovveduto usa una tuta sopra i pantaloncini e diversi strati per il busto. Ma, dopo qualche uscita, questi rimedi risultano davvero scomodi. E allora scatta l’acquisto dei pantaloni da ciclista lunghi con salopette. Un capo che può costare quasi 100 euro, ma del quale ci si affeziona subito al punto che uno lo metterebbe anche con camicia e giacca. Formidabile la tenuta termica di questo indumento, che cancella completamente il concetto di freddo alle gambe anche vicino o sotto lo zero. Ancora più caro, ma ancora più rapido nel suscitare l’affetto del proprietario, il giubbino per le uscite invernali. Aerodinamico, essenziale, colorato e fatto con materiali miracolosi. Anche in questo caso non si bada a spese, considerato che si tratta di un inseparabile compagno di viaggio. A questo punto resta una maglietta tecnica da infilare sotto il giubbino perché, dopo un po’, polo e maglione sembrano davvero rimedi appartenenti a un’altra epoca.

Ma non finisce qui. Perché, più si avvicina il solstizio di inverno più diventano inutili gli occhiali scuri (impossibile andare in bici per troppo tempo senza coprirsi gli occhi). E così parte l’acquisto degli occhiali con lenti di plastica trasparenti per continuare a vedere anche in mezzo alla nebbia e al grigio padano. Poi il primo mal di gola da bici chiama un proteggi collo in pile (molti ciclisti ricorrono al passamontagna per riparare tutta la faccia quando il freddo è intenso). A chiudere un copricapo da indossare sotto il caschetto, le calze pesanti simili a quelle da sci e i para-scarpe per non far gelare i piedi. Nel frattempo i pantaloncini sono aumentati di numero perché d’estate, mentre il primo paio si sta asciugando dopo il lavaggio, ne servono altri per uscire ancora a brevissima distanza di tempo. E – quando non ne puoi più di perdere tempo e immagazzinare smog per divincolarti dalla metropoli in direzione di colline, laghi o piste ciclabili – scatta la corsa al portabici da macchina per arrivare più rapidamente vicino alle salite più toste e rinomate tra Brianza, Oltrepò e Lago Maggiore.

Al momento è finita qui (ma a questo punto il cicloamatore avrà già iniziato ad approcciare le prime Gran Fondo con relativi costi di iscrizione e spostamento verso i luoghi delle corse). Basterebbe un calcolo approssimativo per rendersi conto che tutta questa attrezzatura è costata una cifra pari a qualche metro quadrato in un appartamento di proprietà. Hai voluto la bicicletta, adesso pedala. E compra. Ma ne è valsa la pena. Anche perché, quando l’inseguimento all’abbigliamento perfetto finirà, non si pagherà più niente davvero. Prima o poi dovrebbe succedere.

 

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1 – www.lanazione.it

2 – Stefano Scacchi

3 – www.granfondonews.it