Personalmente ritengo settembre uno dei mesi più affascinanti dell’anno.

Per esempio, è uno dei pochi momenti in cui quelli che in una vita precedente erano Jack lo Squartatore e sono stati puniti nascendo nella Pianura Padana possono apprezzare un clima che non porti allo scioglimento della corteccia cerebrale o al congelamento delle parti intime. E’ soprattutto però il mese in cui crediamo davvero di essere delle persone migliori. Con un orgoglio evidentemente frustrato da un’estate in cui la dignità e la morigeratezza erano andate in ferie prolungate, sentiamo il bisogno di raccontarci che diventeremo, di colpo, dei perfetti cittadini. Un po’ come se Flavia Vento un giorno si alzasse dal letto e dicesse, “Basta, da oggi faccio solo osservazioni intelligenti”.
E quindi ci raccontiamo che smetteremo di bere birra, circa quattro secondi prima di scoprire che al pub hanno appena messo la spina di Carlo V e di scoprire che, no, berne 4 litri in una sera finendo a sedurre lampioni procaci ai giardini pubblici non è la stessa cosa che dire “da oggi basta luppolo”.
E quindi, soprattutto, ci raccontiamo che diventeremo degli atleti fantastici. Sì, anche tu che magari a 28 anni non hai mai fatto tre allenamenti di fila, che non sei mai arrivato alla fine di una stagione perché eri troppo stressato dai ventinove secondi di tragitto per arrivare alla palestra (seppure i trenta minuti per andare a sfondarsi di aperitivi fossero insospettabilmente piacevoli), che quando devi fare uno scatto fingi un crampo all’orecchio destro e ti fermi ansimando, chiedendo una fine veloce ed indolore.

Solitamente ci si presenta volenterosi al primo giorno di preparazione atletica. Carichi a badila proprio. Cioè che levati. Praticamente delle macchine da guerra. Almeno fino al primo giro di riscaldamento. Le persone allenate durante il riscaldamento di solito chiacchierano, si raccontano quale metodo hanno usato per stimolare i deltoidi in estate, cosa raccomanda la donna delle pulizie cilena di Usain Bolt per sensibilizzare i dorsali e quale beverone a base di merluzzo e colla vinilica è migliore per far esplodere i pettorali.

Noi, invece, già dal primo giro di riscaldamento facciamo capire che l’unico beverone che abbiamo ingurgitato negli ultimi mesi è stato dichiarato illegale dalla Convenzione di Ginevra. Dopo trenta secondi il colore del viso comincia a sembrare una Festa dell’Unità di quelle incazzate in cui suonano i Punkreas, dopo due minuti il respiro ricorda Roberto da Crema durante una delle sue televendite più ispirate ed al quinto minuto ci si lancia in una commovente ed incredibilmente verosimile imitazione della balena spiaggiata. Il tutto mentre ci passa di fianco un serafico Remo, il 72enne che vedi sempre al Bar Sport a tracannare bianchi come se stesse cercando di sedare un incendio nella propria gola, che ha appena terminato il suo quinto chilometro di calciata dietro.
Il primo giorno di solito termina con un collasso. Ma il problema più grosso è la mattina successiva. Quando tutti i muscoli del tuo corpo d’improvviso vengono travolti da un’epifania e realizzano di esistere anche loro. Ed il modo che hanno per renderti partecipe di questa sensazionale nuova è impedirti di muoverti se non attraverso originali rievocazioni delle più comuni figure religiose.

Ma ehi, è Settembre. E noi siamo persone migliori. Quindi, nonostante per arrivare al campo d’allenamento sia necessario l’intervento dei trasporti di solito adibiti al trasferimento di Galeazzi, noi siamo lì. Un saluto a Remo mentre conclude la sua serie da sessanta flessioni sul pollice destro e siamo pronti per spaccare. I legamenti. Due ore e venti di stretching non sono sufficienti a farti sembrare una persona dotata di mobilità appena sufficiente, e dunque al settimo secondo ti strappi una quantità incredibile di muscoli di cui nemmeno conoscevi l’esistenza. Chiami un medico, un fisioterapista o al limite anche un esorcista può andare bene, ma nessuno viene in tuo soccorso. Il secondo giorno si chiude sull’immagine della nipote di Remo, 9 anni, che ti sorride ad intermittenza mentre sale e scende dalla sua serie di addominali a testa in giù.

Il terzo giorno sai che il peggio è passato. Ormai è tutto in discesa. Torni in quel posto che ti ha dato tante soddisfazioni, sorridi. Ti senti a casa.
Pronunci le fatidiche parole e sei pronto a cominciare: “Una Carlo V alla spina, per favore”.