La Juve si rilassa, in vista del semifinalone di ritorno a Madrid, il Milan tira fuori un colpo di coda d’orgoglio mentre i sogni europei di Inter e Torino prendono strade diametralmente opposte: ancora concreti per i nerazzurri, ormai sfumati per i granata.

INTERISMI

di Max Multatuli

Max Multatuli
Voglio qui pubblicamente ringraziare con infiniti salamelecchi la Grande Lazio nella persona del suo Illustrissimo presidente Dott. Lotito, sperando che questo immenso tributo giunga agli occhi e al cuore di quanti più possibili tifosi della magica Lazio.

Alla Lazio ci voglio benissimo, non solo perché i rispettivi ultras di Lazio e Inter, personcine per benissimo, sono gemellate, ma anche e soprattutto per la calorosa accoglienza e generosità con la quale la Lazio ha storicamente accolto la nostra beneamata Inter.

Qualche maligno penserà malignamente al 5 maggio di ‘ant’anni fa, quando la Lazio battè l’Inter in testa al campionato all’ultima giornata e la fece retrocedere al terzo posto, dietro alla Rube campione d’Italia e alla Roma vicecampione.

No, amici laziali, non vi porto rancore. Affatto. E anzi, l’unico ricordo che conservo di Lazio-Inter è quel bellissimo 2 maggio 2010, quando tutto lo stadio tifava per l’Inter del triplete e un’inerme lazietta fu annichilita dal 2 a 0 semplice semplice, tra l’esultanza globale anti-romanista.

Il Lazio-Inter 1 a 2 di domenica 10 maggio 2015 è quasi ai livelli del 2 maggio 2010, per tenerezza messa in campo.

La Lazio di questa stagione è nettamente superiore all’Inter di questa stagione. Giocatori mediamente superiori, più affiatati e un tecnico in grado di vedere i suoi schemi applicati a memoria.

Non a caso, la Lazio di questa stagione ha buone possibilità di arrivare seconda o terza, mentre l’Inter di questa stagione ha scarse possibilità di qualificarsi per l’Europa League.

Ma, dicevo, la tenerezza della Lazio è commovente. Consci della propria superiorità, i laziali si sono fatti espellere due giocatori con estrema semplicità.

I giocatori dell’Inter non volevano essere da meno. In 11 contro 9 han fatto l’impossibile per non vincere. L’impossibilie. Commoventi davvero. Solo a Hernanes, ex non rimpianto, sbertucciato da Lotito, gli sono girate le palle quanto basta per buttarla dentro due volte.

Grazie Lazio, grazie Hernanes e grazie Lotito. Per favore Lotito, parla, parla ancora.

MILANISMI

di Marta Baudo

Marta Baudo
Tentare non nuoce!
Con mezze idee di gioco e bozze d’azioni l’impresa dei 3 punti è compiuta!
Segna addirittura Destro! Chissà se nevicherà in questi giorni.

Fino ad alcuni anni fa le sfide tra Roma e Milan, a maggio, nella Capitale o a Milano, valevano il match scudetto… Come nel 2004 e nel 2011.
Ora per il Milan l’utilità della partita è pari a zero. Uno scandalo.
La Roma che dovrebbe rincorrere l’Europa, invece dorme. Caso più unico che raro in questa stagione è vedere un Milan che crea occasioni, colpendo l’avversario a pallonate.
I giallorossi sembrano i fratelli gemelli di questi mesi… lasciati al loro destino, senza reazioni.
Ma contro il Milan non è mai detta l’ultima parola: infatti il match resta in bilico fino alla fine tra contestazione generale e perplessità.
Le due squadre nel 2015 hanno fatto a gara a chi faceva più figuracce: confusi, disconnessi, raminghi.

Maglia nuova – giocatori vecchi: sbiaditi come il rosso sulle maglie. L’80 % della squadra non ha ancora realizzato il peso della prestigiosa storia rossonera.
Tra mercato dell’usato, toppe di gennaio e parametri zero come Alex, che non finisce una partita neanche a pagarlo , siamo ridotti alla frutta.
Una squadra di mediocri… che non fa rima con Milan.
Proprio Alex è l’emblema della stagione: inizia un match e non sai mai se il suo fisico cristallino gli consenta di terminarlo.
Oltre al dato evidente d’essere sempre, tranne contro la Roma, meno tonici atleticamente. Preparazione?!
Bocchetti e Paletta in campo assieme fanno mettere le mani nei capelli.
La presenza di Thiagone in tribuna è un duro colpo al cuore.

È tempo di progettare il futuro, prima che decolli un nuovo mercato con solo scarti o uomini sul viale del tramonto.
Ora manca chiarezza dall’alto al basso in questo profondo mondo più nero che rosso.

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

Edoardo Pavesi
Sabato alle 18:00 si è giocata una di quelle partite che rientrerà senza dubbio nel novero delle partite cui non gliene fregava nulla a nessuno. Ma proprio a nessuno eh!

Non è facile trovare un match di serie A dove l’interesse sia veramente pari allo zero assoluto, ma Juve-Cagliari allo stadium ne aveva veramente tutte le caratteristiche.

Il Cagliari è già retrocesso in serie B. Non matematicamente, non adesso, non da un paio di settimane, ma da agosto, quando il nuovo presidente ha deciso di chiamare come suo primo allenatore Zdenek Zeman, ovvero una garanzia di retrocessione senza eguali nel mondo, da almeno una quindicina d’anni. Niente contro il buon Giulini, ci mancherebbe, l’esperienza gli servirà per non commettere gli stessi errori in futuro… o almeno lo auguro ai tifosi isolani!

La Juve, invece, è già campione d’Italia, anche questo non proprio da ieri, e soprattutto ha la testa da un’altra parte. Hanno la testa da un’altra parte i giocatori, la società e i tifosi, tutti. Perfino le mamme dei giocatori erano poco interessate a Juve-Cagliari, che era la loro festa e speravano non si facessero male i loro bambini… Solo Marchisio, il principino, probabilmente ha dato il 100% in campo, ma lui ha una sorta di malattia per cui deve essere sempre al TOP ogni volta che scende in campo con quella sua seconda pelle bianco e nera, quindi non fa testo.

Voglio essere sincero fino alla fine: io Juve-Cagliari non l’ho neanche guardata, ed è la seconda partita dell’anno che mi perdo (dopo il primo turno di coppa Italia), ma sinceramente non ci riuscivo proprio: a vederla sarebbe cominciata con 96 ore d’anticipo l’ansia, la paura, il terrore per la trasferta di Madrid!

Già, perché mentre leggete queste pagine mancano poco più di 24 ore a Madrid, e di tutto il resto non ce ne frega nulla: noi si va a Madrid, di tutto il resto ne parleremo poi.

Forse.

GRANATISMI

di Cristiano Girola

Cristiano Girola

E che gli vuoi dire?
La rosa è corta, la panchina mediocre e di campioni non se ne vedono se non uno e mezzo (Darmian e, quando gli va, Bruno Peres) e fanno entrambi i terzini.
Sono usciti agli ottavi di Europa League, abbandonando la competizione con una vittoria sullo Zenit San Pietroburgo, mica sul Borussia Dortmund.
Hanno messo due supposte nel retro della Vecchia Signora.
Che gli vuoi dire? Li cazzi perché hanno preso cinque pappine a Genova?
No, li applaudi e basta e ritorni sulla terra. Non siamo ancora una squadra da appuntamento fisso con l’Europa, ma se continuiamo su questa strada potremmo diventarne dei discreti frequent flyers. D’altronde chi lo è, in Italia, un habitué fisso delle competizioni continentali? Il campionato nostrano, Venarientus a parte è molto equilibrato: la Lazio da possibile Champions, per dirne una, l’anno scorso è finita dietro al Toro e fuori da tutto, mentre quest’anno vola. Samp e Genoa idem. Inter e Milan non parliamone.
Quindi poco male. Già essere entrati nel novero di quelli che per due anni di fila si giocano fino all’ultimo l’Europa è tanta roba. TANTA ROBA. Ricordatevi dove eravamo quattro anni fa. E cinque. E sei. E sette…