Abbiamo giocato con una squadra tecnicamente più scarsa, che non ha mai smesso di correre. Ci prenderà il sacro fuoco e cominceremo a correre anche noi finalmente? Cominceremo ad allenarci seriamente? Impareremo la lezione?
È andata come doveva andare. Forse anche meglio di come doveva andare, se esiste un meglio nell’essere buttati fuori da crucchi di merda perdendo in casa 1 a 2.

Esiste un meglio nell’essere buttati fuori dai crucchi di merda perdendo in casa 1 a 2? O in altri termini, poteva andare peggio?

Un lettore banale e scontato potrebbe pensare che mi lasci andare a una battuta banale e scontata. “Sì, poteva andare peggio, poteva piovere.” E invece non la farò questa battuta banale e scontata.

Potevamo arrenderci dopo il primo goal subito dal Wolfcoso.

Potevamo decidere che non valeva la pena perdere tempo a provare a segnare goals.

Potevamo lasciarci andare alla noia e tedioso vivere del giocare nella provincia d’Europa.

E invece no.

Almeno, non fino all’80’ minuto, quando s’è iniziato a “respirare aria di plaid e tisana”, cit. Bauscia Cafè.

Fino a quel momento eravamo una squadrache un poco poco ci credeva. Con un tifo che un poco poco ci credeva. Poi lo spettro dei supplementari (“che noia i supplementari, voglio andare a casa e giocare con la play”, cit. Hernanes), uno stato atletico penoso e un portiere scandalosissimo dell’Inter hanno consentito al Wolfcoso di portarsi in vantaggio e chiudere la partita.

C’avessimo avuto un bello scambio di portieri a inizio partita l’avremmo vinta sei a zero.

Guardiamo le cose dal lato positivo. “Always look at the bright side of life”, cit. Eric Idle.

Non vedremo MAI più giocare Carrizo, il prodigioso portierone dell’Inter di coppa Uefa.

Non abbiamo più alibi. Campionato finito e coppa Uefa da dimenticare, possiamo solo iniziare a lavorare per la prossima stagione.

Infine, cosa non trascurabile, non siamo la Roma: l’Inter ha perso, ma noi eravamo là, a tifare fino alla fine. A urlare che muovessero il culo, sì, ma anche che noi c’eravamo. Che l’Inter è una famiglia. I giocatori, anche i più cessi (sì Carrizo, mi riferisco a te) sono parte della nostra gloriosa storia.

E allora fischiamoli pure se sbagliano. Ma poi siamo loro vicini. E con loro urliamo, fino alla fine, #Juvemeeeerdaaaa