Antefatto: qualche settimana fa la Montepaschi Siena è caduta a Cremona, contro la Vanoli, terreno che di solito conquistava a occhi chiusi, pasteggiando con ravioli al ragù di cinghiale durante l’intervallo e lasciando a riposo quelli buoni. Non solo ha perso, ha perso molto male.

Essendo il sottoscritto di Cremona, in quei giorni si è trovato a dover intrattenere conversazioni come quella che segue ben più di una volta.

Cos’ha fatto la Vanoli?
Ha vinto.
Vinto? Ma non giocava contro Siena?
Eh.
E come ha vinto?
Nel secondo tempo li hanno presi a pallate con il pick and roll tra Vitali e Kotti.
Chi?
Vitali.e.Kotti.

Ma è ancora prima in campionato Siena?
Non lo è mai stata in realtà.
Ma quindi chi c’è?
Varese.
Quella che era salita in Serie A con Cremona?
Sì, beh, non è che la tradizione sia propriopropriouguale eh…
Seconda?
Sassari.
Quella che è salita in Serie A DOPO Cremona?
Eh.

E Siena?
Quarta, quinta, sesta, dipende quando guardi la classifica.
Milano?
Idem.
Cantù?
Idem. Anzi, un po’ più giù.

Mi pigli per il culo?
Giuro.

Questo ha fatto Siena. In sei anni ha instillato nella testa di chiunque l’idea che comunque, in ogni caso, vincerà tutto, senza troppo sforzo. Sei anni in cui ha vinto quindici dei diciotto titoli a disposizione tra Scudetti – vinti tutti e sei – Coppe Italia e Supercoppe, sei anni in cui anche chi normalmente segue il basket giusto se lo legano alla sedia e gli tengono gli occhi aperti ha sentito l’eco del dominio imbarazzante che una squadra sì ben attrezzata ma soprattutto straordinariamente organizzata e professionale ha imposto sul campionato italiano, creando una realtà con pochi eguali nello sport professionistico italiano attuale e non solo.

Anni in cui la domanda più gettonata non era “chi ha vinto lo scudetto”, ma “quante ne hanno prese dalla Montepaschi”. Anni in cui l’unica via d’uscita in una sfida contro Siena era la sconfitta onorevole, in cui il secondo posto era l’unico piazzamento su cui puntare.

Ora si è aperta una voragine, un vuoto di potere che non è detto non venga colmato ancora dai campioni in carica, ma che è lì pronto per essere raccolto da chiunque. Basta guardare la griglia playoff che si è delineata ieri: la prima anomalia è Milano-Siena al primo turno, quella che di solito era la sfida scudetto. Ora una delle due saluterà al primo turno. Varese-Venezia, Roma-Reggio Emilia e Sassari-Cantù gli altri accoppiamenti. La notizia più bella è che c’è da finire ai pazzi anche solo a voler prevedere l’andamento di una qualsiasi di queste serie, figuriamoci ad immaginare chi vincerà lo scudetto.

La notizia meno buona è che questo livellamento è dovuto al fatto che Siena – causa crisi, caso Montepaschi e stanchezza ed infortuni sparsi – è scesa al livello delle altre e non viceversa e che Milano, guarda un po’, non ha ancora imparato a spendere bene i propri soldi. Ma per una volta si può anche provare a fare finta di niente, ed esser semplicemente soddisfatti all’idea di poter guardare dei playoff senza sapere fin dal primo istante chi saranno quelli che arriveranno fino alla fine.

Poi, se proprio mi dovessi trovare un giorno con una pistola alla tempia e mi ponessero la domanda “chi vincerà lo scudetto secondo te?” – anche se non so bene perchè uno che mi punta una pistola alla tempia dovrebbe chiedere il mio parere sul campionato di Serie A di basket invece che chiedere, per esempio, dove tengo tutti i miei (pochi) soldi – mi troverei comunque a rispondere “quelli lì del Palio e di Piazza del Campo”. Perchè per quanto messi male, infortunati ed in difficoltà, hai sempre l’impressione che un giorno si alzino, si guardino negli occhi e dicano “dai, andiamo a vincere sto scudetto, che gli altri si sono divertiti abbastanza”. Nel dubbio, io di quelli non mi fido.