Le semifinali di playoff sono andate in archivio, eppure è rimasto da parlare, da discutere. Eccovi un modo per continuare a farlo, un countdown (monco, in realtà) da 10 ad 1, come se fossero dei voti a scuola. Quelli che io non prendevo mai, almeno quelli alti.

10 Roma

Io sono uno di quelli che pensava che uscissero al primo turno, per dire quale sia il livello di competenza di chi scrive. Felicissimo di essermi sbagliato. Riuscire ad arrivare in finale scudetto con Bobby Jones titolare (peraltro decisivo in Gara 7 con Cantù e non solo) farebbe sembrare quelli di Fatima degli schifosi dilettanti. Come se non bastasse, sono pure arrivate le condizioni precarie di Datome (primo, secondo e terzo miglior giocatore di Roma) e di Lollo D’Ercole. Eppure ci sono arrivati, vincendo anche al Pianella, luogo in ci di solito gli unici punti che puoi raccogliere sono quelli di sutura. Clamorosi.

9 Daniel Hackett

Basterebbero le cifre e il dominio di Gara 7 a Masnago per giustificare un voto del genere, eppure sono poca cosa rispetto allo stile e alla signorilità con cui ha reagito al trattamento ricevuto da un branco di scarti della società (di cui parlerò giusto qualche voto più sotto). Le qualità di un giocatore si misurano anche nella capacità di evitare certe polemiche, doti che per esempio mancano al suo stesso Presidente. Rischiava di diventare il protagonista in negativo, Daniel, dopo aver completamente steccato la decisiva Gara 6 a Siena. E invece.

8 Siena

Avete visto le foto della coda a Roma per i biglietti delle finali? Ecco, la coda di persone pronte a dire “io l’avevo detto che Siena tornava in finale” è molto più lunga. Poi probabilmente erano gli stessi che li davano per bolliti, male assortiti, senza un allenatore di livello (sì, perché Banchi poi a quanto pare è un brocco). Gli stessi, ancora, che dicevano che contro Milano uscivano male. E invece sono ancora qui, nonostante gli accoppiamenti più difficili, nonostante non abbiano mai avuto il fattore campo. Adesso contro Roma sono necessariamente i favoriti, perché Datome e compagni sono sì eroici e straordinari, ma pure rotti, corti e con Bobby Jones (ok, non mi piace, l’avete capito). Dovessero vincere di nuovo, sarebbe l’ennesimo scudetto. Eppure sarebbe completamente diverso da tutti gli altri.

7 Cantù

A volte si tende a dimenticare che questi hanno giocato senza playmaker titolare per tutta la stagione, considerando che prima Jerry Smith si è rotto, lasciando il povero Tabu a tirare la carretta da solo (e finché ha retto è perfino bastato). Infine, ci si è accorti che lo stesso Smith in realtà era impresentabile per la Serie A. Ci si dimentica che un certo Markoishvili ha dovuto lasciare per rinfrescare le casse societarie, che Leunen a parte qualche sprazzo è in pesante involuzione da ormai troppo tempo. A volte, per fortuna, ci si dimentica perfino che c’è Mancinelli. Eppure con l’arrivo di Ragland, che ha dato una mano ad Aradori in fase offensiva in una squadra che faceva una fatica matta a trovare il canestro, Trinchieri è riuscito a sfiorare il suo ennesimo miracolo portandoli a una vittoria dalla finale. E per fortuna che era quello che doveva essere cacciato a calci nel sedere. Per fortuna che ne capite voi di basket.

6 Varese

Erano perfino riusciti nell’impresa di vincere a Siena, di recuperare due gare di svantaggio e trovarsi in casa pronti per la bella. Sembrava praticamente fatta, con Sakota e Talts inspiegabilmente protagonisti e praticamente senza aver mai avuto il vero Dunston. Sono crollati (di nervi, prima di tutto) proprio sul più bello. L’eccezionalità di una grandissima stagione rimane, ma il rammarico di aver lasciato il passo in una stagione in cui tutti, Siena compresa, apparivano battibili e in cui avevano il pesantissimo vantaggio del fattore campo contro chiunque, rimane, e fortissimo.

4 “No ai tifosi da finale”

Giusto dei dati: il Palatiziano ha 3500 posti. Tanti quanti il Palaradi di Cremona, per fare un esempio. Cremona ha 70mila abitanti e non ha una tradizione cestistica. Eppure il Palaradi lo riempie spesso e volentieri. Roma ha circa due milioni e mezzo di abitanti. E sono in finale scudetto. Eppure Toti preferisce rimanere al Palatiziano invece che giocare le partite di finale al Palaeur, più di diecimila posti, pur sapendo che riempirebbe pure quello. Il motivo? Non vuole il tifoso da finale, quello che si accorge della pallacanestro esclusivamente quando fa notizia. Ammirevole, a livello teorico. Siamo però proprio sicuri che non riusciresti a trovare diecimila persone sinceramente affezionate alla squadra? Il fatto che magari non fossero sempre presenti negli anni in cui Roma spendeva molto e raccoglieva pochissimo, anni in cui andare a vedere la squadra era il modo più veloce per accelerare ancora di più le ulcere fulminanti, non li cataloga necessariamente come “tifosi da finale”. Rifiutare un palazzo di questo livello equivale, grossomodo, a tirare un fortissimo pugno nelle palle alla tanto sbandierata necessità di allargare il mercato della pallacanestro.

1 Quel gruppo di criminali a Varese

Dargli uno, in una scala che va da uno a dieci, rappresenta comunque un’incredibile sovrastima. Andrebbero scomodate cifre in negativo per gente del genere. Il trattamento che hanno riservato a tutta Siena ed Edi Dembinski è una delle cose più vergognose successe alla pallacanestro italiana negli ultimi anni. Coscientemente sono stato molto attento a non chiamarli tifosi. Non sono tifosi, se non dell’indecenza. Varese di tifosi veri ne ha, moltissimi e fantastici, che dovrebbero (e sono abbastanza sicuro che lo siano) incazzarsi parecchio per essere stati mescolati a degli animali. Questi non sono altro che rifiuti che sfogano le proprie frustrazioni su gente che ha la colpa di giocare in un’altra città e di avere il successo che loro potranno avere esclusivamente il giorno che si sveglieranno tutti sudati. Varese, oltretutto, è stata la punta dell’iceberg, ma episodi deprecabili ci sono stati praticamente in ogni altro palazzetto. Fateci un favore, tornate ad ammazzarvi negli stadi di calcio, non abbiamo bisogno di voi.