Indovina, indovinello. Ha vinto gli ultimi due tornei sulla terra battuta e quest’anno si presenta a Roma imbattuto sul rosso: chi è? No, sbagliato, non è Rafael Nadal. Parliamo di Andy Murray, che alla bell’età di 27 anni, dopo 10 di professionismo, ha vinto nel giro di due settimane il suo primo torneo sulla terra battuta a Monaco di Baviera e ha poi concesso il bis nel Masters 1000 di Madrid, dove in finale ha regolato con incredibile facilità l’idolo di casa Rafael Nadal.

Personalmente ritengo che la sorpresa non sia tanto costituita da questi ultimi risultati ma dal fatto che Andy abbia dovuto attendere così tanto per ottenerli, visto che la terra l’ha sempre frequentata (per un paio d’anni s’è allenato a Barcellona all’accademia Sanchez-Casal) e ha qualità come resistenza, potenza e tocco per poter essere comodamente tra i migliori interpreti del tennis su questa superficie. Cosa gli mancava? Un po’ di convinzione e in questo senso l’ha aiutato vincere a Monaco, e un po’ più di aggressività, e qui l’arrivo di uno come Jonas Bjorkman nel suo team di allenatori può aver dato il suo contribuito.

Da tutto questo a dire che lo scozzese si presenta questa settimana agli internazionali d’Italia a Roma da favorito per il titolo è forse un po’ eccessivo, un po’ perché dalle parti del Tevere torna in azione Novak Djokovic e un po’ perché non si sa esattamente se Andy giocherà al Foro Italico. A Roma, di sicuro, viene (un bel piatto di pasta e un gelato non gli fanno certo ribrezzo), se poi disputerà il torneo, questo è un altro paio di maniche.

Non che senza lo scozzese gli Internazionali d’Italia diventino un torneuccio da serie B, anzi. Come detto c’è Djokovic, c’è pure Roger Federer e anche Nadal, che è forse quello che cerca più conferme al Foro Italico, dove arriva da numero sette la mondo, una posizione che non occupava più da quando era minorenne, senza alcun titolo vinto sulla terra battuta europea e con un unico torneo conquistato nel 2015, a Buenos Aires, superando giocatori di secondo livello. Se ‘toppa’ pure a Roma, rischia di finire fuori dalle prime otto teste di serie per il prossimo Roland Garros, piazzamento che rischierebbe di fargli incontrare Djokovic o Federer o Murray già nei quarti di finale di Parigi. Che poi questo sia uno svantaggio solo per Rafa, specie al Bois du Boulogne, dove trova energie e motivazioni straordinarie, è da dimostrare.

Annotato che pure in campo femminile c’è il tutto esaurito di campionesse, noi appassionati italici speriamo ovviamente in un bel torneo di alcuni dei nostri rappresentanti: a occhio e croce Fabio Fognini, sia in singolare che in doppio con Simone Bolelli, pare il più accreditato per farci sorridere, anche se qualcuno ha voluto tirare in ballo la scaramanzia. Essì, perché proprio Fognini e Bolelli sono stati ricevuti nei giorni scorsi a Palazzo Chigi da Matteo Renzi, che aveva esternato il desiderio di complimentarsi ‘dal vivo’ con loro per il trionfo di gennaio agli Australian Open. Ecco, considerando come sta andando il Belpaese, i problemini di gradimento del Premier e la tipica superstizione italiota, se le cose dovessero andare male per il Fogna e Simo, allora sappiamo già a chi dare la colpa. Dal “piove, Governo ladro”, al ‘”perde, Governo jellato”.

Per finire, un pensiero a Francesca Schiavone, sconfitta al primo turno da Karin Knapp. Una delle più grandi giocatrici italiane di sempre, vincitrice al Roland Garros nel 2010, potrebbe aver vissuto quest’anno la sua ultima avventura al Foro Italico dopo diciotto partecipazioni consecutive. Sì, perché un ‘uccellino’ mi ha detto che Francesca sembra davvero intenzionata a dare l’addio al tennis professionistico a fine 2015 dopo aver maturato gli stessi propositi già nel 2014. Da appassionati del suo tennis brillante e vario, speriamo che questo ‘cinguettio’ non sia vero. In caso contrario, saremo pronti a renderle omaggio per le emozioni che ci ha fatto vivere in questi anni. Grazie, Leonessa.