Vittoria della Juventus a San Siro con papera di Handanovic sul gol decisivo di Morata, mentre il Milan soccombe al Sassuolo con il “gol fantasma” di Berardi. Intanto il nostro juventino fazioso Dodo ne approfitta per dedicare una breve “monografia” a un personaggio leggendario e che ha amato come pochissimi altri.

INTERISMI

di Max Multatuli

Max Multatuli
Dovevo scegliere tra restare in città a guardare la partita e prendere la macchina, guidare per 35km sotto la pioggia per correre 10km sotto la pioggia con la spalla dolorante dalla caduta in bici di due settimane fa e la caviglia infiammata, asciugarmi, cambiarmi e ripercorrere 35km sotto la pioggia per tornare a casa.

Ho fatto la scelta giusta.

MILANISMI

di Marta Baudo

Marta Baudo
È da masochisti a maggio con una giornatona estiva stare davanti alla TV a veder questo Milan, invece che giocare a golf!
Per di più una squadra che va al rallentatore senza voglia e senza spunti degni di nota.
Anche l’arbitro ne combina di cotte e di crude!!

Non esiste vedere Bonera terzino.
Invece Poli in versione terzino è una grande scoperta!

Non riesco più a vedere un Milan così disastrato.

Berardi sempre più castiga Milan. No comment. Sassuolo-Milan: binomio vincente per gli emiliani, ahimè!
Ennesima disfatta di una squadra che da mesi vive tra disattenzioni e record negativi. Quando imbrocca una partita è un evento eccezionale, da segnare in calendario.

Non c’è identità tra i rossoneri. Non ci sono punti di riferimento.
Altro che Ringhio, Sheva, Paolino, Ricky, Sandro, Ambro: leader in campo e fuori.

Restano due match per porre fine alla peggior stagione degli ultimi anni.
Società e squadra rossonera non esistono: sono letteralmente allo sbando. Giocatori frustrati, senza inventiva, distratti.

O cambiano le cose radicalmente oppure sarà dura ripartire e invertire la rotta a settembre.
Un Milan a pezzettini come il calcio spezzatino di questo weekend.

Quanto invidio chi lotta per degli obiettivi importanti e chissà quando il Milan tornerà a essere squadra vera con una solida società alle spalle e un progetto alla base…

Ogni domenica si fa la conta dei gol presi. A inizio campionato eravamo il miglior attacco: è stata solo un’illusione svanita dopo pochi mesi.

Che amarezza e che vergogna vedere questi fantasmi in campo.
Non c’è più il Milan.

Sempre Forza Diavolo!

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

Edoardo Pavesi
Sabato 16 maggio 2015, alle ore 18:00 si è giocata Inter-Juve allo stadio Meazza di Milano. E ovviamente ha vinto la Juve. Il che ha lo stesso grado di suspense di una puntata del tenente Colombo, dove il colpevole lo vedi alla prima scena: una squadra, seppur infarcita di riserve, è senza dubbio tra le più forti d’Europa, l’altra, oggi come in tutta la sua inutile storia, fa schifo. È ovvio che si vinca noi, 1-2 e Inter fuori dalle coppe, come è giusto che sia.

Su questa partita non voglio aggiungere altro, tanto ci penserà perché già l’intertriste a te dirvi sul match, io invece ho altro di cui parlare, oggi. Come un anno fa, quando se ne andò Vujadin Boskov, anche in questa occasione voglio infatti dedicare una breve “monografia” a un personaggio leggendario e che personalmente ho amato come pochissimi altri.

Sabato 16 maggio 2015, alle ore 18:30, ad Anfield road, a qualche chilometro dallo stadio Meazza, in uno dei pochi stadi forse con più storia di quello milanese, ha disputato la sua ultima partita casalinga Steve G, all’anagrafe Steven Gerrard.

Su Steve G potrei scrivere un libro, quindi scusatemi se mi dilungherò, ma cercate di capirmi: sono un tifoso reds da sempre e lui è un maggio 1980, la mia stessa annata, praticamente siamo cresciuti insieme. Lui, poi, è uno scouser di quelli autentici, un ragazzo di Liverpool con un cugino in quella maledetta tribuna di Sheffield nel 1989 e con il sogno di riportare lo scudetto a Liverpool, un titolo che manca da troppo tempo e che troppo spesso è finito nella vicina e odiata Manchester.

Tecnicamente Steve G è la quintessenza del centrocampista moderno: inizialmente era il classico mediano inglese, di lotta e fatica, ma con due piedi che cantavano. Il primo allenatore europeo che ha avuto (europeo nel senso di non inglese) lo ha prima posto al centro di un progetto e poi fatto capitano, a 23 anni da compiere. Uno spagnolo poi lo ha reso immortale, portandolo ad alzare la coppa dalle grandi orecchie, a 25 anni. Col tempo è diventato un giocatore che in Inghilterra definiscono, in una maniera talmente perfetta che solo loro, un giocatore box to box, capace cioè di giocare indifferentemente da un’area all’altra. Ad oggi in più di 700 partite ha segnato 100 e passa gol in maglia rossa, con il suo 8 sulle spalle, il mediano…

Ma Steven Gerrard non è diventato Steve G solo per come giocava a calcio: Steve G è il ragazzo della curva che alza la coppa del campioni dopo una partita pazzesca, è il capitano che in quella partita a fine primo tempo ha fatto promettere ai suoi compagni di non tornare a casa a mani vuote, perché lui per prima cosa pensava a casa sua. Steve G è il compagno di banco che ce la fa, ma non uno di quelli per cui provi invidia l fastidio, ma uno che ti suscita empatia solo a guardarlo. Steve G è un leader, un, leader amato che rappresenta il Liverpool come forse nessun altro giocatore ha mai fatto per una squadra, nonostante i Dalglish, i Rush, i Torres o gli Owen.

Per tutti i tifosi della kop il Liverpool è soprattutto sofferenza, da sempre, e infatti Gerrard esattamente un anno fa perdeva, scivolando in maniera fantozziana, quello che poteva essere il pallone del tanto agognato titolo: perché è così, per quella maglia devi soffrire, e anche se ne sei una leggenda, rimani prima di tutto un tifoso.

Zinedine Zidane ha detto che probabilmente oggi ha smesso il miglior giocatore della sua epoca, che ha coinciso in buona parte con quella del marsigliese, ma la dichiarazione più vicina alla mia opinione è quella di un suo compagno di oggi, Lallana: non credo che ii tifosi del Liverpool e tutti gli amanti del calcio si stiano rendendo conto in questo momento di quello che stanno perdendo.

Oggi con il saluto di Gerrard ad Anfield si chiude un’epoca. La mia, e quella di tanti miei coetanei.

Ciao Steve G., you’ll never walk alone.