Domenica 12 maggio, tre allenatori italiani hanno vissuto una giornata opposta. Il primo ha visto la propria squadra compiere un miracolo sportivo. Dopo aver perso 2-1 l’andata della semifinale di spareggio per la promozione, la sua squadra stava subendo il rigore del possibile 2-2 al 5’ minuto di recupero della partita di ritorno. È peggio dell’orlo del burrone: è proprio un volo nel cratere. Invece, il portiere respinge il rigore e sul ribaltamento di fronte la squadra segna il 3-1 che vale la qualificazione alla finale playoff. Stadio esaurito, tifosi talmente felici da invadere il campo: gli steward resistono in molti settori, ma in alcuni devono arrendersi. Bastano pochi minuti per riportare la calma e far disputare gli ultimi secondi di gioco. L’allenatore italiano corre felice per il campo con un sorriso radioso, abbraccia chiunque possa essere agguantato nella frenesia della festa, poi si ricompone e torna in panchina.

Gli altri due tecnici invece hanno seguito a bordo campo uno 0-0 piuttosto noioso mentre dalle gradinate occupate dagli spettatori ospiti piovevano “buu” razzisti nei confronti dei giocatori di colore della squadra di casa. La gara è stata interrotta per due minuti, due giocatori sono stati espulsi e alla fine è rimasto l’amaro in bocca per questa miscela di tensione e inciviltà.

Peccato che il primo allenatore italiano abbia vissuto questa domenica lontano dal nostro Paese, in Inghilterra: è Gianfranco Zola, tecnico del Watford (club controllato dalla famiglia Pozzo, proprietaria dell’Udinese) in lizza per la promozione in Premier League, il campionato più seguito al mondo. Gli altri due sono Massimiliano Allegri e Aurelio Andreazzoli. Loro sì erano in Italia, alle prese con una serata mestissima. Le immagini, girate sul prato e sulle tribune dello stadio del Watford, descrivono il bello del calcio. “Hai visto il gol del Watford?”, era il ritornello tra appassionati dopo aver visto il video su internet con telecronaca in inglese. Perché ormai è in quei filmati inglesi che chi ama il pallone può rifugiarsi alla ricerca di atmosfere coinvolgenti.

A San Siro invece c’era poco da guardare. È anche per non vivere più momenti così malinconici – circostanza unita all’impossibilità di percepire ingaggi faraonici in Serie A (due fattori che, a ben vedere, si influenzano vicendevolmente perché, se non riesci a garantire la qualità dello spettacolo, fuggono anche gli investitori) – che quasi tutti i migliori tecnici italiani allenano all’estero: Mancini, Ancelotti, Spalletti, Capello, Ranieri, carichi di milioni ma anche immersi in contesti meno avvilenti. E poi c’è Gianfranco Zola, ancora agli inizi della carriera. Da 17 anni, a eccezione di due stagioni per chiudere da calciatore nella sua Sardegna con il Cagliari e di tre anni da tecnico delle Nazionali giovanili (vice di Casiraghi in Under 21, Ct dell’Under 16), ha sempre lavorato in Inghilterra: prima con il Chelsea da calciatore, poi in panchina con il West Ham, e ora il Watford. Ci sarà un motivo se, da quasi due decenni, un gentleman come lui ha avuto solo saltuariamente rapporti con il nostro calcio. E dire che avremmo tantissimo bisogno dell’entusiasmo contagioso sprigionato dalla sua corsa felice sul prato di Watford.